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giovedì 12 aprile 2018

RAMPAGE - FURIA ANIMALE (2018) DI BRAD PEYTON


“Monster Movies, Monster Movies dappertutto!” verrebbe da esclamare. In effetti, per quanto riguarda il cinema di puro intrattenimento, questo genere di film sta tornando fortemente alla ribalta ed è possibile anche ipotizzare che scalzerà dal gradino più alto del podio dei box office i cinecomics che al momento la fanno da padrone tra i blockbuster.
Dopo i vari Godzilla, Pacific Rim, Kong - Skull Island ecco che arriva Rampage – Furia animale, tratto dall’omonimo videogioco e diretto da quel Brad Peyton che tutti ricordiamo per San Andreas, un Apocalyptic Movie in cui dominavano i “Maccosa???” per le insensate quanto audaci azioni intraprese dal magnifico due Dwayne johnson e Alexandra D’Addario e, nello stesso momento i “Wow!!!” per le scene catastrofiche di Tsunami e crolli di grattacieli veramente ben curate e di forte impatto su folte schiere di spettatori mangia popcorn (di cui chi scrive fa orgogliosamente parte).


Insieme al sopracitato Peyton troviamo quello che potremmo definire il suo attore feticcio, ovvero Dwayne Johnson, per gli amici The Rock, che interpreta Davis Okoye, primatologo che ha stretto con George, un gorilla albino superintelligente, un rapporto fraterno, tanto da comunicare con lui attraverso il linguaggio dei segni. Ma dopo essere entrato in contatto con una sostanza frutto di un esperimento di editing genetico, precipitata sulla Terra da un modulo spaziale esploso in orbita, George inizia a crescere a dismisura e diventa sempre più aggressivo. Insieme al Gorilla, a minacciare l’umanità troveremo anche un lupo ed un coccodrillo, entrati in contatto anch’essi con la stessa sostanza. Davis dovrà, con l’aiuto di Kate Caldwell (Naomie Harris), ingegnere genetico che lavorava per la multinazionale che ha finanziato gli esperimenti, trovare l’antidoto per riportare George al suo stato normale e combattere con ogni mezzo le altre due mostruose bestie.


In Rampage – Furia animale c’è un po’ di tutto: azione (a pacchi), siparietti comici (alcuni al limite dell’esilarante), scene apocalittiche ed ecologismo (forse qui potevano fare qualcosa di più, o forse anche meno, trattandosi di un film in cui ad un certo punto un gorilla gigante riempie di mazzate un lupo volante). Prima della visione del film ci si aspettava il peggio, ma sopravviveva in noi la speranza che qualcosa di buono potesse finalmente venir fuori da quella polveriera cinematografica chiamata Warner Bros. Ora che il film è stato visto, possiamo benissimo affermare che sì, qualcosa di buono ne è uscito. Dal punto di vista tecnico-grafico non vi sono appunti da fare, anzi, rispetto altri film con budget ben al di sopra di quello a disposizione di Peyton, ad esempio Justice League (per rimanere in casa Warner) o Pacific Rim – la Rivolta (bussando ai vicini di casa della Universal), Rampage è sicuramente superiore, in quanto non si ha mai la sensazione di “posticcio” che si aveva, invece, numerose volte durante la visione degli altri due film (in particolare Justice League, rivisto in bluray, è qualcosa di agghiacciante, soprattutto per quanto riguarda i green screen presenti). Inoltre non vi sono enormi falle nella sceneggiatura, se non una che riguarda i due stagisti al seguito di Davis Okoye che ad un certo punto spariranno dalle scene senza spiegazioni e non faranno più ritorno ma, tutto sommato, non è che avessero un ruolo così fondamentale nel film.


