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domenica 29 giugno 2014

MALEFICENT



Lo sapevo, sin dal primo trailer (beh, dai, forse esagero un po'), che Maleficent avrebbe prodotto, per dirla alla Bolla, gran diludendo in me. Mi sono fatto trascinare da MOGLIE al cinema per vederlo (in mancanza d'altro film fruibile con la 3). Niente da dire sull'aspetto tecnico del film che propone un bel po' di effettazzi speciali all'ultimo grido. Niente da dire sul cast: Angelina spicca in tutta la sua bellezza/bravura, e anche Elle Fanning (già vista in "Somewhere" di Sofia Coppola) se la cava. Buona anche la colonna sonora, degna di un film Disney di quelli classici. Ma... C'E' UN "MA" GROSSO COME IL CASTELLO DELLA BELLA ADDORMENTATA che fa capitolare ogni buona premessa: quelli della Disney, sentendosi ONNIPOTENTI, hanno deliberatamente deciso di stravolgere a loro piacimento quella che era una delle più belle e famose favole che hanno segnato l'infanzia dei bimbi di tutto il mondo. 


Attenzione partono gli SPOILER.

Tutti, più o meno sappiamo com'era la favola originale: La fata cattiva lancia un maleficio sulla principessa per vendicarsi del mancato invito al suo battesimo. Poi il maleficio si compie e la principessa cade in un sonno centenario che cesserà nel momento in cui il fantomatico principe Azzurro la bacerà, svegliandola. 


E ora passiamo a ciò che vediamo in Maleficent: 
Stefano, un bimbo orfano poverissimo del regno degli uomini, incontra la fata Malefica nel Regno della Brughiera, anch'essa bimba, ed inizia una bellissima amicizia che si tramuta poi in qualche cosa di più. Ma le brame di potere di Stefano portano l'orfanello, divenuto uomo, ad abbandonare questa amicizia per servire fedelmente il Re Riccardo il quale, volendo conquistare anche il Regno della Brughiera, inizia una guerra contro Malefica e il suo esercito composta da alberi che prendono vita e si trasformano in guerrieri potentissimi contro i quali l'uomo non può nulla. In punto di morte, il Re promette di cedere il proprio trono a chi gli portasse la prova della morte della fata Malefica. Stefano, allora, in nome dei vecchi tempi, torna tra le braccia di Malefica, la addormenta con un potente sonnifero e le carpisce le Ali, per portarle al Re come prova della di lei morte. E qui inizia la brama di vendetta da parte della fata. Poi, una volta nata Aurora, questa fa la sua comparsa a Palazzo, senza invito, e le scaglia il maleficio che tutti conosciamo. 


Il Re allora decide di mandare in esilio la figlioletta, accudita da tre fate, delle quali una ha l'angosciante aspetto di nientepopodimenoche DOLORES UMBRIDGE (Ommiodddiooooooooo!!!!)


in una casetta nel bosco, fino all'età di 16 anni e un giorno, in maniera da farla sfuggire al maleficio scagliatole da Malefica. Ma l'escamotage non serve a nulla, Aurora nel giorno del suo sedicesimo compleanno si punge, e cade in un sonno profondo... che durerà solo poche ore (una pennica post-prandiale, insomma) in quanto verrà svegliata dalla stessa fata, pentita sinceramente del male causato alla ragazzina (che nel frattempo era diventata una sorta di figlia acquisita). Fine, e vissero tutti felici e contenti. Pure il principe Filippo, o meglio, L'INUTILE PRINCIPE FILIPPO, che non serve a nulla ai fini della storia, ma ce l'hanno piazzato per creare un twist sul tema del vero amore che non esiste (un po' com'era stato in Frozen per l'amor a prima vista). Insomma, un enorme Waddafuck a caratteri cubitali. 
E' come se facessero un film su Cappuccetto Rosso ed eliminassero l'uccisione del Lupo da parte del Cacciatore... MA VI PARE???


E io c'avevo pure il nervoso quando sono uscito dalla sala... Basta Disney, hai fracassato gli ammennicoli con le tue rivisitazioni fiabesche!!! NON SI FA COSI'!!!  

P.S. che non c'entra una mazza, ma visto che siamo in tema: 
continuavo a chiedermi perché mai quelli della Disney avessero tolto di mezzo gli AC/DC dalla colonna sonora di Iron Man. Ieri, prima che iniziasse il film, ho avuto la risposta a questa fondamentale domanda: per inserirli nella colonna sonora di PLANES... AAARRRRGGGGHHHH!!!

mercoledì 25 giugno 2014

CIAO ELI


Oggi è un giorno triste. No, non perché quella squadraccia che ci ostiniamo a definire "Nazionale" è stata sbattuta fuori, e anche malamente, dal Mondiale Brasileiro. 
Infatti ci ha salutato Eli Wallach, 98 anni e una carriera da attore ultracinquantenaria. Per me, come per molti altri, pronunciare il nome Eli Wallach equivarrà sempre a pronunciare Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez ovvero Il brutto di quel capolavoro di Sergio Leone che risponde al titolo de IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO. Avrà preso parte, il bravissimo Eli, anche ad altri numerosissimi film, ma quello più importante di tutti, o, se vogliamo, quello che lo ha reso celebre se non celeberrimo, è sicuramente il terzo capitolo della Trilogia del Dollaro, di cui fanno parte Per un Pugno di Dollari (qui la review scritta in occasione della visione della versione restaurata della pellicola del 1964) e Per qualche Dollaro in più (prossimamente su questi schermi). 


