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mercoledì 20 settembre 2017

LEATHERFACE (2017) DI ALEXANDRE BUSTILLO E JULIEN MAURY [NO SPOILER]

Questa doveva essere una recensione "in anteprima"ma, per svariate vicissitudini, riesco a scriverla solo oggi, con il film in questione già in sala da una settimana. Scusate il ritardo.


Quando ormai si pensava che fosse stata spremuta anche l'ultima goccia di succo da quell'enorme limone rappresentato da The Texas Chain Saw Massacre (sei episodi "ufficiali", uno "spurio" prima di questo), saga ideata dal compianto Tobe Hooper che curò la regia dei primi due episodi,  ecco il duo francese composto da Alexandre Bustillo e Julien Maury, conosciuti per il trittico horror composto dalle pellicole A l'intérieur (2007), Livide (2011) e Aux youx des vivants (2014), decidono di allungare la serie di film dedicati al personaggio conosciuto in Italia con il nome di Faccia di Cuoio, con quello di Leatherface nel resto del mondo. Partendo dal soggetto di Tobe Hooper, con una sceneggiatura affidata a Seth M. Sherwood (London has fallen - Attacco al Potere 2), i due registi francesi danno vita ad un origin movie a forti tinte Pulp con un'impronta da road movie ed un numero impressionante di sequenze raccapriccianti nelle quali la fanno da padrone sangue, violenza, spesso gratuita e, addirittura, necrofilia


Entrando nei particolari, ma tenendoci sempre a distanza di sicurezza dai tanto temuti spoiler, si analizzano l'infanzia e l'adolescenza  di Jedidiah "Jed" Sawyer, divisa tra la convivenza in una famiglia di pazzi assassini capeggiata dalla madre Verna (Lili Taylor), in perenne guerra con Hal Harman (Stephen Dorff), un ranger locale al quale i Sawyer avevano ucciso la figlia Betty nel 1955, e la permanenza in un ospedale psichiatrico per giovani strappati a famiglie malvagie, dalla quale fuggirà, nel 1965, in seguito ad una rivolta. Protagonisti della fuga saranno Clarice (Jessica Madsen), Jackson (Sam Strike), Bud (Sam Coleman), la dottoressa presa in ostaggio Lizzy (Vanessa Grasse) e Ike (James Bloor). Tra loro si nasconde il futuro Leatherface. Chi sarà? (non andate sulla sciagurata pagina di Wikipedia, mi raccomando). 


Onestamente, prima di assistere alla proiezione, le aspettative nei confronti di Leatherface non erano troppo alte forse, anche, per colpa della valanga di remake, prequel, sequel da cui siamo stati travolti negli ultimi anni e di cui i film da salvare si contano sulle dita di una mano. Ma mi sono dovuto ricredere in quanto questo prequel concentra in sé tutti gli elementi essenziali per la buona riuscita di un film horror che trova la sua esatta collocazione nel sottogenere Slasher, colmo fino all'orlo di citazioni  e omaggi a Oliver Stone (Natural Born Killers) a Quentin Tarantino (Pulp Fiction), per non parlare di quelle interne alla saga, presenti in un numero spropositato, e non tralasciando uno stile registico che ricorda il primo Rob Zombie


Inoltre ha stupito un po' tutti venire a sapere che il film è stato girato, in esterni, in Bulgaria comprese le scene nel diner, locale riprodotto fedelmente in loco secondo lo stile dell'epoca (anni '60). Leggendo le note di produzione si intuisce facilmente che gli addetti ai lavori abbiano preso d'assalto mercatini vintage di mezzo mondo prima dell'inizio delle riprese del film. Niente è lasciato al caso: è tutta roba autentica, dalle automobili alle macchinette del caffè. Puro Vintage Americano


