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sabato 29 marzo 2014

LO CHIAMAVANO TERENCE HILL


Dopo il compleanno del Maestro Quentin, festeggiato più che degnamente il giorno 27 marzo, vorrei spendere un post del mio umile bloggetto per  celebrare il settantacinquesimo compleanno dell'attore che ha accompagnato la mia infanzia e mi allieta tuttora in molte serate "televisive": Terence Hill, al secolo Mario Girotti. 


L'attore, oggi famoso, ahimè, per l'interpretazione di Don Matteo, è in realtà un vero e proprio simbolo del cinema italiano anni 70/80. La coppia formata con Bud Spencer (Carlo Pedersoli) è semplicemente sensazionale e penso che non ci sia nessuno, in Italia, che non abbia visto almeno uno dei film che hanno reso celebre questo duo comico in stile "Stanlio e Ollio" de noantri. Mi riferisco a perle come "Lo chiamavano Trinità", "Continuavano a chiamarlo Trinità" (in assoluto i film più visti e rivisti dal sottoscritto, anche grazie ad una massiccia riproposizione televisiva - in media 4-5 volte l'anno), "Altrimenti ci arrabbiamo" (grazie a questo film imparai ad usare il VHS: avevo 4 anni) "Più forte ragazzi", "Chi trova un amico trova un tesoro", "Io sto con gli ippopotami", "Due superpiedi quasi piatti", "Non c'è due senza quattro", "Miami Supercops", "Pari e dispari" e tutti gli altri film marchiati come "i film di Bud Spencer e Terence Hill". 



Ma non dimentico "Il mio nome è nessuno", in cui il Nostro fece coppia con Henry Fonda sotto l'occhio, per la verità abbastanza indifferente e scocciato, di Sergio Leone in collaborazione di Tonino Valerii. Ovviamente il tutto accompagnato dal grande Ennio Morricone. Quello fu, per Terence, il realizzarsi di un sogno. Desiderava tantissimo lavorare con Leone, e gli ruppe così tanto le scatole che il Maestro, per levarselo di torno una volta per tutte, lo accontentò. 


Facendogli  gli auguri, lo ringrazio anche per tutte le risate che mi ha fatto fare.
Buon Compleanno Terence!!!
E adesso, FAGIOLI!!!


giovedì 27 marzo 2014

QUENTIN TARANTINO'S DAY: HAPPY FUCKIN' BIRTHDAY FUCKIN' GENIUS



27 marzo 1963: nasceva quello che, di lì a meno di trent'anni, sarebbe diventato il simbolo della genialità estrema in campo cinematografico. Voglio celebrare questo giorno perché è anche grazie a Quentin e ai suoi film, paragonabili ad un filo di perle preziosissimo, se ora scrivo su questo blog.


La Sua filmografia, seppur non molto ampia, abbraccia un universo immenso di generi e storie che vanno dal Noir all'Anime giapponese, passando per la commedia, il dramma, il western, l'exploitation. Il pulp, genere cui tutti associano il Suo nome, non è assolutamente una Sua invenzione. Sì, insomma, è comodo da usare come etichetta per alcuni suoi film come "Reservoir Dogs" o, appunto "Pulp Fiction", ma Quentin, in verità, è un abilissimo "Chef" che ha colto ingredienti qua e là dal vastissimo buffet cinematografico dal quale si è nutrito sin dalla giovanissima età, mixandoli in un sensazionale e gustosissimo frullato di celluloide che si è trasformato poi nei suoi primi 7 film (8 se consideriamo anche "True Romance", da lui scritto ma diretto da Tony Scott): Reservoir Dogs, Pulp Fiction, Jackie Brown, Kill Bill Vol. 1 e Vol. 2, Inglorious Basterds e Django - Unchained.




Aggiungiamoci poi partecipazioni straordinarie ad altri film, soprattutto quelli diretti dal suo amicone Robert Rodriguez (per il quale spesso compare in piccoli cammei, a volte anche girando amichevolmente delle scene, come successe per Sin City), e l'episodio di "Four Rooms" - "L'uomo di Hollywood" in cui compare sia come regista/sceneggiatore che come attore, ed ecco che abbiamo un ARTISTA a 360 gradi (come se non bastassero i suoi film a dimostrarlo, ma è sempre bene sottolinearlo).


La cosa che mi ha fatto innamorare di Tarantino (cinematograficamente parlando, s'intende) sono i dialoghi: fiumi e fiumi di parole, magari inutili, magari senza un preciso scopo all'interno del film, ridondanti, eccessivi, pieni zeppi di parolacce ed intercalari. L'esempio più lampante lo abbiamo in "Pulp Fiction". Ogni scena, ogni situazione del film contiene almeno un dialogo memorabile. Non tanto per cosa i personaggi si dicono, ma per come se lo dicono: Zucchino e coniglietta, Jules e Vincent, Butch e Marcellus, Jules e Brett, Vincent e Mia, Lance e Vincent, per poi concludere con il brillante Signor Wolf e il preoccupatissimo Jimmy nel capitolo intitolato "La situazione Bonnie". Questa sequela di personaggi usa la propria bocca per esprimere concetti che Tarantino ha nella sua testa. Anche solo il fatto che Vincent disprezzi la maionese: Vincent odia la maionese perchè Quentin odia la maionese. Sappiamo di una scena di Kill Bill Vol.2 che Quentin si rifiutò di girare finché dal bancone non fosse sparito quell'immondo barattolo di maionese, sostituito dalla senape (la scena in cui Bill prepara i sandwich parlando della filosofia di Superman - tra l'altro altro monologo geniale, insieme a quello dello stesso Tarantino su Madonna e Like a Virgin in "Le Iene").


