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lunedì 21 agosto 2017

DUNKIRK (2017) DI CHRISTOPHER NOLAN



Fa un po' impressione poter scrivere (o leggere) solo oggi di un film che ormai tutti gli appassionati cinefili del mondo hanno la possibilità di visionare comodamente in tutti i cinema da quasi un mese e di cui da molto più tempo si possono leggere recensioni e commenti di siti, blog, giornali, social network. Fatto sta che a noi poveri italiani è stato imposto un silenzio stampa eccessivo, per non dire assurdo, per il quale era consentito solo qualche breve commento sui social network, ma i blog, relativamente a Dunkirk, dovevano assolutamente rimanere intonsi fino ad oggi. 


Avevamo salutato, entusiasti, Christopher Nolan nel 2014 dopo lo straordinario successo dell'immenso Interstellar  e lo ritroviamo oggi, dopo quasi tre anni, con Dunkirk che, indicativamente, è un War Movie, ma va oltre questa semplice etichetta. È ormai arcinoto che questo film è stato girato tutto in Imax alternato al 65mm, ma più che sull'impeccabile tecnica registica grazie alla quale Christopher Nolan è ormai considerato uno dei cineasti più capaci e innovativi del cinema contemporaneo, qui tentiamo di analizzare Dunkirk dal punto di vista narrativo, emotivo ed emozionale. Come sottolineato, questa pellicola prende spunto da avvenimenti storici accaduti all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, più specificatamente in occasione della ritirata via mare (la famosa Operazione Dynamo) delle truppe inglesi e francesi (circa 400.000 uomini) dalla città della Francia Settentrionale di Dunkerque, sul confine col Belgio, e del loro recupera ad opera sia delle navi della Marina che di imbarcazioni non da guerra di proprietà di coraggiosi volontari inglesi, dopo l'omonima battaglia contro le ben più numerose truppe tedesche (circa 800.000 uomini).  


Muovendo da ciò, Nolan ci mostra la vicenda da tre prospettive differenti: terra, mare e aria, elementi che vanno a scomporre e poi a ricomporre in un incastro perfetto gli avvenimenti narrati durante i quali, prima di tutto, è l'anima dei protagonisti ciò a cui viene dato maggiormente risalto e le loro azioni, seppur coordinate e subordinate ad ordini impartiti dall'alto, non sono altro che il frutto del loro spirito di sopravvivenza, essendo coinvolti in una più che drammatica battaglia tra la vita e la morte. È l'umanità l'elemento cardine di Dunkirk, più che la guerra. Quell'umanità capace di tutto pur di raggiungere l'obiettivo finale, ovvero la sopravvivenza, a qualsiasi costo. Sono uomini che devono e vogliono salvare la pelle, anche a costo di risultare codardi, cosa che invece nessuno imputerà loro alla fine di questa drammatica pagina di storia. Perché la sopravvivenza in un così drammatico contesto fu considerata al pari di una vittoria. 


In tutto questo le interpretazioni "dell'aviatore" Tom Hardy (che a Nolan piace far apparire sempre con mezzo volto coperto, come era già successo in occasione di The Dark Knight Rises), del "volontario" Mark Rylance e "dell'ammiraglio" Kenneth Branagh, oltre a quelle di Cillian Murphy e Harry Styles (sì,  proprio lui, il componente degli One Direction) non fanno altro che esaltare questa visione introspettiva da parte di Nolan, che viene rimarcata in tutto e per tutto dalla cupa fotografia curata da Hoyte Van Hoytema nonché dall'eccezionale colonna sonora (brividi su tutta la schiena per tutta la durata del film) dell'ormai immancabile Hans Zimmer


Dunkirk è un'opera perfetta in ogni suo aspetto e in ogni suo elemento (sia narrativo che tecnico) che, nei suoi 106 minuti, non dà un attimo di respiro  allo spettatore grazie alla tensione emotiva cui lo sottopone, sia che la si chiami suspense, sia che la si chiami commozione. Chi andrà a vedere il film rimarrà estasiato da tanta potenza visiva ma anche narrativa e si può essere certi che chi l'avrà apprezzato durante la prima visione vorrà rivederlo almeno un'altra volta al cinema, luogo al di fuori del quale questo film perderà sicuramente qualcosa. 


Si consiglia vivamente quindi la visione di Dunkirk in sale attrezzate per la proiezione in Imax (che in Italia è possibile solo in versione digitale, in sole quattro sale)  o in 70mm presso la Sala Energia - Cinema Arcadia di Melzo (MI), dove abbiamo visto il film in anteprima, e che dispongano di un impianto audio all'altezza della pellicola che, ad oggi, possiamo benissimo considerare come il miglior film dell'anno e, probabilmente, una delle migliori tre opere firmate Christopher Nolan, se non la sua migliore in assoluto. 
L'uscita di Dunkirk nelle sale italiane è prevista per il 31 agosto 2017. 
Voto: si può dare un voto numerico alla perfezione? 
Luca Cardarelli


martedì 4 luglio 2017

ANTEPRIMA SPIDER-MAN: HOMECOMING (2017) DI JON WATTS [NO SPOILER]



Se c'è un supereroe che unisce da sempre il pubblico di tutte le età, questo è sicuramente l'Uomo Ragno che, in quanto ad iconicità, probabilmente, è secondo solo ai "rivali" di casa Warner DC Batman e Superman. In 'occasione dell'ennesimo reboot del Franchise tratto dai fumetti firmati da Stan Lee e Steve Ditko, dopo i tre Spider-Man della coppia Sam Raimi/Tobey Maguire e i due Amazing del duo Marc Webb e Andrew Garfield, la Sony, per la prima volta in collaborazione con i Disney Marvel Studios, ha affidato il progetto al regista semi esordiente Jon Watts, il quale dirige l'imberbe Tom Holland nei panni dell'ultra adolescente Peter Parker/Spider-man, già visto in azione per pochi minuti in Captain America: Civil War. 


