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mercoledì 18 ottobre 2017

IT (2017) DI ANDRÉS MUSCHIETTI [NO SPOILER]


Non tutti i remake (o reboot o revival, chiamateli come vi pare) vengono per nuocere. Soprattutto quelli che si rifanno a prodotti televisivi di scarsa qualità come la miniserie "IT" del 1990, diretta da Tommy Lee Wallace, tratta dall'omonimo romanzo nato dalla penna del Re della letteratura Thriller-HorrorStephen King, e inspiegabilmente divenuta con gli anni un vero e proprio cult che, notiamo in questi giorni avere molti più strenui difensori di quanti in realtà ne meriterebbe, visto il livello veramente infimo del prodotto, di cui sentiamo di salvare solo il protagonista, il malefico e sanguinario clown Pennywise, ai tempi interpretato da Tim Curry.


Ventisette anni dopo, quasi a citare la ciclicità delle apparizioni del malvagio Clown amante dei palloncini in quel di Derry - Maine, l'argentino Andrés Muschietti porta IT al cinema per la prima volta dalla pubblicazione del romanzo, per rinverdire la memoria di coloro che ebbero a che fare con la suddetta miniserie e per proporre alle nuove generazioni la sua versione dei fatti che poi, alla fine, non si discosta nemmeno così tanto da quella narrata nello sceneggiato anni '90.


La trama, in poche parole: nel 1988 la cittadina americana di Derry, nel Maine, viene funestata da un'entità misteriosa che si accanisce sui bambini facendoli sparire letteralmente nel nulla. Dei ragazzi autodefinitisi Il club dei perdenti, ovvero Beverly (Sophia Lillis), Richie (Finn Wolfhard), Bill (Jaeden Lieberher), Eddie (Jack Dylan Grazer), Stan (Wyatt Oleff), Mike (Chosen Jacobs) e Ben (Jeremy Ray Taylor), sette amici che hanno in comune esistenze abbastanza tormentate sia sul fronte familiare che su quello pubblico, decidono di affrontare insieme e sconfiggere questa entità, che appare loro nelle vesti del clown Pennywise (Bill Skarsgård) e che scopriranno essere la causa della scomparsa di Georgie (Jackson Robert Scott), il fratellino di Bill.


Sebbene il romanzo scritto da Stephen King sia un vastissimo insieme di trame e sottotrame, la trasposizione cinematografica attuata da Muschietti, così come l'omonima miniserie TV anni '90, percorre una storyline senza particolari diramazioni narrative, concentrandosi quasi esclusivamente sulla lotta tra i sette ragazzi (abbastanza ben caratterizzati, chi più chi meno) e il malefico Clown.


Ciò in cui però differiscono i due prodotti, è lo stile narrativo: il TV Show puntava molto di più sull'inquietudine provocata dal Pennywise/Tim Curry, mentre la trasposizione cinematografica allarga i propri orizzonti e può essere considerata Horror (a forti tinte splatter) a tutto tondo, con un altissimo tasso di Gore, portato da scene abbastanza raccapriccianti (da mani sugli occhi) e condite alla perfezione da numerosi Jumpscare. Inoltre il Pennywise odierno inquieta, se possibile, ancora di più di quello anni '90, risultando anche più feroce e sanguinario del suo omologo televisivo.
Non mancano tuttavia momenti distensivi in cui assistiamo a veri e propri siparietti comici infarciti di battute strapparisate (in questo senso il personaggio di Richie è una vera e propria miniera) atte a far riposare la mente e il corpo dopo scene nelle quali la tensione e la strizza si tagliano letteralmente con il coltello.


Dati i tempi che corrono, il film cavalca l'onda dell'effetto nostalgia, senza mai però risultare stucchevole. Numerose sono le citazioni anni '80, cinematografiche e non, e pare proprio che Muschietti, nel girare IT, abbia decisamente e grandemente tratto ispirazione da quei fenomeni cult che rispondono ai titoli di Stand by me (altra trasposizione cinematografica di un racconto Kinghiano, The Body), Goonies, E.T. nella stessa maniera in cui i Duffer Brothers hanno fatto girando per Netflix la serie Stranger Things, divenuta già cult a nemmeno un anno dalla sua apparizione. Se pensiamo inoltre che Richie, uno dei componenti del Club dei perdenti, è interpretato dallo stesso Finn Wolfhard presente anche nel cast della suddetta serie, l'accostamento risulta ancora più automatico.