Tuco è un personaggio che sta a metà strada tra il malvagio e uno sfigato buono a nulla che finisce con l'essere inevitabilmente simpatico anche quando i suoi progetti sono tra i più diabolici, con punte di comicità pura che scaturiscono dai vari battibecchi con il suo partner (di convenienza, c'è una montagna d'oro da trovare), Biondo A.K.A. il Buono (Clint Eastwood) che di buono ha solo il nome perché sotto sotto è un Figlio di una grandissima Puttaaaaaaaaaaaa... 
Vi è un'alternanza di atteggiamenti, a seconda di colui con il quale ha a che fare (Il Cattivo - Lee Van Cleef, il Fratello Frate, o ancora altri personaggi minori come il monco che lo sorprende nella tinozza piena di schiuma di sapone 

Quando si spara si spara, non si parla

o il proprietario del negozio di armi e munizioni, che poi ovviamente finisce per essere rapinato) che rende Tuco il personaggio più memorabile di questo film, o, addirittura, indimenticabile, nonché un modello di Villain (o falso tale)  per tutti i film che vennero poi, sia Western che non.
Io lo voglio ricordare così, Eli: nei panni di Tuco, burbero predone Messicano che cento ne pensa, mille ne fa, nessuna gli riesce . 
Addio Eli, e porta i Nostri più cari saluti al Maestro. 




sabato 21 giugno 2014

REVIEW: PER UN PUGNO DI DOLLARI


Dopo aver assistito alla riproposizione nelle sale di Pulp Fiction, è arrivato il turno anche del primo dei tre capitoli della Leoniana TRILOGIA DEL DOLLARO: sono infatti ben 50 anni che Sergio Leone portò sui Grandi Schermi, prima italiani, poi Americani, il film Per un pugno di Dollari, la sua personale idea del genere Western, ribaltando completamente gli schemi del Western classico (genere in netto declino all'epoca) proposti da autori come Zinnemann, Ford, Hawks e via discorrendo.


Il Maestro romano nei titoli di testa di "A Fistful of Dollars" (questo il titolo tradotto in inglese) si rinomina Bob Robertson (Roberto Roberti, in onore del padre, che usava lo stesso nome d'arte), perchè voleva entrare nelle grazie del pubblico oltreoceano, che all'inizio storse un po' il naso davanti a questo film italiano, girato in Spagna (Almeria), con un cast formato da perfetti sconosciuti (Eastwood era un attore esordiente che prima di allora aveva partecipato solo a serie TV e a B-movies e nessuno sapeva chi fosse GianMaria Volontè). Leone invitò tutti i suoi collaboratori, Morricone compreso, a tramutare i propri nomi e cognomi in inglese per lo stesso motivo.


In Italia, dopo i tentennamenti iniziali, il film riscosse un successo senza pari nella storia del cinema nostrano. Fu mantenuto in programmazione da molte sale fino all'uscita del secondo capitolo della trilogia, Per qualche dollaro in più. Lo stesso accadde in America. Il film divenne il capostipite del genere cinematografico denominato, a metà tra il serio ed il faceto, SPAGHETTI WESTERN. La cosa bella è che oggi molti registi americani si prodigano nell'omaggiare Sergio Leone ed i suoi allievi. L'ultimo esempio è quello di Quentin Tarantino che, come suo solito, ha attinto a piene mani dalla poetica Leoniana o, più in generale, dal genere SPAGHETTI WESTERN, per creare quel capolavoro che è Django Unchained. Ma nel corso degli anni possiamo trovare una miriade di citazioni dirette a questo film, in particolare: la mia mente ricade sempre sulla trilogia anni '80 di Ritorno al futuro, in particolare sul terzo episodio. In questo film, ambientato nel vecchio West, vediamo Marty McFly vestire i panni di uno straniero di nome Eastwood, Clint Eastwood. Come non citare poi l'escamotage dello sportello della stufa nascosto sotto il poncho (tra l'altro, lo stesso poncho portato dal vero Clint nel film di Leone), che fungerà da giubbotto antiproiettile in occasione del duello finale tra Marty McFly/ Clint Eastwood e Cane pazzo Tannen, riproponendo esattamente il duello finale tra Joe e Ramon in Per un pugno di dollari?


Lo stesso Sergio Leone, a sua volta, tramutò in chiave Western il film del Maestro giapponese Akira Kurosawa, La sfida del Samurai (Yojimbo), il quale plasmò il personaggio del Samurai solitario (che Leonè chiamò Joe lo straniero) su quello dell'Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni
Quindi da qui si può intuire come Quentin Tarantino non sia il primo, né tantomeno l'ultimo regista a citare, copiare, rimescolare e trasformare qualcosa di già esistente e anche da tanto tempo. Non a caso uno dei registi a cui è più affezionato il ragazzaccio di Knoxville è proprio Sergio Leone, il quale pure lo anticipò nell'arte del riciclaggio cinematografico.