Spider-Man: Homecoming descrive come il giovanissimo Peter Parker (Tom Holland) inizi a familiarizzare con i propri poteri sotto l'ala protettiva di Tony Stark (Robert Downey Junior) che lo ha introdotto nell'ambiente degli Avengers, si propone come suo padre putativo e gli fornisce tutta la tecnologia necessaria per poter entrare a far parte a pieno titolo della Squadra dei Vendicatori. Il ragazzo proverà dapprima a servire e proteggere la gente del suo quartiere (Queens), ma ben presto si troverà a fare i conti con il malvagio Avvoltoio (Michael Keaton), deciso a sfidare gli Avengers e i poteri forti sfruttando le tecnologie ricavate dalle armi semidistrutte dopo la Battaglia di New York che vide protagonisti gli stessi Avengers e i Chitauri al servizio dell'inviperito Loki. 


La pellicola si apre, molto simpaticamente, con le immagini catturate dallo smartphone di Peter Parker durante l'epico scontro tra Avengers al centro delle vicende narrate in Civil War, e subito si capisce che quello che stiamo per vedere sarà un film che punterà (quasi) tutto sulla spensieratezza e l'irrequietezza tipica di un quattordicenne medio, entusiasta per l'occasione affidatagli da Tony Stark di diventare un nuovo Avenger, ma con in testa sempre il solito adagio secondo cui "da grandi poteri derivano grandi responsabilità". 


Tanta curiosità aveva destato, inoltre, la scelta del Villain, caduta su un grandissimo ex Batman come Michael Keaton nei panni di Adrian Toomes/Avvoltoio che, ironia della sorte, ricorda tantissimo quel Birdman che lo aveva rilanciato nel grande cinema tre anni or sono. Ebbene, finalmente abbiamo un Villain che rispetta in tutto e per tutto i canoni del "cattivo" cinematografico: motivazioni valide, interpretazione mai sopra le righe, o comunque non a tal punto da diventare ridicolo (qualcuno ha detto "Mandarino"?) e personaggio che mette veramente in difficoltà il supereroe, sia fisicamente che psicologicamente. 


Molto simpatiche si rivelano le gag (ben dosate e ampiamente giustificabili, avendo a che fare con dei protagonisti giovanissimi) tra Peter e il suo miglior amico Ned (Jacob Batalon), il suo rivale in amore Flash Thompson (Tony Revolori) e la ragazzina per la quale ha una cotta mostruosa, Liz (Laura Harrier). Passando in rassegna tutti i personaggi si può ben notare come la produzione abbia avuto a cuore la multietnicità cast come impone, d'altra parte, l'attualità dei tempi, soprattutto tenendo conto che le vicende sono ambientate nella città forse più multietnica al mondo, ovvero New York. 
Infine una nota di merito va assegnata anche anche alla colonna sonora che vede un bel mix tra temi composti da Michael Giacchino e brani rock firmati da gruppi storici quali i Rolling Stones e Ramones, rendendo ancora più accattivante il prodotto finale. 


Nel film, inoltre, sono presenti personaggi di contorno conosciuti per la loro partecipazione a serie TV come Better Call Saul, Silicon Valley e a film come The Wolf of Wall Street e The Grand Budapest Hotel. Sarà divertente per i più accaniti TV series addicted riconoscerli. Immancabile, infine, il cameo di Stan Lee. Forse ci si aspettava un maggior numero di scene con la zia May (Marisa Tomei), ma trattasi solo di un piccolissimo e irrilevante neo.  
Abbiamo dunque a che fare con un Teen movie che presenta delle ampie e gustosissime parentesi degne di un classico Action Movie supereroistico (scene confezionate al limite della perfezione), innovativo il giusto ma sempre con lo sguardo rivolto ai precedenti episodi (soprattutto quelli diretti da Raimi). Se andrete a vedere Spider-Man: Homecoming al cinema, non alzatevi dalla poltrona se non dopo lo spegnimento del proiettore, in quanto sono presenti due scene post credit, una dopo i titoli animati, l'altra dopo quelli a sfondo nero. Buon divertimento!
Il film sarà nelle sale italiane da giovedì 6 luglio.
Voto: 8,5.
Luca Cardarelli


mercoledì 21 giugno 2017

TRANSFORMERS - L'ULTIMO CAVALIERE (2017) DI MICHAEL BAY [NO SPOILER]


Ieri, 20 giugno 2017, ho assistito in anteprima alla proiezione per la stampa del nuovo capitolo della saga TRANSFORMERS, in versione originale sottotitolata e in IMAX 3D (il film è stato girato direttamente in IMAX 3D e poi adattato per le proiezioni 2D). Iniziamo subito col sottolineare che per vedere quest'ultimo capitolo non è per forza necessario aver visto i precedenti, tanto il risultato sarà sempre lo stesso. 