Ma l'effetto nostalgia non è l'unico punto di forza di questo nuovo IT. La regia e gli effetti visivi sono elementi che impreziosiscono l'opera del regista argentino a dispetto di un budget alquanto esiguo a disposizione, tanto da fare sembrare ancora più incredibili gli incassi che la pellicola sta registrando in giro per il mondo. Infine il cast, composto quasi esclusivamente da ragazzi che appaiono molto più in parte dei loro predecessori, con particolare riferimento alla bravissima (e anche carina) Sophia Lillis e al più volte citato Finn Wolfhard. Senza ovviamente tralasciare Bill Skarsgård, di cui abbiamo già tessuto le lodi in precedenza.
Ovviamente non anticipiamo nulla delle scene topiche del film, che arriverà nelle sale italiane il 19 ottobre con il rating V.M. 14 (ma qualcuno avrebbe voluto addirittura il V.M. 18, e non ci sentiamo di dargli torto), ma state sicuri che uscirete dal cinema alquanto sconvolti e, alla fine, galleggerete tutti.
Appuntamento al 2019 con la seconda parte, presumibilmente ambientata ai giorni nostri.
Voto: 9. Un film da paura che rende finalmente giustizia al capolavoro letterario da cui è tratto.
Luca Cardarelli







    

lunedì 16 ottobre 2017

USCITE HOME VIDEO UNIVERSAL NOVEMBRE 2017: SPIDER-MAN HOMECOMING, LA TORRE NERA E MOLTO ALTRO.

A novembre, grande cinema e grandi serie TV per quanto riguarda l'Home Video targato Universal e Sony:
finalmente, avremo la possibilità di rivedere, nei tre formati DVD, Bluray e 4k Ultra HD, film come SPIDER-MAN HOMECOMING, primo film dell'Uomo Ragno prodotto da Sony e Marvel Studios,  disponibile anche in Bluray 3d, e LA TORRE NERA, trasposizione non convenzionale del ciclo di racconti del Re della Letteratura Thriller-Horror, Stephen King, con protagonisti Matthew McConaughey e Idris Elba.



Oltre a questi, che potremmo definire i titoli di punta dell'offerta Universal, avremo altri titoli come IL CULTO DI CHUCKY, in DVD, settimo capitolo della saga della Bambola Assassina,


La commedia demenziale CRAZY NIGHT - FESTA COL MORTO con Scarlett Joahnsson e Zoe Kravitz, in versione DVD e Bluray, 


Inoltre, tra i cofanetti delle serie TV, si segnalano vere e proprie chicche come le storiche BEWITCHED - VITA DA STREGA, A-TEAM e STURSKY & HUTCH. Tra le serie di Fantascienza, invece, DEAD ZONE (ancora Stephen King protagonista) e BATTLESTAR GALACTICA (BOXSET STAGIONI 1-4).




E per finire in bellezza, un altro cofanetto che farà brillare gli occhi dei più nostalgici in fatto di serie TV: HAPPY DAYS - BOXSET STAGIONI 1-4.


Per i più piccoli, invece, a novembre uscirà l'edizione home video di PAW PATROL - I CUCCIOLI SALVANO IL NATALE, disponibile in DVD, così come PEPPA PIG - IL CIRCO DI PEPPA e I RACCONTI DEI TEENAGE MUTANT NINJA TURTLES - RICERCATI: BEBOP E ROCKSTEADY




Questi titoli e molti altri ancora saranno sugli scaffali dei negozi a partire dal 15 novembre 2017.  Maggiori informazioni in merito saranno reperibili sul sito Universalpictures.it.