Un film, Per un pugno di dollari, che tutti associano all'idea stessa di Western all'italiana o Spaghetti Western, proprio perché ne è il Manifesto. Duelli, primissimi piani, inquadrature originalissime (il dettaglio degli stivali lo si trovava addirittura negli sfondi disponibili di ben noti telefonini di origine finlandese) sangue a fiotti rossi che nemmeno una scatoletta squarciata di passata di pomodoro, sparatorie, inseguimenti a cavallo, ma soprattutto una colonna sonora da pelle d'oca (Morricone genio incontrastato ed incontrastabile in questo genere). Un film Canovaccio. Tutti gli ingredienti sono dosati alla perfezione ed il risultato è che 50 anni dopo la sua uscita questo film rimane il western preferito della maggior parte del pubblico di qualsiasi età e nazionalità.


Per un pugno di dollari, uscito nei cinema in questi giorni nella versione restaurata ad opera della Cineteca di Bologna, è un capolavoro imperituro della cinematografia non solo italiana, ma anche mondiale, che merita di occupare un posto nelle videoteche di tutti coloro amino definirsi Cinefili, insieme ai suoi due Fratelli: Per qualche dollaro in più, ma soprattutto Il Buono, il Brutto, Il Cattivo, anch'essi in futura programmazione (giugno/luglio 2014) nelle sale a marchio The Space Cinema di (quasi) tutta Italia




    Lo so, non si fa al cinema, ma non ho resistito... 

mercoledì 18 giugno 2014

OFF TOPIC - ANNI '90: I VIDEOCLIP


Dato che ormai il nostro amico Cannibal Kid sforna una top ten alla settimana, mi sono voluto prodigare anch'io nell'elegante arte della Decalogologia (esisterà, boh? Al massimo ho coniato un nuovo termine). Chi come me è nato a cavallo tra gli anni '70 e gli '80, si sarà ritrovato sicuramente a riempire i vuoti pomeriggi post-scolastici guardando ore e ore di Tv. I mi facevo letteralmente di Mtv, Videomusic (prima che si trasformasse in quell'orrido canale chiamato Rete-All-music, oggi sostituito da Deejay TV, credo) e, visto che ero pure dotato di antenna satellitare, di tutti quei canali inglesi, tedeschi e francesi che trasmettevano video musicali 24 ore su 24. 
Ebbene, quegli anni hanno rappresentato, a mio avviso, il picco massimo della creatività videomusicale. Non che ora i videoclip musicali facciano schifo, anzi, ma tra quelli dell'ultimo decennio del ventesimo secolo troviamo dei piccoli capolavori inarrivabili che mi hanno marchiato a fuoco anima e cervello. Eccoveli.

10
The Cardigans
My favourite game
1998


9
Red Hot Chili Peppers
Under the bridge
1991


8
Green Day
Basket case
1994


7
U2 
Hold me kiss me thrill me kill me
1995


6
Michael Jackson
Black or White
1991


5
Fat Boy Slim
Right here Right Now
1998


4
The Prodigy
Smack my bitch up
1997


3
The Chemical Brothers
Hey Boy Hey Girl
1999


2
Aerosmith
Trilogia Cryin'/Crazy/Amazing
1993




1
Guns N' Roses
Trilogia Don't cry/November rain/Estranged 
1991




 Che ne pensate? Commentate ed elencate i vostri video preferiti, mi raccomando!!!

lunedì 16 giugno 2014

X-MEN - DAYS OF A FUTURE PAST


Ed eccoci ad uno degli appuntamenti che più aspettavo: il nuovo capitolo della saga Marvel più spettacolare dopo quella degli Avengers, ovvero X-Men. 
E' sempre difficile, per me, realizzare una recensione su questi cinecomics (capitolo a parte merita quel capolavoro assoluto targato DC Comics che è la Nolaniana trilogia de "Il Cavaliere Oscuro" che va ben oltre il semplice "fumetto"), quindi quella che segue, più che una recensione, sarà un semplice commento generale molto personale.  
Tra capitoli effettivi e vari Spin-off (Wolverine) siamo già giunti al settimo episodio ed il rischio di ritritare il già tritato e creare un pasticcicaccio brutto era davvero grande. Merito va dato al regista Bryan Singer di aver plasmato la storia dei fantastici mutanti in maniera a dir poco perfetta, stravolgendo e, in parte, cancellando gli eventi narrati nei capitoli precedenti, in particolare in X-men,  X-Men 2 e X-Men - First Class (L'Inizio). X-Men - Conflitto finale è stato completamente riassorbito e ora è come se non fosse mai stato girato. 


Addentrandoci nella storia, Wolverine (Hugh Jackman) e soci vengono convocati da Magneto e Professor X per impedire a Mystica di compiere una scelleratezza datata anni '70: infatti si avrà a che fare con il viaggio nel tempo, non fisico, bensì mentale. L'obiettivo della mutevole mutante (una splendida Jennifer Lawrence) è il professor Trask, colui che creerà le sentinelle con lo scopo di eliminare dalla faccia della terra ogni singolo individuo dal DNA mutante. Ovviamente il prescelto per affrontare questa missione sarà Wolverine grazie anche alla sua resistenza fisica, e quindi anche mentale, pressocchè illimitata.