Forse, se proprio vogliamo essere pignoli, vi è una parte centrale del film alquanto statica, per non dire noiosetta, ma il film si riprende alla grande nella parte finale, in particolare nella mezz’ora che precedono i titoli di coda, durante la quale assistiamo a una lotta uomo vs bestia e poi bestia vs bestie senza esclusioni di colpi, talmente adrenaliniche da strappare anche qualche applauso dovuto alla trance agonistica del momento (non si fanno nomi di chi ha applaudito veramente in sala durante la proiezione).


Nel cast, oltre ai citati Dwayne Johnson e Naomie Harris, spiccano i nomi di Jeffrey Dean Morgan (che fu, nell’ordine, il Comico di Watchmen, Negan in The Walking Dead e Thomas Wayne in Batman V Superman – Dawn of justice), Joe Manganiello (il futuro Deathstroke, presentato in una delle scene post-credit di Justice League),


Malin Åkerman (anch’ella presente in Wachmen, nei panni di Spettro di Seta II) e il simpatico P.J. Byrne che, in The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, interpretava Nicky “Tappetino” Koskoff. Insomma un cast di tutto rispetto per un film che, al contrario di molti altri suoi “omologhi”, mantiene tutte le promesse fatte in fase di promozione. Sicuramente stiamo parlando del miglior film tratto da un videogioco visto finora (non che fosse un’impresa ardua, data la pochezza dei precedenti).
Rampage – Furia animale sarà nelle sale italiane a partire dal 12 aprile 2018, distribuito da Warner Bros, e il mio consiglio è, se amate i monster movies, ma quelli belli, di non farvelo scappare.
Voto 8,5.
Luca Cardarelli


martedì 3 aprile 2018

NELLA TANA DEI LUPI (2018) DI CHRISTIAN GUDEGAST


Di film che, come Nella tana dei lupi, trattano di grandi rapine e lotte tra banditi e tutori della legge, spesso molto simili tra loro sia per aspetto fisico che per modo di pensare, il cinema di Hollywood è pieno sin dai tempi de La grande rapina al treno (1903), ovvero il primo film d’azione made in USA. Laddove una volta era tutta campagna, ora c’è una giungla d’asfalto e cemento che risponde al nome di Los Angeles e al posto dei CowBoy che inseguono gli indiani, ci sono i poliziotti che inseguono malviventi di ogni genere, anche se la categoria prevalente è quella dei rapinatori di banche, essendo L.A. la città americana che registra il più alto numero di rapine (si parla di qualcosa come 44 alla settimana).

Christian Gudegast, al suo esordio, parte con un bel piano sequenza panoramico che dal cielo arriva fino al livello strada del distretto finanziario di Los Angeles per introdurci a quella che è una storia che nasce in realtà nei sobborghi a sud della city californiana, dove la gang comandata da Ray Merrimen (Pablo Schreiber) ed Enson Levoux (Curtis Jackson AKA 50 Cent) sta per provare a mettere a segno il colpo della vita: rapinare la sede losangelina della Federal Reserve.  A dar loro la caccia si mette l’agente della Major Crimes Nick O’Brien, detto anche Big Nick (Gerard Butler) che si distingue dai “cattivi” solo per il possesso del distintivo, ma  quanto a comportamento e linguaggio scurrile non scherza per niente nemmeno lui. Big Nick riesce ad intercettare l’autista della Gang, Donnie Wilson (O’Shea Jackson JR), sfruttandolo come informatore e anticipare così le mosse di Merrimen e soci.


Già vedendo il trailer si può immaginare che tipo di film sia Nella tana dei lupi: un film fatto di dialoghi sopra le righe, scazzottate, sparatorie, esplosioni, inseguimenti. E infatti, sebbene sia sempre meglio non fermarsi al trailer per giudicare un film, il canovaccio è esattamente questo. Centoquaranta minuti dei quali almeno cento costituiscono la preparazione al colpo e le relative contromisure adottate dalla polizia (con delle discutibili parentesi sulle vite private dei protagonisti, Big Nick in primis) e i restanti costituiti dal colpo e inseguimento con sparatoria, somigliante più che altro ad un’azione militare durante la guerra nel golfo per l’ingente quantità di armi e munizioni utilizzate. Nel mezzo citazioni ed omaggi (non si sa quanto volontari, e allora chiamiamoli anche scimmiottamenti) a svariati film ben saldi nella memoria degli appassionati del genere come “Bad Boys”, “Training Day”, spingendoci anche fino ad Ocean’s Eleven, e altri ancora.