E poi, genialità nella genialità, Mia, che esalta i silenzi, perchè se non hai niente da dire, non devi per forza arrovellarti il cervello nel tentativo di trovare qualcosa da dire comunque. Puoi anche startene zitto e goderti il silenzio in santa pace. Tanto quelle che potresti farti uscire dalla bocca sarebbero solo puttanate. Insomma, il regista i cui film sono etichettati come quelli "più verbosi" di tutti, che fa esaltare ad un suo personaggio il silenzio. Se non è un genio lui... Beh... 


E poi adoro il continuo autocitarsi in ogni suo film: c'è sempre qualcosa, un oggetto, una situazione, un dialogo, un'inquadratura particolare (come le cosiddette "trunkshot", le inquadrature dal basso verso l'altro con la macchina da presa infilata in un bagagliaio)



che riporta inevitabilmente a qualcosa di già visto precedentemente in altre sue pellicole. Mi esalta sempre sentire Mia parlare del suo "pilota": le volpi forza 5, lei che è specializzata i "lame affilate", le sue compagne di cui una francesina e una giapponese... Tutte cose poi ritrovate nel suo film più "orientaleggiante" "Kill Bill" (la squadra assassina vipere mortali, Beatrix che usa le spade dei Samurai, O'ren Ishii, Sofie Fatale): Tarantino aveva evidentemente già in mente la storia che poi trasformò magistralmente in un bellissimo film.



Altra cosa che mi fa impazzire sono le scene di sangue. Ma lì forse sono malato io... Lasciamo perdere.
Non riesco a trovare nulla che non mi piaccia nell'opera filmica di Tarantino. Anche questo suo vezzo di riscrivere la storia con "Inglorious Basterds", che gli ha fruttato non poche critiche: A lui sarebbe piaciuto vedere morire Hitler all'interno di un cinema in fiamme. E cosa o chi poteva vietargli di rappresentare in quel modo la fine di uno dei più pazzi dittatori della storia? Niente e nessuno. Il cinema è evasione, è fuga dalla realtà. E' qualcosa che non deve per forza rappresentare il reale. C'è chi scrive libri su gente che vola su una scopa e sparisce sotto mantelli dell'invisibilità. C'è Tarantino che fa morire Hitler crivellato di colpi di mitragliatrice in un cinema in fiamme.  Dov'è il problema?


Mi sto forse dilungando troppo in quello che voleva solo essere un augurio di buon compleanno al mio regista preferito. Ma siccome ho deciso, scrivendo, di voler spiegare a chi avrà la voglia e la forza di leggere questo mio post il perchè a volte mi lascio un po' trasportare dall'entusiasmo nei suoi confronti, spero di aver fatto cosa ugualmente gradita.
Buon Quentin's Day a tutti!!!







martedì 25 marzo 2014

DIVERGENT - NON IMPORTA A CHI APPARTIENI, MA CHI SEI VERAMENTE


Questa recensione in anteprima è pubblicata anche sul blog con cui collaboro: Theoscarface.
È in arrivo in Italia (uscita prevista il 3 aprile) la trasposizione cinematografica di Divergent, primo capitolo della saga romanzesca che mescola avventura, fantascienza e romanticismo creata dalla scrittrice emergente Veronica Roth che, dopo aver raggiunto vette toccate sino ad ora solo dai vari Harry Potter, Twilight e 50 sfumature, sta spopolando negli Stati Uniti.
Il film, diretto da Neil Burger (già regista del thriller fantascientifico Limitless con protagonista il belloccio Bradley Cooper e del "magico" The Illusionist con Edward Norton), si appresta ad imitare nel successo il romanzo grazie alla collaudata formula alla Hunger Games di cui è appena uscito il secondo episodio (per il terzo, diviso in due per mero spirito capitalistico, dovremo aspettare il 2015). Il cast, formato per la maggior parte da ragazzi sulla ventina, è una delle componenti che maggiormente fanno pensare ad un'imitazione del suddetto prodotto young-adult e vede protagonista assoluta una Shailene Woodley (già vista in Paradiso Amaro al fianco di George Clooney) molto "Lawrenciana" sia nel fisico che nella resa psicologica del personaggio di Beatrice "Tris" Prior. Co-protagonista, nei panni di Tobias "Quattro" Eaton, troviamo il prestante Theo James (piccola parte per lui in Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni di Woody Allen e partecipazione attiva al quarto episodio della saga cinematografica Fatasy-Horror di Underworld), un mix tra Peta (Josh Hutcherson) e Gale (Liam Hemsworth). Completa il quadro dei protagonisti la figlia di Lenny Kravitz, Zoe, che interpreta Christina, compagna fedele di Tris nelle avventure cui assistiamo. Fiore all'occhiello una perfida e glaciale Kate Winslet nei panni del villain principale, Jeanine Matthews.