Bisogna seguire attentamente ogni singolo fotogramma per non perdersi nella variegata trama composta da innumerevoli salti temporali, flashback e flashforward. Si rischia seriamente la nevrosi. Ma ormai ci siamo abituati e quindi il compito non risulta poi tanto arduo. Certo, se si arriva a vedere quest'ultimo capitolo, bisogna per forza aver già visto tutti i precedenti, altrimenti non ci si capisce nulla. 
Come già anticipato scrittura e direzione sono, a differenza di altri capitoli precedenti, impeccabili (salvo gli stravolgimenti di cui sopra) e il tutto è incorniciato da acrobazie registiche ed effetti speciali sbalorditivi. 
In particolare mi è rimasta impressa una sequenza al rallentatore con protagonista il fantastico Quicksilver ed un sottofondo musicale che ai più farà venire in mente una certa scena di un certo film in cui un certo personaggio dagli occhi a mandorla canticchia in un ascensore, accompagnato dal suo amico barbuto e bambinone. Dai che avete capito... 
Quello che ne viene fuori è un Blockbuster spettacolare, avvincente e pieno di suspance (ma anche di Humor in chiaro/scuro) che, nonostante le due ore e mezza circa di durata, non fa calare mai l'attenzione (o la palpebra). 


Cos'altro si può dire se non che attendiamo impazientemente il prossimo capitolo, già annunciato dallo stesso Singer, che avrà il titolo di "X-Men - Apocalypse" (2016)? 
Niente, Buon Divertimento!!!

venerdì 13 giugno 2014

OFF TOPIC: I MIEI MITI CALCISTICI

Il Mondiale è appena iniziato, l'Italia giocherà domani nel più fantozziano dei sabati sera a base di Familiare di Peroni gelata, frittatona di cipolle e rutto libero, proprio contro l'Inghilterra. Spero di non ricevere telefonate del Filini di turno che intima me e mia moglie di recarci al cinecircolo per una proiezione di film cecoslovacchi con sottotitoli in tedesco, ma anche se capitasse questa sarebbe la mia risposta: 



Comunque, l'amico Cannibal Kid qui ha stilato la sua personale TOP 10 in fatto di calciatori. E come potevo esimermi dallo stilare la mia?
Doverosa premessa. Io sono MILANISTA (come trasparirà da questa classifica). Non posso inserire tra i miei miti calcistici giocatori che, seppur bravissimi o comunque più bravi di questi dieci (ma ne dubito altamente), mi sono sempre stati sulle palle, uno su tutti Maradona: con la palla tra i piedi era Dio. Ma l'ho sempre schifato dal punto di vista umano.
Seconda doverosa premessa: Prime tre posizioni a parte, dalla quarta in giù saranno tutte Ex Aequo.  
Dunque, iniziamo. 
10.
LUIS NAZARIO DA LIMA 
RONALDO
Secondo me, insieme al primo di questa Top 10, il più forte centravanti di tutti i tempi. Ho avuto la fortuna di vederlo indossare anche la maglia della mia squadra e, seppur avesse già imboccato da un bel po' il viale del tramonto, mi ha comunque regalato brividi ed emozioni come solo campioni come lui sanno fare. Non nascondo la mia invidia verso i cugini quando lo acquistarono dal Barcellona. Ma anche guardarlo giocare con quei coloracci addosso era una gioia per gli occhi. L'unica volta che è transitata in casa mia una maglia nerazzurra, portava il suo numero ed il suo nome sul retro. R9. 


9. 
RUUD GULLIT
Aaaaaaaah che giocatore!!! Ipnotizzava gli avversari con le sue treccine, potente, velocissimo, con due piedi da fenomeno. Boskov, alla Samp, lo definì "Cervo che esce di foresta". Mai definizione fu più azzeccata. Una vera forza della natura. Al Milan vinse tutto con Sacchi e un po' anche con Capello. Chi non ha mai indossato il celebre cappellino con le treccine in suo onore? Un grandissimo. 


8. 
ZVONIMIR BOBAN
Pellegatti lo chiamava "Milano vende moda". La sua eleganza (dentro e fuori dal campo) è immensa. L'ho sempre adorato come calciatore e come uomo. Anche adesso che fa il telecronista riesce ad essere sempre preciso e mai sopra le righe (tranne quando deve, come quando zittì quel parrucchino parlante di Antonio Conte - mannaggiaallui -). Grande Zorro. Sempre nel cuore. 


7. 
DEJAN SAVICEVIC
Il Genio. Se ne stava sempre un po' sulle sue, da bravo slavetto un po' zingarello. Come tutti i geni, faceva un po' come cazzo gli pareva. Se non aveva voglia, era meglio che stesse a casa a guardarsi la partita sul divano. Ma quando era in giornata (vedi Atene 1994, finale Champions Milan-Barcellona) faceva sfracelli che nemmeno Godzilla. La Carezza del Montenegro. Un piacere vederlo giocare. 