Sarò molto breve nel descrivere la trama, semplicemente perché questa non esiste o, volendo essere ottimisti, il film ha subito talmente tanti tagli e modifiche, che alla fine di trame ve ne sono almeno quattro o cinque mescolate insieme come in un beverone vitaminico. Provando ad intuire le intenzioni del Regista, in due parole, il mondo è in pericolo  e Cade Yaeger (Mark Whalberg) insieme a Bumblebee, il Lord inglese Edmound Burton (Anthony Hopkins), e l'avvenente Vivian Wembley (Laura Haddock), un'insegnante di storia ad Oxford, devono unirsi ad Autobot, Decepticons e al corpo militare TRF (originariamente creato per distruggere i Transformers, buoni o cattivi che fossero). Inoltre si scopre che l'arrivo dei Robot sulla terra risale nientemeno che ai tempi di Re Artù. Questo è quello che ho capito io, ma potrebbe anche essere che la trama sia un'altra (nel caso, andrei a chiedere direttamente a Michael Bay)... 


A questa trama, piuttosto basica, si contrappone uno sviluppo intricatissimo e pieno di sottotrame, personaggi che compaiono e scompaiono misteriosamente dalla scena (ad esempio i ragazzini che incontriamo all'inizio delle DUE ORE E MEZZA di film, ad un certo punto spariscono senza che nessuno spieghi perché e dove siano finiti) e tante, troppe, esplosioni. 
Michael Bay è famoso per il suo amore per gli esplosivi, ma qui ha oltrepassato ogni limite terreno: i primi boati si odono ancor prima che il film inizi, ovvero durante il passaggio del logo Paramount. Non siamo stati a contarle, ma il numero totale di deflagrazioni presenti nella pellicola si aggirerà ad occhio e croce sul centinaio, forse anche centocinquanta, vale a dire una esplosione al minuto, facendo un rapido calcolo. 


Il film è tutto qui, non ci sono altre cose da commentare, o meglio, ci sarebbero, ma sarebbero solo insulti e parolacce. Molti potrebbero controbattere citando gli eccezionali effetti visivi. Ma un film non è solo effetti visivi e speciali. Intorno ci deve essere anche la sostanza, il film per l'appunto. Ma non è questo il caso. 


Quindi, ricapitolando, Transformers 5 è un film la cui trama è incomprensibile, di cui si ricordano solo cose che saltano in aria, alcune inquadrature maliziose sulle tette e le chiappe della Haddock, e una scena dopo la quale tutti in sala hanno esclamato "MARTHA!!!". Per il resto è solo confusione, noia e rumore assordante. Ridateci PACIFIC RIM!!! 
Il film uscirà nelle sale il 22 giugno 2017.
Voto: 2/10. 
Luca Cardarelli


mercoledì 31 maggio 2017

BAYWATCH (2017) DI SETH GORDON




Quanto state per leggere potrebbe urtare la vostra sensibilità. Io vi ho avvertiti. 
Premessa doverosa: non che ci si aspettasse un capolavoro neorealista, visto che il film in questione è una trasposizione cinematografica di una serie TV alquanto Trash che ha dominato i palinsesti pomeridiani di tutte le TV nel mondo, ma a tutto c'è un limite. Quello che ci si aspettava da Baywatch era un film che viaggiasse sulla stessa falsariga di pellicole demenzial-trash come Starsky and Hutch di Todd Phillips (tanto per rimanere in tema Serie TV) o Come ammazzare il capo e vivere felici, dello stesso Seth Gordon, regista anche della pellicola in questione. La lista dei film dai quali gli scrittori della sceneggiatura e il regista di Baywatch potevano (dovevano?) trarre spunto potrebbe essere anche più lunga, ma vi risparmio la fatica. 


La serie TV penso che la conosciate tutti: Bagnini atletici, Bagnine sexy e Mitch Buchanan salvano bagnanti da morte certa sulle spiagge di Malibu, con sottofondi musicali anni '90 e storie di contorno a metà tra il moralistico e il puro trash. Da qui parte anche Seth Gordon, avvalendosi di attori del calibro di Dwayne "The Rock" Johnson (Mitch), Zack Efron (Matt Brody) e Alexandra Daddario (Summer) e altri sconosciuti attori e attrici, di discutibilissimo talento (non che i primi tre siano i novelli Marlon Brando, Robert De Niro e Meryl Streep, eh). 


Poi la trama prende una piega da film d'azione/crime/poliziesco e quasi ci dimentichiamo che i protagonisti siano, in fin dei conti, dei semplici Bagnini, palestrati e sexy quanto volete, ma pur sempre degli stramaledetti bagnini che, invece di sorvegliare le spiagge, se ne vanno in giro notte e giorno, mostrando tette, culi e bicipiti, a scovare criminali manco fossero dei membri di CSI. 
Ma non è nemmeno questa la pecca peggiore del film. Di per sé ci starebbe anche una trama stravagante. Quello che rende Baywatch una porcheria invereconda è il copione, pieno zeppo di volgarità gratuite e gag falliche imbarazzanti (talmente tanto da rimpiangere le scene dei cinepanettoni con rutti e scoregge a far da colonna sonora) ma anche la regia e il montaggio sono da censura. Ripeto, non che ci aspettassimo un capolavoro della Nouvelle Vague, ma almeno la sequenza logica dei movimenti degli attori in scena, quella sì, che ce l'aspettavamo. 