La storia, come anticipato, non è delle più originali: in un futuro non troppo remoto il mondo (dove per mondo si intendono gli Stati Uniti d'America) viene annientato da una spaventosa guerra. Per stabilizzare la situazione si decide di dividere la popolazione in fazioni distinte per carattere degli appartenenti:  i Candidi, di cui fa parte Christina, sinceri, dicono sempre la verità e si occupano della legislazione; i Pacifici che sono gentili, rigettano l'aggressività e sono specializzati in assistenza sociale e consulenze varie; gli Eruditi, con a capo Jeanine Matthews, dedicano la vita alla cultura e lavorano come insegnanti o ricercatori; gli Abneganti, di cui fa parte Beatrice, altruisti e caritatevoli, si occupano del governo della società; gli Intrepidi, dei quali Quattro è il capofazione, coraggiosi e forti, proteggono la popolazione come fossero una sorta di polizia. Infine troviamo gli Esclusi, che vivono al di fuori della società mendicando perché non sono riusciti a superare l'iniziazione a nessuna delle summenzionate fazioni. La vicenda narra di Beatrice che, arrivata alla maggiore età, si trova a dover scegliere se continuare ad essere un'abnegante o cambiare strada, abbandonando così la famiglia che l'ha vista nascere e crescere senza la possibilità di poter tornare sui suoi passi. Dopo aver scelto di passare agli Intrepidi, scoprirà, attraverso un test biologico/attitudinale, di non fare parte di una sola fazione, ma di tre insieme: Beatrice è sia Abnegante che Intrepida che Erudita. È dunque "Divergente". Tenendo nascosta la cosa poiché i Divergenti sono considerati soggetti poco controllabili ed instabili caratterialmente, quindi pericolosi, Beatrice continua il suo addestramento per essere definitivamente inserita nella fazione degli Intrepidi, rischiando più volte di venirne esclusa. Una volta raggiunto l'obiettivo, si troverà in mezzo ad una guerra scatenata da Jeanine Matthews per la presa del potere a discapito degli abneganti e per l'eliminazione di ogni forma di "divergenza".


Questo film può essere considerato benissimo una summa di molti altri già visti e di discreto successo: Hunger Games è probabilmente quello che ha influenzato di più Burger nella realizzazione di Divergent, ma non possiamo fare a meno di notare note di colore già apprezzate in Matrix (soprattutto nell'addestramento mentale cui Quattro sottopone Tris per evitare che venga esclusa dagli Intrepidi, ma anche nell'abbigliamento da civili dei personaggi), i riferimenti alll'onnipresente Harry Potter (l'appartenenza ad una fazione denota anche il carattere dei singoli membri) e l'immancabile omaggio a Twilight cui ogni storia d'amore presente in questo genere di film pare debba ispirarsi, come per effetto di una sorta di legge non scritta.
Dunque ci troviamo di fronte sicuramente ad un prodotto di cui si sa già il finale dopo poco più di mezz'ora dall'inizio, e anche la caratterizzazione dei personaggi sembra un prodotto da catena di montaggio. Di positivo c'è, quantomeno, un ritmo molto elevato e una buona cura delle scene d'azione e di battaglia (notevole, a parere di chi scrive, uno stallo alla messicana a quattro, ravvicinatissimo, che farà letteralmente sobbalzare sulla poltrona lo spettatore). I colpi di scena presenti, però, purtroppo non sono degni di tale nome: ampiamente preannunciati dall'incedere della storia, regalano al tutto un sapore amaro, più che agrodolce. Dalla maestosità con la quale il film era stato presentato ci saremmo aspettati un po' di più dall'ottimo Neil Burger, anche se il peccato originale è da ricercare in chi la storia l'ha scritta su carta, più che nel regista.
Nonostante tutto, pare che la pellicola sia comunque destinata, in base alla previsioni made in USA, ad un discreto successo di pubblico, soprattutto di fascia adolescenziale.

LIEBSTER AWARDS

Incredibilmente c'è, nella blogosfera, chi mi considera un critico con la "C" maiuscola e mi assegna, inaspettatamente, premi... Chi è questa matta? Vi chiederete... Ma come chi è? Ma è Lei, Benedetta del superblog "Oltre i confini del Cinema" (ovviamente dietro pagamento di un più che lauto compenso). Ebbene sì, Ella mi ha nominato tra i tre vincitori del Liebster Award, premio creato da blogger con un pubblico (per ora) limitato, con l'unico scopo di farsi pubblicità a vicenda, facendosi così conoscere un po' di più nel tortuoso e aggrovigliato mondo del web.


Ma in cosa consiste questo giro di nomination tra piccoli blogger? bisogna semplicemente nominare tre blogger amici e porre loro delle domande, incentrate sulle loro passioni, vizi, virtù e quant'altro. Bisognerebbe prima di tutto rispondere alle domande formulate dal blogger nel post in cui ti ha nominato. Ma visto che Benedetta ci ha lasciato piena libertà di agire, facciamo come da Marzullo: facciamoci una domanda, diamoci una risposta, e poi fuori dai cocomeri... ahahah... 
Cominciamo...
Le regole, comunque, sono:

1. Risponderai alle domande di chi ti ha nominato;

2. Premierai altri tre blogger con meno di 200 followers;

3. Comunicherai la vincita direttamente nei blog premiati;

4. Proporrai ai premiati ulteriori 10 domande.

1) Perchè ho deciso di aprire un blog di cinema? Perchè amo il Cinema, tutto: non ho un genere preferito (ma un regista sì, eccome se ce l'ho!!!!). Mi piacciono le commedie (anche romantiche), i film d'azione, i film noir, quelli d'animazione, i film demenziali, gli horror, gli splatter, i pepla, i western, financo ad arrivare ai musical e ai film muti, e se esistessero i film ciechi, guarderei anche quelli (Elio mi scuserà per la citazione).