6.
ZLATAN IBRAHIMOVIC
Io sono Zlatan, e voi chi cazzo siete? 
Penso non si debba aggiungere altro. 


5.
ROBERTO BAGGIO.
Questo qui è stato il Maradona italiano. Ovunque abbia giocato, ha trovato solo affetto ed applausi da parte dei tifosi (invece è stato bistrattato quasi da tutti gli allenatori che ha trovato sulla sua strada). Persino il rigore sbagliato ai Mondiali di USA 1994 gli è stato perdonato come si perdona una marachella ad un bambino. Immenso. Fantastico. Unico. ROBERTO BAGGIO. 


4. 
ANDRIY SHEVCHENKO
Cantavamo, in curva, Non è brasiliano però / che gol che fa/ il fenomeno lascialo là / qui c'è Sheva e solo a pensarci mi viene la pelle d'oca. Pesce veloce, così lo soprannominò Lobanowsky ai tempi della Dinamo Kiev, dove esplose Sheva, prima di venir preso dal cravattone giallo di via Turati per controbattere il colpo dei cugini dell'anno prima (Ronaldo). Divenne in breve tempo l'idolo di tutti i tifosi milanisti, ma non si macchio mai di gesti irriverenti nei confronti degli avversari e per questo è stato sempre rispettato e onorato da tutti i tifosi in genere. Caterve di gol, in particolare un rigore, quello decisivo, segnato contro Buffon(e) nella storica finale di Manchester contro l'odiata Giuventus nel 2003. Per quel rigore io, come tutti i tifosi rossoneri, STO ANCORA GODENDO!!! 


3.
PAOLO MALDINI
The History Maker. Anche lui, onorato e rispettato da tutti gli sportivi per le sue immense classe, eleganza e forza. Ha vinto tutto e più volte. Il più forte difensore di sempre, dopo chi gli sta sopra in questa top ten. Ma non lo penso io. E' così. E' un dato di fatto inconfutabile. Paolo Maldini. 


2.
FRANCO BARESI. 
IL CAPITANO. 
E' storia. E' FRANCO BARESI. Nessuno mai come lui. 


1.
MARCO VAN BASTEN
IL PIU' FORTE CENTRAVANTI DI SEMPRE. 
E io ho avuto la fortuna di vederlo in azione. Voi potete tirarmi fuori tutti i nomi che volete. Ma questo gol l'ha fatto solo lui.

















giovedì 12 giugno 2014

GOMORRA - LA SERIE: L'ITALIA DELLE FICTION HA IL SUO CAPOLAVORO DI RIFERIMENTO


E' furnut o' telefìlm!!!
Come tanti avranno capito, Gomorra - La Serie mi è piaciuta, ma proprio leggermente eh...
Era dai tempi di Lost che non venivo catturato così violentemente da una serie TV. Per di più ITALIANA!!! Preceduta da Romanzo Criminale che, a detta di molti, è anch'essa una serie Capolavoro (ma io non l'ho seguita: ho preferito il film, ma ancora di più il romanzo), prodotta da Sky, a mio avviso Gomorra - La Serie ha sbaragliato qualsiasi altra produzione seriale italiana. Mai si è visto un prodotto così potente e comunicativo come questo. Mai una rete a pagamento aveva registrato ascolti così alti con una serie TV. Mai una serie TV era stata acquistata da così tanti network stranieri (Europa e Mondo).


Il segreto? Facile: quando una cosa è fatta bene, viene apprezzata. La RAI e Mediaset continuano a proporre fiction che giudicare discutibili è come far loro un complimento. Roba tipo "Don Matteo" o "Il Peccato e la Vergogna" sono prodotti che magari hanno un seguito altissimo, ma sono, oggettivamente, delle produzioni mediocri che, non appena verranno cancellate dai palinsesti, cadranno inevitabilmente nel dimenticatoio mediatico. Gomorra invece è diventata un Cult nello stesso momento in cui è stata messa in onda. Molto più del romanzo di Roberto Saviano da cui è tratta. Molto più del film che ne seguì la pubblicazione.


E non sono mancate le polemiche. Come sempre. Addirittura Napoli venne tappezzata di manifesti di protesta nei confronti di questa serie, e anche su giornali e TV è stato ampissimo il fronte del "Gomorra mette in cattiva luce Napoli e l'Italia intera!!!". Come se ci fosse bisogno di una serie TV per fare ciò. Basta seguire un qualsiasi TG e, come leggemmo un po' tutti in "Io speriamo che me la cavo" della buon'anima di Marcello D'Orta, "quann'esce Napule a' rint nu Tiggì, vuol dire ch'è success' 'nu 'uaio" (Quando al Tg si parla di Napoli, vuol dire che è successo qualcosa di brutto).
In realtà, l'unica cosa che viene messa in cattiva luce grazie a Gomorra - La Serie è la Mafia (nello specifico, la camorra). Questo cancro che pare resistere a qualsiasi tipo di cura e allargarsi senza freni tra la gente, le istituzioni, viene analizzato alla perfezione tramite i personaggi ed i fatti narrati all'interno di una lotta tra clan che poi si trasforma, con il susseguirsi degli eventi, in un sanguinoso tutti contro tutti pieno di colpi di scena.