Gli amanti del genere godranno a più non posso saggiando l'elevatissimo tasso di sadismo presente in questa pellicola, nella quale non viene risparmiato nessun dettaglio. Squartamenti, mutilazioni e torture sono presenti in tutte le loro fasi, non lasciando nulla all'immaginazione. Leatherface è un film in cui il personaggio più sano ha la lebbra, un film nel quale l'umanità non trova assolutamente rifugio, un film malato, sanguinoso, brutale. E a noi piace così. 
La saga di Faccia di cuoio ha trovato il suo vero, grande inizio
Voto: 9, da vedere assolutamente.
Luca Cardarelli


lunedì 18 settembre 2017

VALERIAN E LA CITTÀ DEI MILLE PIANETI (2017) DI LUC BESSON



Luc Besson ritorna con un film a metà tra il fantasy e il fantascientifico dopo aver sbancato al box office nel 2014 con Lucy. Stavolta il cineasta francese traspone su pellicola Valerian e Laureline, serie a fumetti pubblicata a cavallo tra anni '60 e '70 dal duo formato da Pierre Christin e Jean Claude Mézières,  ribattezzandola Valerian e la Città dei mille pianeti
Ventottesimo secolo: Valerian (Dan Dehaan) e Laureline (Cara Delevingne) sono due agenti speciali incaricati di mantenere l'ordine dell'Universo. Il Ministro della difesa (Herbie Hancock) affida loro una missione nella città di Alpha, megalopoli planetaria nella quale convivono molteplici specie provenienti da ogni angolo dell'universo. Obiettivo dei due Agenti è quello di scovare e sconfiggere in una disperata corsa contro il tempo una misteriosa forza oscura che minaccia la pace e la stessa esistenza di Alpha
Ero molto curioso di vedere questa nuova avventura di Luc besson, regista che apprezzo sin dai tempi di Nikita, Lèon e Il Quinto Elemento. Ho avuto l'occasione di vederlo in anteprima per la stampa, in versione originale e in 3D (vedere i film in 3D con i sottotitoli è quanto di più infelice possa accadere in una sala cinematografica).


Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un ritorno prepotente della cultura pop anni '70 e '80 la quale ha impregnato musica, televisione e cinema come non era mai successo con nessuna delle tendenze antecedenti credute morte e sepolte. Anche Luc Besson non si è sottratto a questo trend e ci propone un film che mescola in sé una vasta gamma di correnti e di generi, condensandoli pesantemente e sparandoli negli occhi di noi spettatori in maniera niente affatto moderata. Il che potrebbe essere un bene. Non a caso i maggiori successi degli ultimi anni, per quanto riguarda Cinema e Serie TV hanno fatto la stessa identica cosa. Basti pensare a I Guardiani della Galassia e Stranger Things, per citarne due a caso. Il problema è che Valerian e la Città dei mille pianeti non ha niente di innovativo, al contrario dei due prodotti citati. É un film che nasce già vecchio, già visto, già ampiamente superato.


Va bene il citazionismo (chi scrive ama questo elemento applicato a film di ogni genere), ma di film che riprendono quel filone cinematografico che parte da Star Wars passa per Blade Runner e arriva al recente Avatar, sia per temi trattati che per le ambientazioni, ne abbiamo visti già fin troppi. Ma non è questo l'unico fattore che fa propendere per giudicare in maniera negativa il film.
Innanzitutto la prima ora e mezza, a causa di una sceneggiatura raffazzonatissima, viene impiegata per definire, in maniera molto confusionaria, la missione dei protagonisti, tant'è che molti in sala si guardavano tra loro con espressioni di smarrimento. Andando avanti nella visione, a parte qualche suggestiva scena (in CGI), qualche battutina da risata a denti stretti e scene d'azione tra le meno coinvolgenti di sempre, il film scorre molto a fatica verso la fine.
Soprattutto, non si è capito perché Luc Besson abbia deciso di sprecare così tanto tempo ad indirizzare i protagonisti verso il loro obiettivo. Il colpo di scena che avrebbe dovuto lasciare a bocca aperta tutti era in realtà ampiamente immaginabile sin dalle prime scene del film e il finale, anch'esso imprevedibile come la pioggia a Londra in autunno, si riduce ad uno spiegone di un quarto d'ora di cui tutti avrebbero fatto volentieri a meno, probabilmente anche i due protagonisti, porelli.



Infine, proprio la coppia formata da Dan Dehaan e Cara Delevingne appare stanca già dai primissimi minuti, come se i due non avessero voglia di recitare o lo facessero meccanicamente e i cameo di Rihanna e Ethan Hawke presentati come fondamentali e interessantissimi, non sono assolutamente nessuna delle due cose, soprattutto quello della Pop Star di Barbados. Vedere per credere, Signori. Persino la colonna sonora curata dal pluripremiato Alexandre Desplat non aggiunge nulla al valore del film, adattandosi perfettamente alla sua mediocrità.
Il fatto che molti abbiano giudicato il film "Visivamente" bello, non significa che sia bello anche nel suo complesso. É come se aprissimo una bellissima scatola che, con nostra massima delusione, scopriamo contenere nient'altro che  un regalo riciclato.