Luca Cardarelli

mercoledì 4 ottobre 2017

BLADE RUNNER 2049 (2017) DI DENIS VILLENEUVE [NO SPOILER]


Blade Runner del 1982 di Ridley Scott (versione Final Cut) terminava con l'agente Deckard e la sua amata replicante, o lavoro in pelleRachael (nell'anno di ambientazione 2019) che svanivano dietro le porte scorrevoli di un ascensore e la meravigliosa End Titles di Vangelis che ogni volta che la sentiamo subiamo scariche di brividi come non ci fosse un domani. 
Trentacinque anni dopo, Blade Runner ritorna, diretto da quello che negli ultimi tempi si è rivelato come uno dei migliori registi in circolazione, ovvero Denis Villeneuve


Nella cupa e nevosa Los Angeles siamo nel 2049, Deckard è sparito non si sa dove, i replicanti sono, grazie al progresso di trent'anni, ancora più evoluti, e la Polizia continua la sua opera di "ritiro" grazie agli agenti speciali Blade Runner, uno dei quali è K (Ryan Gosling), per gli amici Joe
K scopre qualcosa che potrebbe sconvolgere (in qualsiasi senso) il mondo e quindi viene incaricato di risolvere drasticamente il problema dal Tenente Yoshi (Robin Wright). Si è già scritto troppo della trama e quindi fermiamoci qui perché qualsiasi altro dettaglio si trasformerebbe in spoiler. 


L'attesa era tanta, inutile negarlo. La paura che Blade Runner 2049 rappresentasse un passo falso nella luminosa carriera di Denis Villeneuve, invece, era poca, ma c'era anch'essa. Possiamo già anticiparvi che potete stare tranquilli: il film è, oggettivamente (e sfidiamo chiunque a sostenere il contrario), bello. Anzi meraviglioso, stupendo, esaltante, almeno dal punto di vista tecnico. Tutto funziona perfettamente, dalle scenografie fantasmagoriche alle luci e i colori penetranti, dal sonoro strabiliante alla magnifica fotografia, fino ad arrivare alla regia grazie alla quale il regista canadese meriterebbe l'appellativo di Maestro. Roba da brividi, ma che diciamo, da Sindrome di Stendhal.  
Villeneuve bilancia bene il tanto abusato, in questi ultimi tempi, effetto nostalgia, citando Scott il giusto, introducendo anche nuovi dettagli tecnologici e spunti narrativi (alcuni anche piccanti) sicuramente apprezzabili. Anche la colonna sonora curata da Hans Zimmer, Johann Johannson e Bejamin Wallfisch è eccezionale, inferiore a quella di Vangelis, ma sicuramente sopra la media attuale. 


Ryan Gosling è il protagonista assoluto del film, essendo presente in quasi tutte le scene, ma, altra cosa apprezzabile, ci sono personaggi che, pur comparendo sulla scena per meno di dieci minuti a testa, risultano fondamentali per la costruzione della trama, come Sapper Morton (Dave Bautista) e Neander Wallace (Jared Leto). Poi c'è un Harrison Ford in grande forma e utilizzato molto meglio qui da Villeneuve che in Star Wars - Force Awakens da J. J. Abrams, sebbene la sensazione che ormai reciti sempre lo stesso ruolo è stata comunque abbastanza forte, vedendolo entrare in scena.


Ma ci sono due cosine due che non permettono, almeno da queste parti, di urlare al capolavoro supremo, come invece stiamo leggendo nelle numerose altre recensioni (italiane e non) apparse in questi giorni su social e sul web in generale: innanzitutto la storia principale che si dipana nelle due ore e quarantacinque di pellicola appare un po' troppo scontata. Forse era lecito aspettarsi qualcosa di diverso, e di un po' più originale, soprattutto se si parte dal presupposto che un noir su base distopica e fantascientifica, per di più un sequel come Blade Runner 2049, avrebbe a disposizione infinite piste narrative percorribili dagli sceneggiatori e dallo stesso regista. 


Il secondo appunto, forse più personale che oggettivo, è la freddezza che pervade il prodotto finito. Chiariamo una cosa: tutti conosciamo Villeneuve, e sappiamo che quello è un ingrediente preponderante della sua cinematografia. Ma forse l'estrema perfezione del comparto tecnico tracima anche in quello emotivo, e alla fine il film, seppur apprezzabile e, ripetiamo, bellissimo (uno dei migliori dell'anno, nonostante tutto) non coinvolge, non prende, non emoziona. Forse, a costo di sembrare eccessivamente pignoli, avrebbe dovuto essere un po' più sporco, imperfetto, come il suo irraggiungibile predecessore (irraggiungibile sia da questo che dalla quasi totalità delle pellicole di fantascienza uscite dal 1982 ad oggi) fu ai suoi tempi, e allora sì che il Capolavoro sarebbe stato servito. 
Il film uscirà in Italia giovedì 5 ottobre: si consiglia un ripasso della Final Cut Scottiana, con integrazione dei tre corti pubblicati per creare un collegamento trentennale  tra le due pellicole. 
Voto: 8 (media tra il 10 al comparto tecnico/estetico il 6 a quello narrativo). Denis Villeneuve non fa il miracolo tanto sbandierato, ci si avvicina solamente, pur dirigendo un film che non può e non deve essere considerato "uno dei tanti". 
Il problema è semmai che il Blade Runner di Ridley Scott è assolutamente inavvicinabile.
Luca Cardarelli