2) Quali sono i miei film preferiti? Tempo fa partecipai ad un gioco bloggeroso chiamato i film della mia vita e nel relativo post che potete leggere qui ne ho indicati ben 37, uno per ogni anno partendo da quello in cui sono nato (ho dovuto inserire due "bis" per gli anni 1990 e 1991). Si parte con Apocalypse Now (1979) e si finisce con Django Unchained (2013). Ma se devo indicare un film che mi smuove l'anima, che mi esalta e al tempo stesso mi emoziona al solo pensiero, beh, il titolo mi viene fuori naturalmente e senza doverci pensare su troppo: "PULP FICTION". Badate, ce ne sono tantissimi altri che mi fanno un effetto simile. Ma quel film vince su tutti. E sarà molto difficile che venga spodestato dal trono del mio cuore cinefilo.

3)  Domanda classica, almeno quanto la 2: Il tuo regista preferito? Anche in questo caso non ho assolutamente dubbi: Quentin Tarantino. E ri-badate, adoro alla follia, come molti del resto, i vari Kubrick, Scorsese, Leone, Eastwood e Spielberg (solo per citarne alcuni). Ma Quentin lo venero come fosse un'entità superiore. Penso che perderei la parola se mai lo incontrassi... Non riesco a trovare difetti in nessuno dei suoi film, o in nessuna delle sceneggiature che portano la sua firma. Ognuno dei suoi film io lo considero un capolavoro, checchè ne dicano i Soloni della critica cinematografica. Quentin si ama o si odia. E io lo amo.  

4) Attori preferiti? Ecco questa è  una domanda che mi mette in seria difficoltà. Non ho un attore o un'attrice preferiti. Diciamo che li preferisco tutti tranne Nicolas Cage, Keira Knightley e Julia Roberts... Questi tre proprio non li reggo... Comunque Clint Eastwood, Robert Deniro, Leonardino Di Caprio, Jack Nicholson e Al Pacino li stimo moltissimo. E per le attrici Amy Adams, Jennifer Lawrence, Penelope Cruz, l'intramontabile Marilyn e Natalie Portman.     

5) Dato che di cinema si parla, parliamo proprio del cinema, inteso come luogo fisico: amo i cinema piccoli, quelli rimasti come erano una volta, magari anche multisala. Io li chiamo "I cinema in abito da sera".  Uno che mi è sempre piaciuto e che mi capita ancora di frequentare è il "Cinema Colosseo" di Milano. Da fuori sembra un Teatro, probabilmente in passato lo era anche. Un piccolo gioiellino tra i mille casermoni grigi e senz'anima chiamati multiplex, che comunque frequento assiduamente perché alla fine, ciò che conta sono solo i film che vedi. 

6)  Varie ed eventuali: mi piace, parlando, tirare fuori battute, frasi, citazioni dei film che hanno segnato la mia vita: il più gettonato tra tutti? Ritorno al Fut.... Mi hanno trovato, non so come ma mi hanno trovato SCAPPA MARTY!!! E poi, come già hanno anticipato Benedetta e Giuseppe, ho una passione sconfinata per il calcio e per il Milan, ma se siete, disgraziatamente, tifosi o simpatizzanti di squadracce quali Inter, Juve, Lazio o Verona (per citare quelle a me più indigeste), badate bene, io VI PERDONO!!!

E ora, passiamo alle nominations: AND THE LIEBSTER GOES TO:

1) Ieri, oggi, domani, perchè Beppe, come un guardiano silenzioso, si aggira nel web alla ricerca di incoscienti che giudicano la Trilogia Nolaniana del Cavaliere Oscuro "una cagata pazzesca". E io gli do volentieri una mano. Quindi state attenti. Inoltre sa tutto per quel che riguarda il cinema italiano. Consultate il suo blog come fosse un'enciclopedia. Troverete ogni risposta alle vostre domande. P.S. ho appena scoperto che anche lui mi ha nominato!!! Grazie Beppe!!!

2) Oltre i confini del cinema, perchè Benedetta da del tu al Cinema, come raramente ho visto fare. Una blogger giovanissima con una conoscenza da veterana!!! Brava, bravissima!!! Leggete le sue recensioni, sono delle autentiche chicche!!!

3) Theoscarface, perchè Emanuela, oltre ad essere bravissima e aggiornatissima su tutto ciò che riguarda il cinema, è anche colei che mi "regala" anteprime da recensire, e, sebbene questo rimarrà sempre e solo una passione, grande quanto volete, ma mai da diventare un lavoro (eh, magari!!!), mi rende un po' più "professionale" in quello che faccio con grande divertimento. Visitate il suo Blog (nel quale compaiono anche le mie recensioni in anteprima), mi raccomando. Vi controllo eh!!!

E con questo passo la palla a voi, cari amici blogger nominati!!! Fatevi delle domande e datevi delle risposte. Buon Liebster a tutti!!!










domenica 23 marzo 2014

NEED FOR SPEED

 

Titolo originale: Need for speed;
Anno: 2014;
Paese: USA;
Genere: Azione/Gamepic;
Durata: 130 min;
Regia: Scott Waugh;
Sceneggiatura: George Gatins;
Cast: Aaron Paul/Tobey Marshall; Imogen Poots/Julia Bonet; Dominic Cooper/Dino Brewster; Michael Keaton/Monarch; Dakota Johnson/Anita; Harrison Gilbertson/Pete;
Livello di ignoranza e tamarraggine: 300 alla pigreco/mezzi per mille;
Voto: 8/10 (perchè il film è il videogioco in versione cinematografica e non era facile realizzarlo). Un cinefilo con la puzza sotto il naso o un non amante dei videogiochi di corse gli darebbe un 2 senz'appello.