Non anticipiamo niente del finale per non spoilerare, ma arrivare alla fine di Nella Tana dei lupi è stato davvero faticoso, sia a causa dell’eccessivo minutaggio, sia perché la sceneggiatura e lo sviluppo dell’azione non aggiungono niente che non sia stato già visto in precedenza, colpi di scena compresi, risultando eccessivamente macchinosi e prevedibili. In sostanza, questo è un film che non lascia molto dopo la sua visione, se non la sensazione che sarebbe stato meglio se fosse durato almeno un’ora di meno.
Nella tana dei lupi sarà in programmazione nei cinema italiani dal 5 aprile 2018, distribuito da Universal Pictures e Lucky Red.
Voto: 6-
Luca Cardarelli


mercoledì 28 marzo 2018

READY PLAYER ONE (2018) DI STEVEN SPIELBERG [NO SPOILER]


A distanza di pochi mesi dall’uscita, accolta abbastanza tiepidamente dal pubblico, di The Post, Steven Spielberg torna ad impugnare la macchina da presa per girare un film appartenente al genere fantasy-action-fantascientifico che, forse, ha maggiormente contribuito a renderlo uno dei più grandi uomini di cinema viventi.


Ready Player One, tratto dall’omonimo romanzo firmato da Ernest Cline, è un film che combina il live action con l’animazione in cgi pienissimo di riferimenti e omaggi alla cultura pop anni ’80, come, d’altra parte, lo è anche lo stesso romanzo da cui è stato estrapolato. La trama, se vogliamo, è anche piuttosto semplice: si tratta di una lunga caccia al tesoro, definita “Gioco di Anorak” in VR con al centro della scena 5 ragazzi capeggiati da Parzival, avatar di Wade Watts (Tye Sheridan) e Art3mis, avatar di Samantha “Sam” Cook (Olivia Cooke), il cui vincitore diverrà il proprietario di Oasis, il mondo virtuale nel quale i personaggi si muovono, eredità lasciata dal defunto James Alliday (Mark Rylance), il suo creatore. I ragazzi dovranno affrontare insidiose sfide e temibili nemici lanciati contro di essi da Nolan Sorrento (Ben Mendelsohn, a capo della Multinazionale IOI, che ha ingaggiato un gruppo di giocatori per mettere le mani per prima sull’agognato tesoro.


Mettere in ordine le idee e formulare un discorso razionale a proposito di Ready Player One è impresa ardua, per non dire impossibile. L’unica strada percorribile è vedere il film, immergervisi e godere appieno dei ricordi e delle emozioni che suscitano in ognuno di noi gli innumerevoli omaggi, citazioni, easter eggs che troveremo lungo tutta la pellicola il cui destino è quello di essere un istant cult movie, a differenza di quelli che lo sono diventati col tempo. Perché se è vero che di riferimenti agli anni ’80 è pieno, è anche vero che non mancano elementi che aderiscono perfettamente a quelli che sono gli anni in cui viviamo, proiettati perfettamente nel futuro. Ready player one è un potentissimo back in the days lanciato a 88 miglia all’ora verso il futuro, ma con un piede sempre ben poggiato nel presente.