mercoledì 20 settembre 2017

LEATHERFACE (2017) DI ALEXANDRE BUSTILLO E JULIEN MAURY [NO SPOILER]

Questa doveva essere una recensione "in anteprima"ma, per svariate vicissitudini, riesco a scriverla solo oggi, con il film in questione già in sala da una settimana. Scusate il ritardo.


Quando ormai si pensava che fosse stata spremuta anche l'ultima goccia di succo da quell'enorme limone rappresentato da The Texas Chain Saw Massacre (sei episodi "ufficiali", uno "spurio" prima di questo), saga ideata dal compianto Tobe Hooper che curò la regia dei primi due episodi,  ecco il duo francese composto da Alexandre Bustillo e Julien Maury, conosciuti per il trittico horror composto dalle pellicole A l'intérieur (2007), Livide (2011) e Aux youx des vivants (2014), decidono di allungare la serie di film dedicati al personaggio conosciuto in Italia con il nome di Faccia di Cuoio, con quello di Leatherface nel resto del mondo. Partendo dal soggetto di Tobe Hooper, con una sceneggiatura affidata a Seth M. Sherwood (London has fallen - Attacco al Potere 2), i due registi francesi danno vita ad un origin movie a forti tinte Pulp con un'impronta da road movie ed un numero impressionante di sequenze raccapriccianti nelle quali la fanno da padrone sangue, violenza, spesso gratuita e, addirittura, necrofilia


Entrando nei particolari, ma tenendoci sempre a distanza di sicurezza dai tanto temuti spoiler, si analizzano l'infanzia e l'adolescenza  di Jedidiah "Jed" Sawyer, divisa tra la convivenza in una famiglia di pazzi assassini capeggiata dalla madre Verna (Lili Taylor), in perenne guerra con Hal Harman (Stephen Dorff), un ranger locale al quale i Sawyer avevano ucciso la figlia Betty nel 1955, e la permanenza in un ospedale psichiatrico per giovani strappati a famiglie malvagie, dalla quale fuggirà, nel 1965, in seguito ad una rivolta. Protagonisti della fuga saranno Clarice (Jessica Madsen), Jackson (Sam Strike), Bud (Sam Coleman), la dottoressa presa in ostaggio Lizzy (Vanessa Grasse) e Ike (James Bloor). Tra loro si nasconde il futuro Leatherface. Chi sarà? (non andate sulla sciagurata pagina di Wikipedia, mi raccomando). 


Onestamente, prima di assistere alla proiezione, le aspettative nei confronti di Leatherface non erano troppo alte forse, anche, per colpa della valanga di remake, prequel, sequel da cui siamo stati travolti negli ultimi anni e di cui i film da salvare si contano sulle dita di una mano. Ma mi sono dovuto ricredere in quanto questo prequel concentra in sé tutti gli elementi essenziali per la buona riuscita di un film horror che trova la sua esatta collocazione nel sottogenere Slasher, colmo fino all'orlo di citazioni  e omaggi a Oliver Stone (Natural Born Killers) a Quentin Tarantino (Pulp Fiction), per non parlare di quelle interne alla saga, presenti in un numero spropositato, e non tralasciando uno stile registico che ricorda il primo Rob Zombie


Inoltre ha stupito un po' tutti venire a sapere che il film è stato girato, in esterni, in Bulgaria comprese le scene nel diner, locale riprodotto fedelmente in loco secondo lo stile dell'epoca (anni '60). Leggendo le note di produzione si intuisce facilmente che gli addetti ai lavori abbiano preso d'assalto mercatini vintage di mezzo mondo prima dell'inizio delle riprese del film. Niente è lasciato al caso: è tutta roba autentica, dalle automobili alle macchinette del caffè. Puro Vintage Americano