Trama: Tobey Marshall fa il meccanico nell'officina del padre che improvvisamente muore e lo lascia in mezzo ad un mare di debiti che lui non sa come saldare, se non attraverso la partecipazione a corse clandestine. Si scontrerà con Dino Brewster, corridore Nascar nonchè proprietario di una concessionaria di auto sportive d'importazione, il quale causa prima la morte dell'amico fraterno di Tobet, Pete, e poi lo sfiderà nella gara più clandestina di tutte, organizzata da Monarch, il trofeo Deleon. 


Premessa: Need for speed è uno dei videogiochi cui non mi stancherò mai di giocare con la mia carissima XBOX360. In particolare Need for speed Most Wanted. Penso che non esista niente di lontanamente paragonabile in ambito videoludico. Dal 2005 ad oggi ci hanno provato tutti ad eguagliarlo, ma nessuno ci è riuscito, creatori della EA Sports compresi. Insomma un capolavoro inarrivabile in ambito di Race Games.
Ora, partendo da tale premessa, tenterò di convincervi che Need for Speed non sia una boiata come molti avranno pensato dopo la visione del trailer. Intendiamoci, non siamo di fronte ad un film d'autore, e tantomeno ad uno scimmiottamento mal riuscito della famosissima saga di "Fast and Furious". 


Il film, contraddistinto dalla totale assenza di sequenze CGI, è in tutto e per tutto, la versione "umanizzata" del gioco. Ci sono tutti i dettagli che i videogamers fan della serie per consolle hanno ammirato nella versione Most Wanted: gallerie, strade, ostacoli, accessori auto e dialoghi, nonchè sequenze degli inseguimenti della polizia incredibilmente identici a quelli del videogioco. Ovviamente, essendo un film, ci hanno piazzato la love story e lo psicodramma della morte di un amico, quasi fratello, del protagonista, con relativa sete di vendetta, per amalgamare il tutto, con l'inserimento a macchia di leopardo di alcune gags che qualche risata l'hanno anche strappata. Gli attori, a dire la verita, mi sono sembrati un po' troppo "mummificati", a parte Michael Keaton che se l'è cavata abbastanza bene nei panni dello speaker radiofonico che accompagna con i suoi commenti le gare. Ma immagino la difficoltà nel reperire attori di grido per un film che altro non è che un videogioco trasposto su pellicola. 



I veri protagonisti del film sono le Automobili: Koenigsegg Agera (ben 3, di cui una andata totalmente distrutta), Ford Mustang, Lamborghini Elemento, Maserati e la stupenda Bugatti Veyron. E poi ancora abbiamo Elicotteri, pattuglie di polizia e squadre speciali di veicoli corazzati perfetti per come ce li ricordavamo nel videogioco. Numerose le sequenze iper-irreali ma con un tasso di spettacolarità elevatissimo. Ci tengo infine a sottolineare che il film è targato Dreamworks, e che quindi c'è lo zampino di Steven Spielberg (basta il nome).    
Bisogna approcciarsi a questo film con la consapevolezza che sia un prodotto quasi esclusivamente ad uso e consumo di un pubblico di teenagers e videogiocatori accaniti. E' una pellicola tecnicamente e graficamente ineccepibile. Io, personalmente mi sono divertito a ricomporre come un puzzle tutti i dettagli del videogioco che il regista ha saputo inserire qua e là per tutta la durata del film. E comunque l'avrei apprezzato ugualmente, perchè questi film tamarrissimi sono i miei Guilty Pleasures preferiti. 


martedì 18 marzo 2014

300 - L'ALBA DI UN IMPERO


Titolo originale: 300 - Rise of an Empire;
Anno: 2013;
Paese: USA;
Genere: Cinecomic;
Durata: 103 min;
Regia: Noam Murro;
Soggetto: Frank Miller;
Sceneggiatura: Zack Snyder/Kurt Johnstad;
Musiche: Junkie XL + Black Sabbath (War Pigs).
Cast: Sullivan Stapleton/Temistocle; Eva Green/Artemisia; Rodrigo Santoro/Serse; Lena Headey/Gorgo;
Voto: 8/10
Livello di Tamarraggine: in una scala che va da Settimo Cielo a Fast and Furious 6, la lancetta prende il volo e saluta facendo il classico gesto dell'ombrello, tanto caro ai nostri nonni.


Trama: Contemporaneamente alla famigerata Battaglia delle Termopili nella quale i trecento spartani con a capo Re Leonida, pur venendo sconfitti, tennero testa a migliaia di Persiani, l'Ateniese Temistocle affronta per mare, nei pressi di Capo Artemisio la flotta persiana comandata da Artemisia, alleata di origini greche del dio/re Serse...