Per non parlare degli effetti speciali degni del peggior film Asylum. Ovviamente non si può negare che qualche risata, qua e là, Baywatch la strappi, ma è davvero troppo poco per un film che sarebbe potuto risultare apprezzabile, seppur trash e volgare, solo gestendone in maniera non dico perfetta, ma quantomeno più ordinata i suoi elementi fondamentali, ovvero sceneggiatura, regia e montaggio. 
Camei di David Hasselhoff e Pamela Anderson totalmente dimenticabili, oltre che brevissimi. 
Bocciato su tutta la linea, aridatece Lino Banfi che spia la Fenech sotto la doccia!!!   
Il film uscirà nelle sale dal giorno 1 giugno.
Voto: 1+ (il più solo per i titoli di testa).
Luca Cardarelli


WONDER WOMAN (2017) DI PATTY JENKINS [NO SPOILER]



Finalmente posso scrivervi di Wonder Woman, quarto film del DC Extended Universe, nato, come tutti ben sappiamo, con Man of Steel di Zack Snyder nel 2013, per contrastare il dominio fino ad allora indiscusso ed indiscutibile del Marvel Cinematic Universe, più grande di un quinquiennio (2008, Iron Man). Come sempre, sin dal film capostipite di questo Universo condiviso, ciò che accompagna l'uscita di un film di casa Warner sono sempre pregiudizi, perplessità, paure (ma molto più spesso convinzione) che sarà un flop sia dal punto di vista tecnico che meramente economico. Ma, anche dopo la visione del film, il pubblico sarà diviso tra detrattori coi paraocchi, fan accaniti che mai e poi mai ne ammetterebbero obiettivamente anche solo un difetto, critica scientifica che ne analizza ogni singola sfumatura (manco fossimo di fronte a Godard o Vittorio De Sica) e blogger (oh, maledetti blogger!!!), come chi scrive, che tentano di mediare tra giudizio di testa e di pancia. 


Ebbene: Wonder Woman. Patty Jenkins, prima donna nella storia a dirigere un Cinecomic, già regista di Monster (Oscar e Golden Globe a Charlize Theron come miglior attrice protagonista nel 2004), ci porta a Themyscira (per l'occasione le riprese hanno avuto come sfondo gli splendidi paesaggi di Palinuro, Marina di Camerota e Matera), l'Isola delle Amazzoni, dove nacque e crebbe la Principessa Diana, figlia di Hippolyta e Zeus. Ma un giorno Steve Trevor (Chris Pine), un soldato spia inglese, precipita sull'isola, fino ad allora resa invisibile al Mondo dell'Uomo e al malvagio Ares dio della Guerra, e rende edotta Diana, nel frattempo cresciuta ed interpretata da Gal Gadot, sugli orrori della Guerra che sta devastando il Mondo, la Prima Guerra Mondiale. Diana, cresciuta a pane e Spada, decide di seguire Trevor per provare a porre fine alla Guerra, in nome degli ideali di Pace ad ella impartiti dalla Madre Hippolyta (Connie Nielsen) durante la sua infanzia.
Con la trama non ci si spinge oltre, per evitare gli odiosi spoiler.


Quando si tratta di Cinecomics, come preannunciato, bisogna porsi con uno spirito critico diverso rispetto a quando ci si trova davanti a film di spessore (sia tecnico che narrativo). Ebbene, dopo la visione di Wonder Woman, possiamo sicuramente affermare che il suo dovere lo fa fino in fondo. La pellicola infatti intrattiene, non annoia quasi mai (dopo arriviamo al "quasi") e presenta una bella caratterizzazione della Protagonista, dei Villain e anche dei personaggi secondari. La colonna sonora, il cui tema principale era già stato ampiamente annunciato durante Batman V Superman - Dawn of Justice, risulta accattivante e, per questo, soddisfacente, e la fotografia alterna filtri tipici del cinema di guerra alla "Salvate il Soldato Ryan", ad altri usati nel Fantasy, connotati dall'estrema luminosità ed iridescenza. La storia ha sì uno sviluppo basico, ma non per questo risulta deludente, anzi, questo fattore favorisce la comprensione del film che va da un punto A a un punto B senza inutili gincane narrative. Infine sono da apprezzare le interpretazioni di Gal Gadot e Chris Pine, che formano una coppia ben assortita e forniscono la giusta dote di fascino e carisma ai loro personaggi. 


Sicuramente Wonder Woman presenta non pochi punti deboli, ed ecco che arriviamo anche al  famoso "quasi": Il film inizia con 15 minuti di spiegone introduttivo (quello sì, alquanto noioso), talmente lungo da poter essere utilizzato come sceneggiatura per un ipotetico, ulteriore, Origin Movie sulle figure di Ippolita, Zeus e Diana. Ma forse il più evidente dei punti deboli del film è la CGI che, a tratti, risulta grossolana facendo perdere allo stesso quell'aura epica sbandierata nei trailer promozionali. Poi, e qui non sappiamo se è solo un problema da ascrivere alla loro traduzione o direttamente alla loro scrittura, i dialoghi spesso scadono nel banale e, anche se solo minimamente, nella comicità involontaria (non esente da pecche anche il doppiaggio, apparso poco curato). 