Gli amanti del genere godranno a più non posso saggiando l'elevatissimo tasso di sadismo presente in questa pellicola, nella quale non viene risparmiato nessun dettaglio. Squartamenti, mutilazioni e torture sono presenti in tutte le loro fasi, non lasciando nulla all'immaginazione. Leatherface è un film in cui il personaggio più sano ha la lebbra, un film nel quale l'umanità non trova assolutamente rifugio, un film malato, sanguinoso, brutale. E a noi piace così. 
La saga di Faccia di cuoio ha trovato il suo vero, grande inizio
Voto: 9, da vedere assolutamente.
Luca Cardarelli


lunedì 18 settembre 2017

VALERIAN E LA CITTÀ DEI MILLE PIANETI (2017) DI LUC BESSON



Luc Besson ritorna con un film a metà tra il fantasy e il fantascientifico dopo aver sbancato al box office nel 2014 con Lucy. Stavolta il cineasta francese traspone su pellicola Valerian e Laureline, serie a fumetti pubblicata a cavallo tra anni '60 e '70 dal duo formato da Pierre Christin e Jean Claude Mézières,  ribattezzandola Valerian e la Città dei mille pianeti
Ventottesimo secolo: Valerian (Dan Dehaan) e Laureline (Cara Delevingne) sono due agenti speciali incaricati di mantenere l'ordine dell'Universo. Il Ministro della difesa (Herbie Hancock) affida loro una missione nella città di Alpha, megalopoli planetaria nella quale convivono molteplici specie provenienti da ogni angolo dell'universo. Obiettivo dei due Agenti è quello di scovare e sconfiggere in una disperata corsa contro il tempo una misteriosa forza oscura che minaccia la pace e la stessa esistenza di Alpha
Ero molto curioso di vedere questa nuova avventura di Luc besson, regista che apprezzo sin dai tempi di Nikita, Lèon e Il Quinto Elemento. Ho avuto l'occasione di vederlo in anteprima per la stampa, in versione originale e in 3D (vedere i film in 3D con i sottotitoli è quanto di più infelice possa accadere in una sala cinematografica).


Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un ritorno prepotente della cultura pop anni '70 e '80 la quale ha impregnato musica, televisione e cinema come non era mai successo con nessuna delle tendenze antecedenti credute morte e sepolte. Anche Luc Besson non si è sottratto a questo trend e ci propone un film che mescola in sé una vasta gamma di correnti e di generi, condensandoli pesantemente e sparandoli negli occhi di noi spettatori in maniera niente affatto moderata. Il che potrebbe essere un bene. Non a caso i maggiori successi degli ultimi anni, per quanto riguarda Cinema e Serie TV hanno fatto la stessa identica cosa. Basti pensare a I Guardiani della Galassia e Stranger Things, per citarne due a caso. Il problema è che Valerian e la Città dei mille pianeti non ha niente di innovativo, al contrario dei due prodotti citati. É un film che nasce già vecchio, già visto, già ampiamente superato.


Va bene il citazionismo (chi scrive ama questo elemento applicato a film di ogni genere), ma di film che riprendono quel filone cinematografico che parte da Star Wars passa per Blade Runner e arriva al recente Avatar, sia per temi trattati che per le ambientazioni, ne abbiamo visti già fin troppi. Ma non è questo l'unico fattore che fa propendere per giudicare in maniera negativa il film.
Innanzitutto la prima ora e mezza, a causa di una sceneggiatura raffazzonatissima, viene impiegata per definire, in maniera molto confusionaria, la missione dei protagonisti, tant'è che molti in sala si guardavano tra loro con espressioni di smarrimento. Andando avanti nella visione, a parte qualche suggestiva scena (in CGI), qualche battutina da risata a denti stretti e scene d'azione tra le meno coinvolgenti di sempre, il film scorre molto a fatica verso la fine.
Soprattutto, non si è capito perché Luc Besson abbia deciso di sprecare così tanto tempo ad indirizzare i protagonisti verso il loro obiettivo. Il colpo di scena che avrebbe dovuto lasciare a bocca aperta tutti era in realtà ampiamente immaginabile sin dalle prime scene del film e il finale, anch'esso imprevedibile come la pioggia a Londra in autunno, si riduce ad uno spiegone di un quarto d'ora di cui tutti avrebbero fatto volentieri a meno, probabilmente anche i due protagonisti, porelli.