Preparatevi, dunque, amici, a fare spazio nella vostra collezione di cult movies, magari in mezzo a The Goonies e Ritorno al Futuro, a questo gioiello firmato Steven Spielberg, che non smetteremo mai di ringraziare per le emozioni che ci ha regalato, ci regala e continuerà a regalarci grazie ad i suoi film. È davvero il caso di chiamarlo Zio, e noi siamo davvero tutti suoi nipoti, sempre lì, a urlargli “ancora, ancora, ancora!!!”.
Il film è da oggi 28 marzo 2018 in tutte le sale. Per una volta mi sentirei di consigliarvi la visione in 3D, in maniera tale da cogliere alla perfezione ogni singolo succoso dettaglio. Un film da vedere e rivedere fino a consumarsi gli occhi. 
Voto: 9,5.
Luca Cardarelli


mercoledì 7 marzo 2018

IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE - DEATH WISH (2018) DI ELI ROTH



Girare un remake sembra essere diventato ormai un dovere morale per i registi di Hollywood e come poteva esimersi Eli Roth, uno degli esponenti di punta del Team Quentin Tarantino, che è forse il più grande citazionista e remake maker di sempre, dal riproporre in chiave contemporanea un personaggio iconico come quello del Giustiziere della notte, interpretato in maniera pressoché indimenticabile dal mitico Charles Bronson a metà degli anni Settanta? Non poteva, semplicemente.
E chi meglio di Bruce Willis, uno che di personaggi iconici ne ha interpretati (due a caso: John Maclane in Die Hard e Butch in Pulp Fiction), poteva scegliere il buon Eli per affidargli quello di Paul Kersey? Nessuno, semplicemente.
In queste storie di vendetta, sangue, sparatorie e cazzotti che volano da tutte le parti, Eli Roth e Bruce Willis ci sguazzano come dei bambini che vedono il mare per la prima volta in vita loro, e il risultato è un film sopra le righe in tutto, con picchi talmente vertiginosi di tamarraggine da leccarsi baffi, occhi e orecchie tutti assieme.
Ma è meglio non degenerare nello sproloquio abbagliato da tanto ben di dio, e quindi andiamo per ordine.


In una Chicago in cui è più facile imbattersi in un morto ammazzato che in uno Starbucks, Paul Kersey (Bruce Willis) è un chirurgo che ne vede di tutti i colori in sala operatoria, senza, tra l’altro, turbarsi più di tanto. Quando però in sala operatoria arriva, quasi in fin di vita, sua figlia Jordan (Camila Morrone), vittima di una rapina tra le mura domestiche finita nel sangue insieme a sua madre, nonché moglie di Paul, Lucy (Elisabeth Shue), che non sopravvivrà, tutto l’aplombe da “chi ne ha viste tante e vissute ancora di più” dello stimato chirurgo Kersey va in malora, sostituito da un’irrefrenabile voglia di vendetta.


Eli Roth abbandona gli scenari selvaggi di The Green Inferno per approdare tra le strade cittadine infestate dai delinquenti in un Thriller-Action che ben presto si trasforma in un revenge movie alla Kill Bill e pigia sull’acceleratore ogni volta che può, sforando anche nel più macabro Splatter, infarcito di sano Humour, anche nero, e una lieve (per quanto del termine lieve pensiamo che il Sig. Roth non conosca assolutamente il significato) critica alla società americana contemporanea plasmata nel becero Trumpismo. Il Giustiziere della Notte può definirsi un remake ben fatto, che intrattiene e scorre via liscio fino alla fine (possibile un sequel?). 


Risulta molto divertente vedere attori come il più volte Bruce Willis, Vincent D’Onofrio (che interpreta il fratello di Paul, Frank) e Dean Norris (nei panni del Detective Rains... ricordate lo zio Hank di Breaking Bad? Ecco, praticamente lo stesso personaggio) dividersi e animare la scena tra un conflitto a fuoco con sangue che schizza un po’ dappertutto e siparietti semi-comici, come, per citarne una, la scena in cui Paul Kersey si reca in un negozio di armi, assistito da una biondissima commessa. Nel suo complesso Il Giustiziere della Notte è un buon prodotto destinato soprattutto a chi ama godersi un po’ di sana violenza senza farsi troppe domande sul perché o sul per come determinate cose avvengano, ma solo lasciandosi travolgere dalle immagini che il buon Eli Roth gli ha confezionato e servito in tutta la loro crudezza.
Il film, distribuito da Eagle Pictures, arriverà nelle sale italiane il giorno 8 marzo 2018.
Voto: 8.
Luca Cardarelli


Potete leggere questa recensione anche sul sito Nostalgia in VHS, presente con l'omonima pagina anche su Facebook. 