Tre registi si sono alternati dietro la MDP (Stefano Sollima, Francesca Comencini e Fabio Cupellini) e tutti e tre insieme hanno fatto sì che ogni dettaglio fosse curato alla perfezione. Aggiungiamoci un cast formato soprattutto da bravissimi quanto sconosciuti attori teatrali (a parte Marco D'Amore, già visto sul Grande Schermo al fianco di Toni Servillo in "Una vita tranquilla", ma attore di teatro pure lui), e uno staff tecnico di prim'ordine (fotografia, scenografia, suono in presa diretta e colonna sonora spettacolari) e il gioco è fatto: la serie tv made in Italy più seguita di sempre su una Pay TV (e aspettiamoci iperbolici risultati dell'audience anche per la messa in onda in chiaro, su La7), nonché il più venduto all'estero tra tutti  i prodotti televisivi de noantri.


Erroneamente, a mio parere, Gomorra viene inserita nella categoria "Fiction". In realtà è un film suddiviso in 12 puntate di circa 50 minuti l'una, che ha uno stile lineare, unico e pulito (nonostante i registi impegnati siano ben tre), una trama molto comprensibile, asciutta, ma nello stesso tempo ricchissima di contenuti che vanno dall'introspezione psicologica accuratissima dei personaggi (principali e non), alle logiche di potere all'interno di clan o, andando più in profondità, all'interno delle famiglie che poi causeranno la guerra finale senza esclusioni di colpi, anche di scena, non solo di pistole e Mitra. I Savastano, i Di Marzio, i Conte, Malammore, Zecchinetta, Danielino, per citare i personaggi più in vista di questa serie, si incrociano in una lotta per il potere (soprattutto tra i primi tre di questa lista) che avrà un epilogo tanto tragico quanto sorprendente e ricco di suspance.
Rimaniamo tutti i attesa (spasmodica è dire poco) dell'annunciata seconda stagione.


lunedì 9 giugno 2014

EDGE OF TOMORROW - SENZA DOMANI


E' giunta l'estate e il livello delle uscite cinematografiche, come da abitudine, cala vistosamente al salire delle temperature. Sì, si è appena conclusa la Kermesse di Cannes e qualche buon film lo si può recuperare lo stesso, ma col piffero che la 3 te li passa a gratis... 
Comunque, dato che mi erano rimasti da vedere solo gli X-Men ed Edge of Tomorrow, ho optato per il secondo perchè mi incuriosiva di più (tranquilli, non mi lascerò scappare Fassy, Jackman e compagnia bella, ho già fissato la data per andarli a vedere). 


Dunque Doug Liman (The Bourne Identity, Mr. and Mrs Smith e Fair Game tra i film da lui diretti) adatta al grande schermo una light novel giapponese intitolata All you need is kill dirigendo l'inedita coppia Tom Cruise - Emily Blunt in un action-fantascientifico ambientato in un futuro non troppo lontano, in cui la guerra è globale e vede impegnato il genere umano contro invasori alieni chiamati Mimics. L'Omega (il mimic supremo) ha il potere di resettare il tempo, facendo ricominciare tutto da capo in caso di morte di uno degli Alfa (i componenti dell'esercito dei mimic insieme agli artigli). Quindi, penserete: una guerra dal risultato scontato come i prezzi durante i saldi. Ma... Tom Cruise, alias Maggiore William Cage, facendosi esplodere in battaglia, viene bagnato dal sangue di un alfa che lo sta per ammazzare, ricevendo in dono il potere  di ritornare a vivere dal giorno prima. E lo stesso potere lo aveva, prima di una trasfusione che glielo tolse, il soldato Rita Wratasky (Emily Blunt), che muore subito dopo aver conosciuto Cage, appena sbarcato sulla spiaggia/campo di battaglia. E così inizia il Loop. L'obiettivo è trovare ed uccidere l'omega. Cage muore in battaglia e si risveglia il giorno prima della stessa. E ogni volta tenta di portare a casa la pelle agendo diversamente dal giorno prima e cercando di salvare anche Wratasky. Come in un videogioco in cui muori e riparti dall'ultimo check point, tentando di superare il livello e magari di arrivare fino in fondo.


O come "Ricomincio da capo" con Bill Murray in cui questo si sveglia sempre nel giorno della marmotta. O come in Ritorno al futuro parte II in cui Marty McFly torna indietro nel tempo per tentare di rubare al Giovane Biff il grande almanacco sportivo. O come The Butterfly Effect in cui Ashton Kutcher, leggendo i suoi diari, torna indietro nel tempo e cerca di porre rimedio ad errori fonti di guai e disgrazie... Insomma, avete capito. Roba ampiamente già vista e rivista. Se da un lato la trama è quello che è, e anche il finale è ampiamente prevedibile, dal lato puramente tecnico si può dire di essere di fronte ad un film ben confezionato, in cui le scene di battaglia sono girate ottimamente e il ritmo non cala quasi mai. Un ottimo film degno della stagione estiva che sta per cominciare, e che sta riscuotendo anche un buon successo ai botteghini. Un Tom Cruise che si è parzialmente ripreso dopo quel floppino di Oblivion e una Emily Blunt che si toglie di dosso i panni dell'elegante e un po' snob ragazza della downtown ed interpreta molto credibilmente una soldatessa con le palle come non se ne vedevano da tempo. Apprezzabile, inoltre, l'omaggio (voluto?) al D-Day con lo sbarco dell'esercito sulla spiaggia, che ha ricordato, almeno a me, la sequenza iniziale di "Salvate il soldato Ryan" di Steven Spielberg. 
6,5 glielo diamo, che siamo buoni. 