Infine, proprio la coppia formata da Dan Dehaan e Cara Delevingne appare stanca già dai primissimi minuti, come se i due non avessero voglia di recitare o lo facessero meccanicamente e i cameo di Rihanna e Ethan Hawke presentati come fondamentali e interessantissimi, non sono assolutamente nessuna delle due cose, soprattutto quello della Pop Star di Barbados. Vedere per credere, Signori. Persino la colonna sonora curata dal pluripremiato Alexandre Desplat non aggiunge nulla al valore del film, adattandosi perfettamente alla sua mediocrità.
Il fatto che molti abbiano giudicato il film "Visivamente" bello, non significa che sia bello anche nel suo complesso. É come se aprissimo una bellissima scatola che, con nostra massima delusione, scopriamo contenere nient'altro che  un regalo riciclato.


Quindi si può parlare di grossa delusione per quanto mi riguarda, e di enorme occasione sprecata (l'ennesima, se non guardiamo per una volta agli incassi al botteghino) per Luc Besson, che pare non azzeccarne più una da un po' di tempo a questa parte.
Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 21 settembre.
Voto: 5-- (però Cara Delevingne è bellissima, eh).
Luca Cardarelli


mercoledì 13 settembre 2017

BARRY SEAL - UNA STORIA AMERICANA (2017) DI DOUG LIMAN



In piena "pandemia" di film e serie tv su cartelli della droga, capi dei cartelli della droga e caccia ai capi dei cartelli della droga (il riferimento ai vari Narcos, El Chapo, Escobar, Loving Pablo e altri ancora è puramente voluto), sta per arrivare nelle sale italiane l'ennesima pellicola sulla lotta intrapresa, con metodi a dir poco bizzarri, dal Governo USA nei confronti del narcotraffico centro/sudamericano. Doug Liman, dopo The Bourne Identity, Mr. & Mrs. Smith e quel videogiocone The Edge of Tomorrow, con Barry Seal - Una storia americana (American Made il titolo originale), si tuffa in una Spy-Story a forti tinte action/comedy basata su avvenimenti realmente accaduti. Protagonista della vicenda è, come suggerisce il titolo, Barry Seal (Tom Cruise), ex pilota di linea della TWA col vizietto del contrabbando, assoldato dalla CIA per aerotrasportare e consegnare armi da parte del Governo USA a dei guerriglieri centroamericani, in seguito assunto da Pablo Escobar come pilota con il compito di far arrivare la cocaina in territorio USA e, infine, intercettato dalla DEA di cui diviene uno dei più importanti informatori e collaboratori degli anni '80.


Un triplo gioco che gli frutterà talmente tanti soldi da non sapere più dove nasconderli (inizierà infatti a seppellirli nei prati) ma che ovviamente lo esporrà a notevoli rischi sia per la sua vita che quella della sua famiglia, tenuta inizialmente all'oscuro di tutto. Le basi per un gran bel film c'erano tutte: la storia accattivante, un cast che vede oltre a quella di Tom Cruise anche la presenza di Domhnall Gleeson nei panni dell'Agente Governativo Monty Schafer e un regista con buoni, se non ottimi, spunti. Infatti la pellicola non annoia, anzi, è dotata di un bel ritmo sostenuto da un'affascinante colonna sonora anni '70-'80, da una fotografia coloratissima e un montaggio molto vivace ma... c'è un problema.


Qualcuno potrà giudicarlo grande e qualcun altro di poco conto, ma è sempre un problema: Barry Seal risulta in tutto e per tutto una fotocopia mal camuffata di pellicole come, ad esempio, Blow di Ted Demme e durante innumerevoli scene il pensiero "eppure tutto questo mi ricorda qualcosa" è stato molto frequente (addirittura ce n'è una che, se non fosse che in Blow recitava Johnny Depp e qui Tom Cruise, sembrava tagliata/incollata da un film all'altro). 
Non fosse stato per questo piccolo difettuccio del "già visto" Barry Seal avrebbe avuto tutti i crismi del "cult", ma è destinato ad entrare in quella già affollatissima stanza senza apparenti pareti chiamata "dimenticatoio".
Il film uscirà nei cinema italiani il 14 settembre 2017.
Voto: 6--
Luca Cardarelli


sabato 26 agosto 2017

THE DEVIL'S CANDY (2015) DI SEAN BYRNE [NO SPOILER]