Forse si tratta di un eccesso di competitività con i rivali di Marvel-Disney. Ma quelli della DC-Warner farebbero bene ad andare per la loro strada, proponendo la LORO idea di Cinecomic, invece di fare un'inutile guerra ai rivali in nome di non si bene quale ideale cinematografico. Per concludere con i fattori negativi, l'uso scriteriato ed eccessivo delle Slow Motion, ingrediente, questo, che fa pensare che Patty Jenkins abbia subìto l'ingerenza di Zack Snyder nel girare le scene d'azione le quali, comunque, risultano ugualmente piacevoli e ben realizzate. 
Nota di colore: pur non essendoci una scena post-credit, sono stati fatti enormi passi avanti per quanto riguarda la presentazione del Brand DCEU ad inizio film, i titoli di coda animati e persino alcune gag sono apparse sensate e simpatiche (e non messe a caso, così, solo per rendere meno cupo il prodotto finale) durante lo svolgimento del film (e qui, forse, la DC Warner si è un po' Marvelizzata). 


Tirando le somme, Wonder Woman è un cinecomic apprezzabile negli intenti e in gran parte della sua realizzazione, introduce un personaggio relativamente nuovo e lo fa quasi nel migliore dei modi, nell'ottica del Progetto della Justice League che, se tutto va come deve andare, sarà il film che farà fare il tanto desiderato (dai fan DC e dagli appassionati di Cinecomic in generale) salto di qualità. La strada è quella giusta.  
Il film sarà nelle sale italiane dal giorno 1 giugno. 
Voto: 7,5.
Luca Cardarelli



martedì 16 maggio 2017

I PEGGIORI (2017) DI VINCENZO ALFIERI



Cavalcando l'onda del ritrovato cinema di genere nostrano, I Peggiori, scritto, diretto ed interpretato da Vincenzo Alfieri (al suo esordio cinematografico dietro la macchina da presa), si accoda ai recenti "Lo chiamavano Jeeg Robot", "Song 'e Napule" e "Smetto quando voglio" traendone nello stesso tempo ispirazione e mescolandone gli elementi che li hanno resi innovativi con altri appartenenti ai classici film comici "di coppia" all'italiana. 


I Fratelli Massimo (Lino Guanciale) e Fabrizio (Vincenzo Alfieri) Miele, romani trapiantati a Napoli, convivono con la sorella tredicenne Chiara (Sara Tancredi). Afflitti dalla mancanza di denaro e con il Giudice deciso per questo a togliere loro l'affidamento della sorellina, decidono di intraprendere la via del crimine, andando a derubare Durim, il losco capo albanese di Massimo. Introducendosi nel suo ufficio, convinti di trovare molti soldi, trovano invece un sacco di passaporti, quelli appartenenti ai  colleghi extra comunitari di Massimo e tenuti in ostaggio. Quando la polizia scopre il misfatto, trova sul luogo del delitto quella che sembra la firma di una banda anonima di giustizieri mascherati. Il Web si scatena, li soprannomina "I Demolitori" e i due fratelli iniziano la loro carriera di giustizieri a pagamento. 


Nonostante parta da un'ottima idea iniziale, non sono pochi i difetti che I Peggiori presenta, sia a livello di scrittura che di realizzazione. Innanzitutto la coppia Guanciale - Alfieri non convince. La loro comicità sembra essere il frutto di un tentativo di scimmiottamento delle coppie storiche del cinema italiano, da Totò e Peppino in poi. Il risultato che si ottiene, però, è una comicità alla Boldi - De Sica. Certo, ci sono alcuni siparietti che strappano delle risate, ma sono solo lampi isolati e facilmente dimenticabili. 


Le battute in dialetto napoletano della sorellina spesso risultano incomprensibili (ai non napoletani) e per questo appesantiscono ulteriormente la sensazione di occasione sprecata che si ha guardando questo film. La critica sociale diventa solo un pretesto per l'inserimento di scene pensate per bilanciare la comicità con la tensione da noir e il finale lascerebbe presagire un secondo capitolo che, a questo punto, è improbabile che venga realizzato. 


Sebbene siano presenti questi pesanti difetti, potrebbe risultare un film piacevole da guardare per il pubblico della domenica pomeriggio, ma è molto probabile che chi ha realizzato il film avesse un target ben diverso.
Il lato positivo è che comunque in Italia si stia continuando a proporre un genere di cinema "nuovo", quanto meno nelle intenzioni, che si frapponga tra il cinema d'autore e gli odiosi cinepanettoni. La strada è quella giusta. Avanti così.
I Peggiori uscirà nelle sale italiane il 18 maggio.
Voto: 6,5.
Luca Cardarelli


ORECCHIE (2016, B/N) DI ALESSANDRO ARONADIO



Non sempre si ha la possibilità di visionare film indipendenti scritti e diretti da giovani registi italiani, perciò, appena se ne ha la possibilità, si ha il dovere di andare a vederli. 
Orecchie è un film del 2016 diretto da Alessandro Aronadio che figura anche come sceneggiatore in coppia con Valerio Cilio. Il protagonista è "Lui"/Daniele Parisi (al suo esordio nel cinema) che una mattina si sveglia con un fischio alle orecchie e una terribile notizia scritta su di un post-it attaccato al frigorifero: "Il tuo amico Luigi è morto", recita il biglietto scritto dalla sua ragazza Alice/Silvia D'Amico, che lo ha anche lasciato a piedi, avendo preso la macchina per dirigersi al lavoro. Il problema è che Lui non sa chi sia questo Luigi, o meglio, non ricorda di avere amici con quel nome. E allora esce. Prima cosa, vuole riuscire a stabilire da cosa derivi il suo fischio alle orecchie. Seconda, capire chi sia Luigi e andare al suo funerale fissato per la sera stessa. 