ETERNO FEMMINILE (2017) DI NATALIA BERISTAIN


Presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2017, Los Adioses - questo il titolo originale del film, poi tradotto in inglese in The Eternal Feminine e, quindi, in italiano Eterno Femminile - è un biopic diretto da Natalia Beristain – regista conosciuta per il suo No quiero dormir sola - che racconta un’altra donna, Rosario Castellanos - interpretata da Karina Gidi e da Tessa La per le scene in età giovanile - scrittrice, poetessa e attivista femminista messicana, durante sua lotta per l’affermazione dei diritti delle donne in un paese profondamente maschilista come il Messico degli anni Sessanta e Settanta.


Los Adioses è un biopic atipico. Non prende in esame tutta la vita e l’attività professionale della protagonista, ma solo una parte di entrambi, in particolare i momenti di gioventù e maturità condivisi con il suo grande, travagliato amore per il filosofo Ricardo Guerra/Daniel Jimenez Cacho, che la sedusse ai tempi dell’università per poi sposare un’altra donna e tornare da lei dopo la fine del matrimonio, ricominciando esattamente da dove la loro relazione si era bruscamente interrotta.


È proprio la figura di Ricardo Guerra a far risaltare, nel film, la grande contradditorietà della vita di Rosario Castellanos, tanto determinata a far valere i propri diritti di donna nella società attraverso le sue opere e i suoi discorsi in pubblico, tanto pronta a rinunciarci, inizialmente, nella vita privata, per il troppo amore nei confronti del suo uomo, talmente legato ad usi, costumi e tradizioni del suo paese, da non riuscire ad accettare che una donna potesse avere contemporaneamente un marito, un figlio e una carriera.


Il film è un continuo alternarsi di flashback e flash forward che rimarcano la lotta anche interiore di Rosario, consumata dalle sue aspirazioni di emancipazione, ma anche molto attaccata ai valori della famiglia. Natalia Beristain è stata molto abile nel soffermarsi su questa ambiguità che ha sempre caratterizzato la vita della Castellanos, anche se forse, per come era stato presentato il film, ci saremmo aspettati un po’ più di Lotta e un po’ meno storia d’amore. D’altra parte se la protagonista è riconosciuta come baluardo del femminismo messicano un motivo ci sarà. Sicuramente Los Adioses è un film gradevole, intenso ma anche delicato, che ha il pregio di portare alla ribalta un personaggio ai più, me in primis, sconosciuto come Rosario Castellanos e instillare la curiosità di andare a scoprire le sue opere.


Eterno Femminile sarà nei cinema italiani dal giorno 8 marzo. Per chi vive a Milano e provincia se ne consiglia la visione in V.O. sottotitolata presso IL CINEMINO, a Milano, via Seneca 6.
Voto: 7
Luca Cardarelli


Potete leggere questa recensione anche sul sito Cinematik.it 

domenica 25 febbraio 2018

QUELLO CHE NON SO DI LEI (2017) DI ROMAN POLANSKI


Dopo quasi cinque anni dal suo ultimo film, Venere in pelliccia, Roman Polanski torna dietro la macchina da presa per Quello che non so di Lei (D’après une historie vraie), tratto dal romanzo di Delphine De ViganUna storia vera”, affiancato nell’adattamento della sceneggiatura dal regista di Sils Maria e Personal Shopper, Olivier Assayas. Il film è stato presentato in anteprima fuori concorso all’ultimo Festiva di Cannes.