Col finire dell'estate tornano le anteprime e, benchè l'horror sia molto apprezzato da queste parti, non mi trovo molto a mio agio nel commentare ed analizzare film appartenenti a questo genere. Ma oggi il problema non si pone. The Devil's Candy, scritto e diretto da Sean Byrne (e uscito nei cinema americani già nel 2015), rende molto facile la sua analisi grazie alla sua pregevolissima fattura.


Il plot, ammettiamolo, non è che sia tra i più originali: al centro delle vicende c'è la classica famiglia, gli Hellman (uh, che cognome...), composta da Jessie (Ethan Embry), padre pittore (metallaro), Astrid (Shiri Appleby) madre (compiacente metallara) e Zoeey (Kiara Glasko) figlia adolescente, metallara come il padre.


E cosa fanno gli Hellman? Traslocano in una nuova casa pagata quattro soldi, complice il fatto che fu teatro di una sanguinosa vicenda passata, ovviamente molto ben "ovattata" nella descrizione fornita loro dall'agente immobiliare. Ovviamente sin dai primi giorni si rifanno vivi i fantasmi del passato tormentando il capofamiglia in primis e, di conseguenza, mettendo in pericolo tutta la famiglia.


La poca originalità del soggetto è compensata tuttavia dalla grande vivacità di una regia tutt'altro che sprovveduta che trova nel montaggio accuratissimo e, in alcuni frangenti, frenetico, oltre che in una colonna sonora a forte tinte Heavy Metal, dei grandissimi alleati che potrebbero rendere il film appetibile ad un pubblico abbastanza trasversale, non solo a quello composto dagli amanti del genere Horror. Molto apprezzabile, in questo senso, è stata la scelta di Byrne della tecnica vedo non vedo per le scene che, altrimenti, sarebbero risultate molto cruente, per non usare il termine splatter, lasciando immaginare l'accaduto allo spettatore che, ovviamente, si farà un'idea tutta sua dei particolari. E nonostante questo oscurantismo, anzi, forse proprio grazie a ciò, The Devil's Candy risulta estremamente inquietante, come pochi altri film prima di questo.


Per questa recensione si è scelto di limitare al massimo l'elenco dei dettagli della trama e delle scene  per non rovinare la visione del film a chi decidesse di sfidare le proprie paure ed andare a vederlo al cinema. Lasciatemi spendere però alcune parole per la colonna sonora. Definirla eccezionale sarebbe limitativo. Sappiate solo che sono presenti brani di alcune delle più grandi band del panorama Heavy Metal quali Metallica (Am I Evil, For Whom the Bell Tolls), Slayer (You against you), Machine Head (Sail into the black), Pantera (By demons be driven), Queens of the Stone Age (Like a Drug) e Cavalera Conspiracy (Killing Inside) e, se siete dei Metalhead, vi troverete a fare headbanging durante numerose scene del film. Si potrebbe definire The Devil's Candy come il primo esperimento cinematografico nel campo delle Try to not Headbang Challenge. Vi è anche un omaggio non musicale agli Iron Maiden, ma non rivelerò in che punto del film potrete apprezzarlo, sta a voi scovarlo.


The Devil's Candy arriverà nei cinema il prossimo 7 settembre e siete caldamente invitati di approfittarne.
Voto: 8/10
Luca Cardarelli


lunedì 21 agosto 2017

DUNKIRK (2017) DI CHRISTOPHER NOLAN



Fa un po' impressione poter scrivere (o leggere) solo oggi di un film che ormai tutti gli appassionati cinefili del mondo hanno la possibilità di visionare comodamente in tutti i cinema da quasi un mese e di cui da molto più tempo si possono leggere recensioni e commenti di siti, blog, giornali, social network. Fatto sta che a noi poveri italiani è stato imposto un silenzio stampa eccessivo, per non dire assurdo, per il quale era consentito solo qualche breve commento sui social network, ma i blog, relativamente a Dunkirk, dovevano assolutamente rimanere intonsi fino ad oggi. 