Sarà un viaggio itinerante per Roma durante il quale Lui si troverà di fronte a situazioni paradossali, talvolta comiche, altre volte grottesche, nonché a persone a dir poco stravaganti (tra le quali un otorino laringoiatra, la sua mamma, un prete e un rapper italo-coreano idolo dei teen ager). Seppur le situazioni vissute siano al limite della realtà, Lui ne trarrà insegnamenti molto utili per la sua vita personale e la sua relazione con Alice. 


Prima cosa da apprezzare di Orecchie è sicuramente la scelta del bianco e nero. Le scene rimangono più impresse nella mente quando non sono a colori. Almeno, per chi scrive. Molti registi utilizzano questa tecnica per descrivere situazioni irreali, sogni, ricordi o semplicemente per sottolineare l'unicità dell'evento descritto. E qui siamo di fronte ad un susseguirsi di situazioni che rispondono a dette caratteristiche. Poi la regia, seppur molto spartana, è molto aderente al tipo di storia raccontata. Inquadrature fisse, spesso in formato 1:1, primissimi piani, amore per i dettagli, lunghi silenzi durante i quali a parlare sono le immagini


Infine il protagonista estremamente coinvolgente con la sua buffa mimica facciale e le sue reazioni spesso frenate a stento da un grande self control. Gradevoli, inoltre, i cameo di attori noti come Massimo Wertmüller, Milena Vucotić, Piera Degli Esposti e Rocco Papaleo.
Fa un po' dispiacere che film come questo non vengano valorizzati dal sistema di distribuzione cinematografica italiana, molto più orientato sui guadagni che sulla effettiva qualità dei prodotti. Orecchie è un film piacevole che, a dispetto del basso budget e al cast relativamente sconosciuto, si rivela un ottimo prodotto che fa ben sperare per il futuro del cinema italiano. 
Orecchie uscirà nelle sale italiane il 18 maggio.
Voto: 8/10.
Luca Cardarelli



mercoledì 10 maggio 2017

KING ARTHUR - IL POTERE DELLA SPADA (2017) DI GUY RITCHIE (NO SPOILER)


Il buon Guy Ritchie ritorna dietro la macchina da presa dopo l'ultima sua fatica (Operazione U.N.C.L.E., 2015) che aveva disorientato un po' tutti, essendo molto distante (ancor di più rispetto ai due film dedicati a Sherlock Holmes) da Lock & Stock - Pazzi scatenati (1998) e Snatch - Lo strappo (2000), film che, per molti, anzi quasi per tutti, rimangono i suoi capolavori. Questa volta il cineasta britannico si cimenta nella direzione di un film in cui storia, mitologia e azione si mescolano vorticosamente tra loro: King Arthur - Il potere della spada, che narra la leggenda di Re Artù (Charlie Hunnam) e di come questi si impossessò del Regno soffiatogli a sua insaputa, dopo la morte del Padre Uther (Eric Bana), dallo zio Vortigern (Jude Law)


C'era il timore che Guy Ritchie avesse perso lo smalto e la brillantezza che lo avevano reso popolare, soprattutto dopo la visione dei primi trailer promozionali del film. Si aveva come l'impressione che la  Warner Bros (che ultimamente ne sta combinando una più di Bertoldo) avesse imposto al regista una limatura dei suoi tratti distintivi a favore della fruibilità del prodotto. Si temeva, in poche parole, di vedere un film anonimo e, francamente, anche un po' noioso. Ma, fortunatamente, erano solo impressioni, in quanto in King Arthur c'è tutto quello che i fan di Guy Ritchie pretendono dai suoi film: ritmo, humor e moltissima azione (si sfiora, a tratti, la "fracassonata"). Due ore piene che scorrono veloci come non mai, due ore durante le quali non c'è assolutamente spazio per la noia. Anche dal punto di vista tecnico il film non si discute. 


Forse si è un po' esagerato con le Slow-motion (neanche Zack Snyder ne ha mai fatto un uso cosi smodato) ma, sostanzialmente, facciamo fatica a scorgere in questa pellicola difetti tali da inficiare sulla qualità del prodotto. Ha fatto molto piacere vedere applicati ad un film del genere espedienti tecnici (montaggio alternato, dialoghi al fulmicotone, cura maniacale per i dettagli) tipici del pulp di stampo Ritchiano che richiamano, come già sopra ricordato, i fasti di fine anni '90-inizio 2000


Nota di colore, un inaspettato quanto gradito e strappasorrisi cameo di una grandissima celebrità, nella parte del soldato che spiega ad Artù come impugnare la Spada quando questi si accinge ad estrarla dalla proverbiale Roccia. Dopo il grande Vinnie Jones, infatti, Ritchie porta davanti alla Macchina da presa nientepopodimeno che lo Spice Boy David Beckham. Da applausi.