Sette anni dopo il fenomenale "300", diretto da Zack Snyder, ecco l'altrettanto fenomenale "300 - l'alba di un impero".
Diretto da Noam Murro, sostituto del suddetto regista (che stava girando il pessimo "Man of steel") che comunque rimane co-sceneggiatore (insieme a Kurt Johnstad) di questo secondo capitolo cinematografico tratto dalla Comic Novel realizzata dal celeberrimo Frank Miller (autore tra gli altri di "Sin City", "The Spirit", e il bellissimo "The Dark Knight") intitolata "Xerxes" ma ancora inedita, essendo stati completati solo due capitoli su cinque (dunque ci si appresta ad aspettare un terzo episodio al cinema???).
Il film comincia male, molto male: uno spiegone con voce fuori campo di un quarto d'ora su come Serse sia diventato dio/re, sul perchè ce l'avesse tanto coi greci e su come Artemisia sia diventata Artemisia l'implacabile condottiera persiana (una sorta di O'Ren Ishii ante litteram, o almeno io l'ho vista così). Questi sono errori che potrebbero indurre chiunque ad alzarsi dalla poltrona del cinema e uscire sbottando. Io mi sono limitato a guardare le immagini che comunque erano molto esplicative e, francamente, non necessitavano di un'Alberta Angela che spiegasse il perché ed il percome... Comunque, superato l'inconveniente "Spiegone", il film parte a razzo con scene di battaglia per terra e per mare, con svariati collegamenti all'episodio precedente (non sarebbe esatto definirli "Flashback" perché in realtà le due battaglie, Termopili e Capo Artemisio, si tennero contemporaneamente), sangue a secchiate e arti mutilati che nemmeno in Kill Bill.


La cosa che salta subito all'occhio è la preponderanza della Cattiva ma splendida Artemisia/Eva Green rispetto al Buono e penso, per il pubblico femminile, gnoccolone Temistocle/Sullivan Stapleton: stessa cosa che si nota in "The Dark Knight" in cui uno strepitoso Joker/Ledger ruba in pieno la scena all'altrettanto eccellente Batman/Bale. E poi il tema della Vendetta, sia da una parte che dall'altra, mi fa ancora pensare a quel fottutissimo genio di Knoxville, ma poi mi pare di esagerare (ma sarà forse questo il motivo per cui mi è piaciuto tanto, o sono semplicemente andato di testa?).
Impreziosiscono ulteriormente la pellicola una splendida fotografia fumettosa che già avevamo apprezzato in 300, una colonna sonora esaltante, con una bellissima "War Pigs" dei Black Sabbath capeggiati dal quel grand'uomo che è Ozzy, a far da ciliegina sulla torta.
Non mancano, in questo calderone pieno di qualsiasi prelibatezza visiva, le scene Hot (Molto Hot) e molto apprezzabile risulta anche il cammeo, nemmeno poi così breve, di una Lena Headey/Regina Gorgo sempre in splendida forma (e la frase di scherno con cui accoglie Temistocle a Sparta è elegantemente esilarante nonché finemente pungente) e che, nel finale, mi ha esaltato tantissimo.


Come avrete potuto intuire dalla valutazione mia personale, il film non deve essere preso seriamente, perchè ai documentari ci pensano già History Channel e Rai Storia. Si tratta di un esercizio ludico di un regista palesemente tamarro che ha trasformato in live action una storia disegnata (benissimo) su carta.
E aggiungo che questo sia un vero e proprio "must see" per gli amanti del genere.



lunedì 17 marzo 2014

Boomstick Awards 2014


Senza ipocrisia, diciamo che, avendo scoperto questo "premio" leggendo qua e là sulle pagine amiche di Fb, mi aspettavo che il mio amico Giuseppe, amministratore del blog Ieri, oggi, domani, mi avrebbe nominato tra i sette vincitori, pur non meritandolo assolutamente. Ma qui non si tratta di meriti, oh... Peppe è un Amico!!! Puntualmente oggi mi trovo "taggato" in un suo post su Fb, e non nascondo che la cosa mi abbia lusingato profondamente... La Vanità... (leggetelo con la voce di Al Pacino/Giancarlo Giannini ne "L'avvocato del Diavolo")... Ihihihih...
Ideatore di questo riconoscimento che i blogger assegnano ad altri blogger è l'amministratore del blog Book and Negative, Mr. Hell. 
Ma approfondiamo meglio: 
il Boomstick è un premio per soli vincenti, per di più orgogliosi di esserlo. Tutto qua.
Come si assegna il Boomstick? Non si assegna per meriti. I meriti non c’entrano, in queste storie. (cit.).
Si assegna per pretesti. O scuse, se preferite. In ciò essendo identico a tutti quei desolanti premi ufficiali che s’illudono di valere qualcosa.
Il Boomstick Award possiede, quindi, il valore che voi attribuite a esso. Nulla di più, nulla di meno.
Ecco il banner dell’edizione 2014:


Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:
1 - i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore;
2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione;
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto;
4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come Egli (e per Egli intendo Hell) le ha concepite.
Ecco, ora vi è tutto più chiaro. 
Sono stati nominati (in ordine sparso):

1 - Ieri, oggi, domani: come dicevo, Peppe è un Amico, e come se non bastasse è un eccezionale conoscitore del cinema, sia nostrano che d'Oltreoceano. Per non parlare delle colonne sonore: è la Treccani delle colonne sonore!!! E in comune con me ha la sconfinata passione per il Cavaliere Oscuro, Sergio Leone e il calcio. Chiacchierare con lui saltando di palo in frasca da un argomento all'altro è sempre un piacere!

2 - Criticissimamente: Valentina è l'Amica che, tramite il suo blog, mi ha instillato la voglia di aprirne uno tutto mio. Mi ha incoraggiato e mi ha aiutato nella creazione, dandomi preziosi consigli. E poi mi saluta sempre durante il suo programma in radio (Criticissimamente parlando) su Ryar Web Radio

3 - Theoscarface: Emanuela ha avuto il coraggio di "ingaggiarmi" per le anteprime cinematografiche della zona di Milano, pur non conoscendomi, facendomi diventare un suo collaboratore e dando una parvenza di "professionismo" a ciò che io avrei continuato a fare anche solo per mia passione. Questo suo coraggio le vale questo premio.  E poi "ne sa", uuuuh se ne sa!!!