Avevamo salutato, entusiasti, Christopher Nolan nel 2014 dopo lo straordinario successo dell'immenso Interstellar  e lo ritroviamo oggi, dopo quasi tre anni, con Dunkirk che, indicativamente, è un War Movie, ma va oltre questa semplice etichetta. È ormai arcinoto che questo film è stato girato tutto in Imax alternato al 65mm, ma più che sull'impeccabile tecnica registica grazie alla quale Christopher Nolan è ormai considerato uno dei cineasti più capaci e innovativi del cinema contemporaneo, qui tentiamo di analizzare Dunkirk dal punto di vista narrativo, emotivo ed emozionale. Come sottolineato, questa pellicola prende spunto da avvenimenti storici accaduti all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, più specificatamente in occasione della ritirata via mare (la famosa Operazione Dynamo) delle truppe inglesi e francesi (circa 400.000 uomini) dalla città della Francia Settentrionale di Dunkerque, sul confine col Belgio, e del loro recupera ad opera sia delle navi della Marina che di imbarcazioni non da guerra di proprietà di coraggiosi volontari inglesi, dopo l'omonima battaglia contro le ben più numerose truppe tedesche (circa 800.000 uomini).  


Muovendo da ciò, Nolan ci mostra la vicenda da tre prospettive differenti: terra, mare e aria, elementi che vanno a scomporre e poi a ricomporre in un incastro perfetto gli avvenimenti narrati durante i quali, prima di tutto, è l'anima dei protagonisti ciò a cui viene dato maggiormente risalto e le loro azioni, seppur coordinate e subordinate ad ordini impartiti dall'alto, non sono altro che il frutto del loro spirito di sopravvivenza, essendo coinvolti in una più che drammatica battaglia tra la vita e la morte. È l'umanità l'elemento cardine di Dunkirk, più che la guerra. Quell'umanità capace di tutto pur di raggiungere l'obiettivo finale, ovvero la sopravvivenza, a qualsiasi costo. Sono uomini che devono e vogliono salvare la pelle, anche a costo di risultare codardi, cosa che invece nessuno imputerà loro alla fine di questa drammatica pagina di storia. Perché la sopravvivenza in un così drammatico contesto fu considerata al pari di una vittoria. 


In tutto questo le interpretazioni "dell'aviatore" Tom Hardy (che a Nolan piace far apparire sempre con mezzo volto coperto, come era già successo in occasione di The Dark Knight Rises), del "volontario" Mark Rylance e "dell'ammiraglio" Kenneth Branagh, oltre a quelle di Cillian Murphy e Harry Styles (sì,  proprio lui, il componente degli One Direction) non fanno altro che esaltare questa visione introspettiva da parte di Nolan, che viene rimarcata in tutto e per tutto dalla cupa fotografia curata da Hoyte Van Hoytema nonché dall'eccezionale colonna sonora (brividi su tutta la schiena per tutta la durata del film) dell'ormai immancabile Hans Zimmer


Dunkirk è un'opera perfetta in ogni suo aspetto e in ogni suo elemento (sia narrativo che tecnico) che, nei suoi 106 minuti, non dà un attimo di respiro  allo spettatore grazie alla tensione emotiva cui lo sottopone, sia che la si chiami suspense, sia che la si chiami commozione. Chi andrà a vedere il film rimarrà estasiato da tanta potenza visiva ma anche narrativa e si può essere certi che chi l'avrà apprezzato durante la prima visione vorrà rivederlo almeno un'altra volta al cinema, luogo al di fuori del quale questo film perderà sicuramente qualcosa. 


Si consiglia vivamente quindi la visione di Dunkirk in sale attrezzate per la proiezione in Imax (che in Italia è possibile solo in versione digitale, in sole quattro sale)  o in 70mm presso la Sala Energia - Cinema Arcadia di Melzo (MI), dove abbiamo visto il film in anteprima, e che dispongano di un impianto audio all'altezza della pellicola che, ad oggi, possiamo benissimo considerare come il miglior film dell'anno e, probabilmente, una delle migliori tre opere firmate Christopher Nolan, se non la sua migliore in assoluto. 
L'uscita di Dunkirk nelle sale italiane è prevista per il 31 agosto 2017. 
Voto: si può dare un voto numerico alla perfezione? 
Luca Cardarelli