Al centro della scena abbiamo Emmanuelle Seigner, attuale compagna di Polanski, nei panni proprio di Delphine De Vigan, la quale, dopo il suo ultimo romanzo di successo, subisce un blocco creativo che le provoca ansia e panico. In suo soccorso arriverà un’affascinante e misteriosa donna, Leila (Eva Green), che si fa chiamare Lei (nella versione originale il suo nome sarà Elizabette, Elle per gli amici), una ghostwriter con la quale instaurerà un rapporto di amicizia tale da arrivare a confidarle i suoi segreti più intimi.


Polanski sembra avere tanto a cuore la figura di scrittori e affini, da renderli spesso protagonisti di suoi film: ricordiamo con piacere, infatti, alcuni thriller da egli diretti, come La Nona Porta (1999) con Johnny Depp nei panni di un esperto di libri antichi, o anche L’uomo nell’ombra, pellicola datata 2010, tratta dal romanzo di Robert Harris (che compare come co-sceneggiatore) Il Ghostwriter, in cui Ewan McGregor interpreta, appunto, un ghostwriter incaricato di scrivere le memorie dell’ex primo ministro del Regno Unito. Ebbene, in Quello che non so di lei le due protagoniste sono entrambe scrittrici e, come se non bastasse, il compagno di Delphine, François (Vincent Perez), è un personaggio televisivo che si occupa della vita dei grandi scrittori contemporanei e gira il mondo per intervistarli (nel film vengono citati autori quali Bret Easton Ellis, Don DeLillo, Paul Auster e molti altri).


La presenza di Olivier Assayas al fianco di Polanski apporta al film un’analisi psicologica della protagonista che vive nel tormento, come, per esempio, avviene in Sils Maria, il già citato film di Assayas in cui la protagonista è un’attrice teatrale sul viale del tramomto e sull’orlo di un tracollo psicofisico (Maria Enders interpretata da Juliette Binoche). Sommando tutti questi fattori, da un lato abbiamo un thriller quasi mozzafiato, figlio della sapienza registica di Polanski, dall’altro un film riflessivo e dai tempi spesso molto dilatati, dovuto alla presenza nella sceneggiatura del regista franco-turco, il tutto aggravato (in senso positivo) da una colonna sonora Hitchcockiana firmata dal pluripremiato Alexandre Desplat, che tramuta in sonoro lo stato d’animo ansioso e tormentato di Delphine. Apprezzabile il fatto che, pur avendo sulla scena per tutto il tempo quasi esclusivamente solo le due protagoniste, quasi ad enfatizzare la loro voglia di isolarsi dall’umanità alla ricerca di pace e serenità, il film non annoi e lasci sempre che lo sguardo dello spettatore rimanga incollato allo schermo.


Ogni buon Thriller che si rispetti deve avere un plot twist finale che dovrebbe rimanere indecifrabile fino alla fine e che dovrebbe, a meno che non si abbia già letto il libro da cui è stato tratto il film, sorprendere tanto da far rimanere a bocca aperta. Purtroppo, ed è qui che sta la grande pecca del film, in questo caso il colpo di scena appare evidente sin dalla prima mezz’ora, e si passa tutto il tempo restante a ipotizzare i singoli dettagli che avvalorano l’intuizione iniziale. Nel caso di chi scrive, il finale immaginato è stato vicinissimo a quello effettivo della pellicola. Mettiamola così, vi divertirete nel costruire nella vostra mente il finale del film. Nonostante questa grande pecca, il film si salva e risulta godibile soprattutto grazie alle interpretazioni magistrali di Seigner e Green (se ve lo state chiedendo, no, non avrà scene di nudo al contrario del suo solito), alle doti di regia e di scrittura del duo Polanski-Assayas e alle magiche note della colonna sonora di Alexandre Desplat. 
Quello che non so di lei arriverà nelle sale italiane il giorno 1 marzo 2018, distribuito da Leone Film Group e Rai Cinema.
Voto: 7,5.
Luca Cardarelli


Potete leggere questa recensione anche sul sito cinematik.it. Passate anche sulla pagina Facebook Cinematik. Vi rinnovo inoltre l'invito a seguire le altre pagine Facebook collegate a questo blog che sono Cuore di celluloide - La Pagina Nostalgia in VHS, quest'ultima relativa al sito Nostalgia in VHS.