4 - Oltre i confini del cinema: Benedetta scrive talmente bene ed accuratamente le sue recensioni che renderebbe capolavori anche i film di Pierino che danno alle 3 di notte sulle reti regionali. Leggerla è sempre un piacere. E poi è troppo simpatica. 

5 - Il bollalmanacco di Cinema: Erica, per gli amici, la Bolla, è fenomenale: recensioni divertentissime e allo stesso tempo molto dettagliate. Tarantiniana DOC, espertissima nel Cinema Horror e tutto ciò che riguarda il fantastico mondo dei fumetti giapponesi. Punto di riferimento nella scelta dei film da guardare al cinema e/o in Tv. 

6 - Pensieri Cannibali: Marco, detto anche Cannibal Kid, e i suoi articoli e le sue recensioni sono quanto di più divertente possa girare nella blogosfera!!! Un blog.... NECESSARIO!!!

7 - Life Functions Terminated: Lorenzo ha un modo di approcciarsi al cinema tutto particolare. E lo leggo sempre con piacere. Scrive in maniera molto diretta ed essenziale, senza inutili fronzoli o timori referenziali. Pane al pane vino al vino: così si fa!!! 

Costoro possono a loro volta assegnare il premio ad altri 7 blogger, ma non arrogarsi la paternità del banner e del premio, quella è del papà sopra citato.
L’assegnazione del premio deve rispettare le 4 semplici regole sopra esposte. Qualora una di esse venisse disattesa, il Boomstick Award sarà annullato d’ufficio e, in sostituzione, verrà assegnato il:


E poi sono fatti loro... 

venerdì 7 marzo 2014

ANITA B



Titolo originale: Anita B;
Anno: 2014;
Paese: Italia;
Genere: Drammatico;
Durata: 90 min.;
Regia: Roberto Faenza;
Sceneggiatura: Roberto Faenza;
Soggetto: Edith Bruck;
Cast: Eline Powell/Anita; Robert Sheehan/Eli; Andrea Oswart/Monika; Nico Mirallegro/David; Moni Ovadia/Jacob; Jane Alexander/Sarah;
Voto: 7/10;
Trama: Anita è una ragazza ebrea ungherese di 16 anni sopravvissuta ad Auschwitz, al contrario dei suoi genitori, morti nel campo di prigionia. Senza famiglia e senza una casa, viene accolta dalla zia Monika che vive insieme al marito Aaron il piccolo roby, figlio dei due, e il cognato Eli (tutti usciti indenni dai rastrellamenti nazisti), in una casa confiscata ai tedeschi dopo la fine della guerra. Qui ricomincia a vivere, ma viene costretta a tacere dei suoi trascorsi nel campo di concentramento polacco.


Di film sull'olocausto ne sono usciti a migliaia, ma di film sul dopo, a parte "La tregua" (che però parla solo del viaggio di ritorno di Primo Levi da Auschwitz a Torino, come da omonimo libro) non se ne sono visti molti. Splende però nel panorama del cinema italiano, ormai ridotto ad un "commedificio", Anita B di Roberto Faenza, film drammatico uscito in sordina a metà gennaio e ritirato quasi immediatamente dalle sale, per poi essere ripresentato a distanza di un mese dal Cinema Mexico di Milano. Un film, Anita B, che tratta il tema della memoria, in questo caso la memoria della Shoah, che a molti ebrei sopravvissuti è stata negata, come successe all'autrice del Romanzo autobiografico da cui Faenza ha preso spunto, ovvero "Quanta stella c'è nel cielo", impersonata sullo schermo da Eline Powell. Dopo l'inferno del campo, inizia l'inferno della rinascita di Anita, rinchiusa in casa per non essere arrestata in quanto senza documenti, costretta a fare da "tata" al cuginetto e a non rivelare a nessuno i suoi recentissimi trascorsi. "Senza memoria non siamo nessuno": è questo che Anita continua a ripetersi nella testa, ed è per questo che tiene un diario, non potendo confidare ad altri i propri pensieri.


Ma Anita ha un forte spirito di lotta e vuole ricordare, non dimenticare, come vorrebbero imporgli prima la zia e poi Eli, con cui tra l'altro avvia una relazione d'amore molto tormentata. Alla lunga Anita si rende conto che la vera vita sarebbe ricominciata lontano dall'Europa, lontano dalla perfida zia Monika e dal falso Eli: in Palestina, a Gerusalemme. E con un nuovo amore (David, che ritroverà poi in Palestina) sbocciato in contemporanea a quello per Eli che si rivela infondato e naufragato a Praga nello studio di un ginecologo abortista dal cuore d'oro.
Contrapposte alla negatività di Eli e della zia Monika ci sono la tenacia nonchè la speranza rappresentate dai personaggi di Zio Jacob (Moni Ovadia) e Sarah (Jane Alexander) che appoggiano strenuamente la causa di Anita, il primo aiutandola dal punto di vista "burocratico", la seconda dal punto di vista "affettivo", proteggendola ed agevolando la sua fuga dall'Ungheria per raggiungere il suo sogno. E appoggiandola nella sua battaglia contro la cancellazione del ricordo.