Ritchie ha, ancora una volta, dimostrato tutto il suo talento e la sua creatività raccontandoci in maniera originalissima una delle storie sulle quali si pensava non ci fosse più nulla da dire, per il numero enorme di film (live action e d'animazione) e serie tv ad essa ispirati. 
King Arthur - Il potere della spada sarà visibile al cinema dal giorno 10 maggio
Da non perdere assolutamente.
Voto: 8/10
Luca Cardarelli


lunedì 24 aprile 2017

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL. 2 (2017) DI JAMES GUNN (ANTEPRIMA NO SPOILER)


A distanza di tre anni dall'uscita di Guardiani della Galassia, film che rivoluzionò totalmente i canoni della produzione dei cosiddetti Cinecomics, James Gunn torna dietro la macchina da presa per dirigere la più stravagante squadra di eroi Marvel mai vista in Guardiani della Galassia Vol. 2
È un ritorno in grande stile, coloratissimo e pieno di action, quello dei Guardiani, capitanati da Peter Quill A.K.A. Star-Lord (Chris Pratt).


Insieme a Star-Lord ritroviamo anche il tenero e terribile Baby Groot, Gamora (Zoe Saldana), Drax (Dave Bautista) e Rocket Raccoon (la cui voce, nella versione originale, è sempre quella di Bradley Cooper mentre è quella di Christian Iansante nella versione italiana).


In questo secondo capitolo ci viene presentato Ego, il padre naturale di Star-Lord, interpretato da un sempre più barbuto Kurt Russell (già sapevamo chi avrebbe interpretato dopo aver visto i vari trailer del film)  e viene approfondito anche il rapporto tra Peter e il suo padre adottivo, il Ravager Youndu Udonta (Michael Rooker).


Meglio non andare oltre con la trama, in quanto il pericolo Spoiler è elevatissimo e sappiamo che, soprattutto per quanto riguarda i Cinecomics, il pubblico è oltremodo esigente in questo senso. Tacciamo anche su camei e nuovi personaggi per non rovinarvi la sorpresa di quando ve li ritroverete di fronte.


Dotato come e più del precedente capitolo di una incredibile carica pop e di matrice smaccatamente Anni '80, Guardiani della Galassia Vol. 2 è un film fatto su misura per chi si è stancato di atmosfere torve e cupe e di trame al limite della comprensibilità (ci riferiamo, se non l'aveste capito, agli ultimi film realizzati sia dai Marvel Studios che Warner DC), che cerca solo il divertimento e l'azione, senza pensieri.
Certo, trovano anche spazio, talvolta, riflessioni un po' più profonde e siparietti lacrimogeni, ma tutto è dosato alla perfezione. Le gag sono numerosissime e spassosissime, e qui hanno più che mai senso di esistere, trattandosi di un franchise anticonvenzionale e dichiaratamente caciarone. La noia è stata totalmente messa fuori gioco e le due ore e sedici minuti di durata non si sentono assolutamente, grazie al ritmo frenetico ed incalzante del susseguirsi delle scene.


Guardiani della Galassia Vol. 2 è un film esagerato in tutto: personaggi sopra le righe, azione a più non posso, risate, esplosioni, effetto nostalgia dato dalla colonna sonora, dalle grafiche utilizzate e dalle citazioni di film e serie TV famosissimi e un numero mai così alto di scene post credit, ben cinque, anche se solo una di queste ha lo scopo di anticipare eventi che verranno raccontati nei prossimi film. Le altre quattro sono un'ulteriore dose di spensieratezza e umorismo donataci da James Gunn. Quindi, come sempre ci raccomandiamo in occasione delle uscite dei film di casa Marvel, alzatevi dalla poltrona solo dopo lo spegnimento del proiettore!
Il film uscirà in tutte le sale il 25 aprile. 
Voto: 9.
Luca Cardarelli


Questa recensione è pubblicata anche sul sito www.cinematik.it

domenica 5 marzo 2017

HOME VIDEO KOCH MEDIA - MIDNIGHT FACTORY (FEBBRAIO 2017)

Per la release di Koch Media in collaborazione con Midnight Factory vi segnalo due titoli che ho appena visionato e che ho appezzato particolarmente: Road of the dead - Wyrmwood e The Last Showing.


Il primo film è uno zombie movie on the road australiano diretto da Kiah Roache - Turner al suo esordio dietro la Macchina da presa. È stato definito il film che unisce Zombi a Mad Max e, in un certo senso, è vero. Si ha una visione totalmente nuova dei non morti che si trasformano da nemico a risorsa indispensabile per la salvezza dei protagonisti, ma il film riserva numerose altre apprezzabili intuizioni che non vi rivelo per non rovinarvi la sorpresa.  Il film ha un ottimo ritmo per tutta la sua durata, vi sono numerose citazioni che riportano la mente al già citato Mad Max, ma anche numerosi dettagli che richiamano il cinema di Quentin Tarantino oltre a quello di Romero. Sebbene abbia usufruito di un budget irrisorio (circa 160.000 $), il film non ha niente da invidiare alle megaproduzioni Hollywoodiane rivelandosi un gioiellino nel suo genere di appartenenza. 