venerdì 23 febbraio 2018

RED SPARROW (2018) DI FRANCIS LAWRENCE


L’anno appena cominciato vede il ritorno dell’accoppiata Lawrence & Lawrence (Francis e Jennifer) dopo la loro collaborazione negli ultimi tre capitoli della saga young adult di Hunger Games che, a dire il vero, era precipitata progressivamente, episodio dopo episodio, nel più triste dimenticatoio anonimato. E allora Francis ha richiamato Jennifer per provare a riscattarsi, dirigendo l’ex fiamma di Darren Aronofsky (a proposito, madre! da urlo) in Red Sparrow, spy movie ad alta tensione che gronda sesso, violenza e sangue da ogni poro,  tratto dal romanzo Nome in codice: Diva (Red Sparrow) scritto da Jason Matthews.


Jennifer Lawrence domina la scena nei panni di Dominika Egorova, ex ballerina del Teatro Bol’šoj che, complice un incidente sul palco, si trova costretta a rinunciare alla sua carriera e, quasi obbligata dallo zio Vanja Egorov (Matthias Shoenaerts), entra a far parte dei servizi segreti russi in qualità nel corpo dei Red Sparrow, agenti segreti duramente addestrati in un’apposita scuola con lo scopo di circuire agenti nemici e strappare loro informazioni decisive per la dura lotta contro il blocco occidentale. Dominika, da par suo, si vede incentivata a svolgere al meglio il proprio dovere dal fatto che continui a pendere sulla sua testa la spada di Damocle costituita da una mamma malata e una minaccia di sfratto dall’appartamento in cui vive a spese dello stato Russo. Superato ottimamente l’addestramento, Dominika viene gettata nella mischia con l’obiettivo di carpire all’Agente della CIA Nathaniel Nash (Joel Edgerton) il nome di un infiltrato americano nei Servizi Segreti Russi.


Sebbene il plot sia molto interessante e il cast veda tra le sue fila anche attori del calibro di Jeremy Irons e Charlotte Rampling, Red Sparrow risulta abbastanza ingarbugliato per quel che riguarda la comprensione dei ruoli dei personaggi, soprattutto nella parte centrale (e non aiuta il fatto che i numerosi e repentini cambi di location non vengano segnalati dalle classiche didascalie), anche se poi, alla fine, gli occhi dello spettatore si concentreranno sul personaggio di Dominika, reso molto ambiguo dalla sceneggiatura che presenta non poche falle fino alla fase finale del film, in cui si nota un frenetico e, francamente, un po’ stucchevole spiegone fornito dalla riproposizione di scene topiche mal nascoste durante l’incedere della pellicola e che non aggiungono molto alla rivelazione del tanto agognato nome della Talpa americana (che appariva già abbastanza scontato da metà film in poi).


Nonostante i tanti difetti, comunque, Red Sparrow non annoia e le due ore e venti di durata scorrono abbastanza veloci, anche grazie al mix sempre ben accetto tra scene hot (la Lawrence non si è risparmiata) e altre violentissime (al limite del gore) che strizzano l’occhio al cinema proposto da David Cronenberg con Eastern Promises (La promessa dell’assassino) e, nel complesso, risultando una copia leggermente sbiadita del recente Atomica Bionda di David Leitch.  
Red Sparrow arriverà nelle sale italiane il giorno 1 marzo 2018, distribuito da 20th Century Fox.
Voto 6,5
Questa recensione è la prima (spero di tante) che potrete trovare anche cliccando sul sito Nostalgia in VHS con cui ho appena iniziato a collaborare. Visitate anche la pagina Facebook cliccando su  Nostalgia in VHS e mettete un bel mi piace, e se non l'avete ancora fatto, anche sulla pagina FB di questo blog, ovvero Cuore di Celluloide - La Pagina.