martedì 3 giugno 2014

METTI UN POMERIGGIO AL CINEMA IN BICICLETTA



Avere una moglie che sta scrivendo la tesi di dottorato, per me, significa che ci sono Week End in cui ho interi pomeriggi (perché la mattina del sabato e della domenica, salvo rare eccezioni, si dorme minimo fino alle 12) da passare forzatamente fuori di casa per non intralciare il lavoro di quella santa donna che subisce i miei sproloqui sul cinema e quant'altro ogni santo giorno. Anche se, lo ammetto, la domenica appena passata avrei voluto diventare tutt'uno con il divano, magari guardando un po' di film in DVD.
E allora, dato che l'occasione era propizia, ho unito le due cose che più mi rilassano all'infuori del divano: la bicicletta e il cinema. Di pomeriggio. Roba che non andavo al cinema la domenica pomeriggio dai tempi del liceo. Il cinema corrispondente alla mia meta dista da casa una quindicina di km, da percorrere in mezzo ai campi (o in alternativa c'è la statale tutta dritta, ma dopo uno si annoia). Il film designato per allietare la mia domenica ciclo-cinefila era Maps to the stars di David Cronenberg. 


Il film sarebbe iniziato alle 17, ma per evitare inghippi mi sono preso un gran margine di anticipo, e sono uscito di casa alle 14,30. "Così non sarò costretto a fare una cronometro e inoltre non pezzerò eccessivamente la maglietta andando piano", pensavo. E infatti, seppur con andatura molto blanda alle 16 ero già davanti al cinema. Una ventina di minuti l'ho persa per rimettere a posto la catena che durante una salitella ha ben pensato di sganciarsi sia dalla corona davanti che da quella dietro... Complice il copricatena della fottuta citybike, ho dovuto impiastricciarmi le mani di grasso per rimetterla a posto. Risolto l'inconveniente ho proseguito la scampagnata fino a destinazione. 


Ma veniamo al film. Dicevamo, Maps to the stars. Ah sì, ho scelto quel film perchè mai e poi mai sarei andato a vederlo se non da solo, e quindi ho preso la palla al balzo. Maps to the stars. Mmmh... No, non ci siamo. Un regista della madonna, un cast della madonna, una pubblicità della madonna, e poi mi fai vedere 4 malati di mente che si scannano tra di loro tra le mura patinatissime delle ville delle stelle di Hollywood??? Sarà che io sono alquanto limitato in fatto di "cinema d'autore", per di più Cronenberg non è nemmeno uno dei miei idoli. Ma Maps to the stars mi è parso un film malinconicamente e noiosamente VUOTO. Sì, insomma, lo sanno tutti che ad Hollywood sono tutti da rinchiudere in un manicomio e buttare via la chiave. E poi? Il succo è solo questo? O c'è dell'altro in profondità? Illuminatemi. Ho letto che molti lo definiscono addirittura un CAPOLAVORO. Ma veramente? Chiedo anticipatamente scusa a chi sostiene che sia un bel film, ma lo/la invito a scrivermi le motivazioni del suo pensiero positivo. 


COME SE NON BASTASSE, la prima mezz'ora di film è stata rovinata da quattro vecchi deficienti che hanno fatto tutto ciò che mi fa imbestialire mentre sto guardando un film al cinema: sono entrati in ritardo, hanno fatto casino cercando i loro posti (la sala era vuota, fregatevene e sedetevi nei primi 4 posti che trovate liberi senza rompere i coglioni a me e alle altre 5 persone presenti in sala!!!), una volta seduti hanno tirato fuori sacchetti e sacchettini rumorosissimi, non contenti hanno iniziato a chiacchierare ad altissima voce commentando ogni singola scena del film e, per ultimo, i loro telefonini hanno iniziato a trillare a volume mille e, con grandissima nonchalance, hanno preso tutte le chiamate ed hanno conversato amabilmente come se si fossero trovati in mezzo ad un incrocio cittadino trafficatissimo. Meno male che il film gli faceva schifo e così come sono arrivati se ne sono andati, inveendo oltretutto contro Cronenberg e facendo sapere che sarebbero andati nella sala affianco a vedere clandestinamente gli Xmen. Ecco bravi, se non vi foste alzati voi, vi avrei portato fuori di peso io!!! Scusate lo sfogo... Comunque non avevano tutti i torti ad inveire contro Cronenberg... Ma c'è modo e modo.