Il secondo titolo invece è un Thriller-Horror indipendente di provenienza britannica scritto e diretto da Phil Hawkins, al suo secondo lungometraggio dopo numerosi lavori nel campo della pubblicità.
Il protagonista, Stuart, un proiezionista di una multisala retrocesso alla vendita di pop corn, è intepretato da Robert Englund, per chi non lo conoscesse, il famigerato Freddy Krueger della saga horror Nightmare. L'azione si svolge interamente in un cinema, ad Halloween. Stuart, che non ha digerito la svolta digitale del cinema, vuole vendicarsi e decide di girare un film assolutamente vero usando come protagonisti un'ignara coppietta di ventenni, recatasi al cinema per la proiezione di mezzanotte. Seguirà una caccia all'uomo nella quale non si saprà più chi è il buono e chi il cattivo, anche grazie alle abilità da "montatore" di Stuart. Per una serata divano plaid e pop corn è il film ideale. 
Entrambi i film sono disponibili in limited edition sia in versione Bluray che Dvd
Per tutti i titoli disponibili targati Koch Media e Midnight Factory vi rimando al sito ufficiale Koch Media Italia

Luca Cardarelli

OMICIDIO ALL'ITALIANA (2016) DI MACCIO CAPATONDA (NO SPOILER)


Riprendo a scrivere dopo la scioccante maratona sostenuta per assistere alla Cerimonia di premiazione degli Academy Awards, gli Oscar, che non ho ancora del tutto digerito, sia per quanto riguarda le scelte dell'Academy, sia per la figuraccia sul finale dello show da tramandare ai posteri (mi ricordo che, nel lontano 2017, venne annunciato La La Land come miglior film, ma la busta aperta era quella sbagliata...).
Oggi vi parlerò dunque di Omicidio all'Italiana, il secondo film firmato da Maccio Capatonda, nel quale un tranquillo e sconosciuto paesino della provincia molisana, Acitrullo, ottiene le prime pagine dei giornali, telegiornali e rotocalchi televisivi di cronaca nera grazie al suo Sindaco Piero Peluria (Maccio Capatonda), il quale, aiutato dal fratello Marino (Herbert Ballerina), trasforma la morte accidentale per soffocamento da cibo della Contessa Ugalda Martirio in Cazzati (Lorenza Guerrieri), la più facoltosa cittadina tra i 17 totali del Comune, in un efferato quanto misterioso omicidio, tanto da attirare i tentacoli della stampa e in particolare della trasmissione Chi l'acciso, presentata dalla giornalista Donatella Spruzzone (Sabrina Ferilli) e tutto ciò che ne consegue, ovvero orde di turisti famelici in cerca di un selfie sui luoghi dei delitti più chiacchierati del momento. 


Omicidio all'Italiana non è il classico film demenziale scritto e girato solo per far ridere, costituito da gag senza filo logico. Omicidio all'Italiana è, prima di tutto, un film. E come tutti i film, appartiene ad un genere. In questo caso parliamo di un Thriller. Sì, avete letto bene. Che poi sia un Thriller plasmato nella demenzialità, è cosa secondaria. Ma c'è di più. Oltre ad essere un Thriller è un film che racconta un'amara verità, ahimè, tutta italiana: l'assoluto dominio di un certo tipo di media sul l'italiano medio. E non è finita. Omicidio all'Italiana rappresenta una ferocissima critica ad un certo tipo di televisione, quello degli Show Pomeridiani come Pomeriggio 5, La vita in diretta, o di rotocalchi come Chi l'ha visto?, Mistero, e tutti quei programmi che spettacolarizzano eventi tragici e luttuosi tanto da farli diventare veri e propri fenomeni di costume. "Cogne, Avetrana, Novi Ligure... Che c'hanno più di Acitrullo?". "Quando qualcosa passa attraverso questa scatola (la TV, n.d.a.), diventa subito intrattenimento". Queste battute riassumono in un certo senso tutto il film. 


Ma oltre alla critica sociale che è un po' il liet motiv di tutto il film, Omicidio all'Italiana mette in mostra tutta la passione di Maccio Capatonda, verso la regia, e verso il cinema in generale. Il film, infatti è pieno zeppo di citazioni cinefile che non possono non essere apprezzate. Anche perché non sono messe a casaccio, così, giusto perché fa figo. Ma sono tutte funzionali alla trama, alla risoluzione dell'intreccio e fanno sì che la demenzialità di cui è rivestita gran parte delle scene venga bilanciata e non risulti mai eccessiva, per non dire noiosa. 



In finale, sebbene abbia notato che molti prendono sottogamba questo genere di film o di cinema in generale, consiglio di andare a vederlo, anche per sostenere il Cinema italiano che troppo spesso viene suddiviso tra polpettoni filosofici-drammatici e cinepanettoni. Omicidio all'Italiana potrebbe rappresentare un ottimo punto di rottura di questa nostrana dicotomia, proseguendo il lavoro iniziato da film come Veloce come il Vento, Mine (una sorta di connubio tra Hollywood e Cinecittà), Lo Chiamavano Jeeg Robot e Smetto quando voglio. 
Omicidio all'Italiana è presente nelle sale da giovedì 2 marzo. Cosa aspettate? Andate a vederlo!!!
Voto: 8. 
Luca Cardarelli