Molto bella la fotografia utilizzata da Faenza, che ci consente di entrare pienamente nell'atmosfera della fine degli anni '40 - inizio '50 del secolo scorso, e anche le ambientazioni, le case, la fabbrica dove Anita trova impiego come cucitrice (controvoglia, dato che il suo sogno, poi realizzato, era quello di diventare una "donna di cultura", guadagnandosi la denigrazione da parte dei suoi familiari). Costumi dettagliatissimi. E anche un uso massiccio dei primi piani ad indagare nei pensieri dei protagonisti, soprattutto di Anita, visibilmente scossa da tutte le sventure accadutele, ma con un'enorme forza d'animo che le permetterà di lasciarsele alle spalle, pur senza cancellarle dalla mente, il che è, alla fine, il tema su cui poggia tutto il film.



martedì 4 marzo 2014

OSCAR 2014


Dopo due giorni di tentennamenti, ho deciso che non potevo esimermi da scrivere quantomeno un pensiero sulle assegnazioni, ormai note, anzi, arcinote, delle ambite statuette ad opera dell'Academy Hollywoodiana. Orbene, tirando le somme, posso affermare che le previsioni sono state rispettate in toto, o quasi. Dei film premiati, solo uno non è stato da me visionato: Her di Spike Jonze. Quindi non posso giudicare il premio alla miglior sceneggiatura originale come meritato o non meritato. Ma, dopo aver letto molti pareri in proposito, propenderei per la prima opzione. Nessuno infatti ne ha parlato male. 
Per quanto riguarda il film mattatore della serata, ovvero Gravity (qui la recensione) di Alfonso Cuaron, premiato come miglior regista, devo dire che non ho capito solo la premiazione per la colonna sonora. Non l'ho capita perchè, forse, non me la ricordo. Ricordo solo che quando andai a vederlo, in rigoroso treddì, rimasi letteralmente folgorato dall'intero impianto visivo/scenografico, oltre che dallo stile registico utilizzato. Una gioia per gli occhi. Quindi, secondo la mia modestissima opinione, tutti i premi tecnici assegnati a Gravity, ad eccezione di quello per la colonna sonora il cui giudizio lascio in sospeso fino a che non lo rivedrò (e chissà quando capiterà, dato che credo che in 2D perda il 50% del suo fascino, se non di più) sono più che meritati. E posso orgogliosamente sottolineare di averci preso quando lo definii, nel post della top ten del 2013, uno dei tre migliori film dell'anno.


12 anni schiavo (qui la recensione), altro dominatore del gran gala del Dolby Theatre, si è invece aggiudicato il premio come miglior film, quello per la miglior sceneggiatura non originale e il premio per la miglior attrice non protagonista (Lupita Nyong'o, che col suo discorso di ringraziamento mi ha fatto letteralmente sciogliere come neve al sole). Visione freschissima del film: anche in questo caso, ero uscito dalla sala con la convinzione di aver visto un filmone. Con quel cast, quella storia, ma soprattutto quel regista, non poteva che essere premiato.


Moti di gioia incontrollata mi hanno provocato le premiazioni per il miglior attore protagonista e non protagonista, entrambi facenti parte del cast di Dallas Buyers Club (qui la recensione): Matthew Mc Conaughey e Jared Leto. Beh, che dire? Fenomenali nelle interpretazioni (e nelle diete dimagranti?): prima di vedere il film ero convinto che Leonardo Di Caprio non avrebbe avuto rivali questa volta, ma mi sbagliavo. Premio meritatissimo per l'ex Magic Mike, e ancora di più per il poliedrico Jared Leto, cantante, musicista, attore, ballerino, pittore, regista di video clip e chi più ne ha più ne metta. Un mostro di bravura, anche nell'interpretare un ruolo così difficile come quello di un trans sieropositivo. Felicità. 




Sono rimasto molto soddisfatto anche per il premio a Cate Blanchett per la miglior attrice protagonista in Blue Jasmine (qui la recensione) di Woody Allen: non insultatemi, ma lo avevo scritto che la divina Cate era da Oscar in questo film!!! 


Certo, dispiace non leggere tra i premiati i vari Di Caprio, Scorsese, Jennifer Lawrence, Amy Adams. Ma obiettivamente mi sono sembrate più che giuste le decisioni dell'Academy. 



Contentezza anche per i premi per il miglior film d'animazione e per la miglior canzone) a Frozen (qui la recensione), anche se, quando vedi premiato un Disney a discapito di un Miyazaki, sai che molto probabilmente il premio è andato al film sbagliato. Quantomeno un Oscarino alla carriera lo meritava, il poetico Hayao. 
Dulcis in fundo, La grande Bellezza (nessuna recensione, in questo caso: il blog non era ancora nato) di Paolo Sorrentino. non c'è niente che mi renda più contento di un premio assegnato ad un film italiano. Dopo i vari De Sica, Fellini, Petri, Tornatore, Salvatores, Benigni, si aggrega alla squadra dei fortunati vincitori anche Paolo Sorrentino. Film che, dopo la visione, ho definito "niente di che", pur comprendendone quasi appieno il significato ed apprezzandone la scelta scenografica. Questo film ha il pregio non trascurabile di essere piaciuto tantissimo oltre oceano: e che fai, ti abbruttisci per il premio? Ma noooo!!! Avercene!!! Complimenti a Paolo e Toni. Più che altro, filosoficamente, vedo questo premio come una sorta di compensazione per il mancato riconoscimento a "This must be the place", che considero superiore in tutto a "La grande bellezza". Come si dice? A caval donato non si guarda in bocca. Evviva il cinema!!!