Finito il film, avevo un'espressione tra lo stralunato e l'incazzato (anche per colpa dei vecchi di cui sopra), in più mi ritrovavo con 15 km di strada da fare in bicicletta e il film un po' di forze me le aveva tolte. Ma sono tornato a casa sano e salvo (e anche un po' stanchino, diciamolo). Esperienza da riprovare, certo, ma spero di non dover commentare così negativamente il film che vedrò... 

lunedì 2 giugno 2014

3 DAYS TO KILL: KEVIN COSTNER FORMATO FAMIGLIA

3 DAYS TO KILL: KEVIN COSTNER FORMATO FAMIGLIA.


Questa recensione in anteprima è pubblicata anche sul blog Theoscarface dell'amica Emanuela con la quale collaboro.
Quando pensiamo a Kevin Costner, ci vengono subito in mente film come Robin Hood - Principe dei Ladri, Guardia del Corpo, Balla coi Lupi e Un mondo perfetto: i suoi film di maggior successo. Dopo questi tre, ci appare come un Golem d'argilla quella mostruosità di Waterworld che ha fatto leggermente (eufemismo) calare l'attenzione nei confronti di questo attore/regista che oggi si è addirittura svenduto ad una nota marca di tonno in scatola, risultando oltremodo ridicolo. Ma... C'è un ma. Quello che vi presentiamo oggi è un film che potrebbe riportare sulla cresta dell'onda questo sex symbol degli anni '90, un po' troppo frettolosamente dimenticato. 3 days to kill scritto da Luc Besson e diretto da McG (conosciuto per Charlie's Angels, Charlie's Angels più che mai, Terminator - Salvation, Una spia non basta, più tutta una serie di documentari musicali su gruppi come Korn, Cypress Hill ed Offspring) ci riporta indietro di 20 anni, a quando cioè i film di azione e spionaggio mescolavano in sé elementi come l'ironia, il romanticismo, la comicità e li coprivano con una patina Noir a rendere il tutto più, passatemi il termine, cazzuto. La firma di Besson su questo Thriller/Action/Comedy si legge fin troppo chiaramente, tanto da sembrare nello stesso tempo un omaggio al suo Lèon ma anche un chiaro tentativo di far rivivere in una persona sola i personaggi interpretati da Kevin Costner nei sui film sopra citati. E dobbiamo dire che l'esperimento è pienamente riuscito.


Ethan Runner (Costner), un ex-agente della CIA prossimo alla morte per un tumore apparentemente incurabile, separato dalla moglie Christine (Connie Nielsen) e dalla figlia Zoey (Hailee Steinfield) che vivono a Parigi, viene avvicinato da Vivian Delay (Amber Heard), altro agente CIA a cui è stata affidata la missione di eliminare un terrorista internazionale chiamato The Wolf (Richard Sammel) insieme al suo braccio destro L'Albino (Tòmas Lemarquis). In cambio della sua collaborazione la donna gli offre un rimedio sperimentale contro il suo cancro. In concomitanza con questo ultimo suo incarico, da svolgere nella capitale francese, tenterà di riavvicinarsi alla figlia e alla moglie per passare con loro gli ultimi mesi della sua vita.


La cornice dell'elemento spionistico - action racchiude in sé un quadro che a sua volta è un insieme di storie e temi diversi che vanno dal rapporto tra un padre/marito con figlia/moglie da riconquistare, al tema sociale dell'integrazione razziale (Ethan si ritroverà l'appartamento occupato da una numerosa e pittoresca famiglia africana e imparerà a conviverci). Ma quello che salta più all'occhio è la personalità di Ethan Renner: freddissimo quando si tratta di usare le armi quanto estremamente premuroso nel ruolo di padre cui, per tre giorni, verrà affidata la figlia in assenza della madre in viaggio per lavoro. Il dna di questo personaggio lo ritroviamo in Lèon, cui la sceneggiatura bessoniana e i dialoghi strizzano più di una volta l'occhio, anche per mezzo di citazioni dirette come quando Vivy accenna al suo lavoro definendolo "fare le pulizie". Come già accennato, però, in Ethan Renner ritroviamo un po' della Guardia del corpo Frank Farmer, un po' del rapitore Butch di Un Mondo Perfetto. E in questo ruolo Kevin Costner ci sguazza a meraviglia. Non avrebbero potuto trovare un attore migliore per questo personaggio.
A livello di sceneggiatura appare tutto impeccabile, a differenza dell'altro film uscito in questi giorni, sempre scritto da Besson, Brick Mansions. Il cast, oltre al più volte citato Kevin Costner, è molto ben assortito. In particolare la giovane Hailee Steinsfield (già ammirata ne Il Grinta dei Coen) risulta molto apprezzabile nel ruolo affidatole. E che dire della Femme fatale impersonificata in Amber Heard (Il potere dei soldi, Machete Kills)? Un ruolo disegnato perfettamente a sua immagine e somiglianza. Occupa benissimo lo schermo nelle scene che la vedono protagonista (che sono anche quelle cruciali per quanto riguarda la parte action del film) e non fa sentire la sua mancanza quando ne esce.


Molto ben girati sono gli inseguimenti che, anche per merito della magnifica Parigi che fa da sfondo, ricordano un po' quelli di The Bourne Identity, altro film ambientato in parte nella capitale francese.
Molto chiari risultano anche gli intenti morali di questo film e le loro tracce sono molto ben distribuite lungo tutta la pellicola, non risultando mai banali o estranee al tipo di storia raccontata.
In conclusione 3 days to kill si profila come un potenziale blockbuster adatto sia a chi ama l'action più spettacolare fatto di sparatorie ed esplosioni, sia agli amanti dei buoni sentimenti con quel pizzico di comicità che rende tutto più frizzante e godibile.