Quindi si può parlare di grossa delusione per quanto mi riguarda, e di enorme occasione sprecata (l'ennesima, se non guardiamo per una volta agli incassi al botteghino) per Luc Besson, che pare non azzeccarne più una da un po' di tempo a questa parte.
Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 21 settembre.
Voto: 5-- (però Cara Delevingne è bellissima, eh).
Luca Cardarelli


mercoledì 13 settembre 2017

BARRY SEAL - UNA STORIA AMERICANA (2017) DI DOUG LIMAN



In piena "pandemia" di film e serie tv su cartelli della droga, capi dei cartelli della droga e caccia ai capi dei cartelli della droga (il riferimento ai vari Narcos, El Chapo, Escobar, Loving Pablo e altri ancora è puramente voluto), sta per arrivare nelle sale italiane l'ennesima pellicola sulla lotta intrapresa, con metodi a dir poco bizzarri, dal Governo USA nei confronti del narcotraffico centro/sudamericano. Doug Liman, dopo The Bourne Identity, Mr. & Mrs. Smith e quel videogiocone The Edge of Tomorrow, con Barry Seal - Una storia americana (American Made il titolo originale), si tuffa in una Spy-Story a forti tinte action/comedy basata su avvenimenti realmente accaduti. Protagonista della vicenda è, come suggerisce il titolo, Barry Seal (Tom Cruise), ex pilota di linea della TWA col vizietto del contrabbando, assoldato dalla CIA per aerotrasportare e consegnare armi da parte del Governo USA a dei guerriglieri centroamericani, in seguito assunto da Pablo Escobar come pilota con il compito di far arrivare la cocaina in territorio USA e, infine, intercettato dalla DEA di cui diviene uno dei più importanti informatori e collaboratori degli anni '80.


Un triplo gioco che gli frutterà talmente tanti soldi da non sapere più dove nasconderli (inizierà infatti a seppellirli nei prati) ma che ovviamente lo esporrà a notevoli rischi sia per la sua vita che quella della sua famiglia, tenuta inizialmente all'oscuro di tutto. Le basi per un gran bel film c'erano tutte: la storia accattivante, un cast che vede oltre a quella di Tom Cruise anche la presenza di Domhnall Gleeson nei panni dell'Agente Governativo Monty Schafer e un regista con buoni, se non ottimi, spunti. Infatti la pellicola non annoia, anzi, è dotata di un bel ritmo sostenuto da un'affascinante colonna sonora anni '70-'80, da una fotografia coloratissima e un montaggio molto vivace ma... c'è un problema.


Qualcuno potrà giudicarlo grande e qualcun altro di poco conto, ma è sempre un problema: Barry Seal risulta in tutto e per tutto una fotocopia mal camuffata di pellicole come, ad esempio, Blow di Ted Demme e durante innumerevoli scene il pensiero "eppure tutto questo mi ricorda qualcosa" è stato molto frequente (addirittura ce n'è una che, se non fosse che in Blow recitava Johnny Depp e qui Tom Cruise, sembrava tagliata/incollata da un film all'altro). 
Non fosse stato per questo piccolo difettuccio del "già visto" Barry Seal avrebbe avuto tutti i crismi del "cult", ma è destinato ad entrare in quella già affollatissima stanza senza apparenti pareti chiamata "dimenticatoio".
Il film uscirà nei cinema italiani il 14 settembre 2017.
Voto: 6--
Luca Cardarelli


sabato 26 agosto 2017

THE DEVIL'S CANDY (2015) DI SEAN BYRNE [NO SPOILER]


Col finire dell'estate tornano le anteprime e, benchè l'horror sia molto apprezzato da queste parti, non mi trovo molto a mio agio nel commentare ed analizzare film appartenenti a questo genere. Ma oggi il problema non si pone. The Devil's Candy, scritto e diretto da Sean Byrne (e uscito nei cinema americani già nel 2015), rende molto facile la sua analisi grazie alla sua pregevolissima fattura.


Il plot, ammettiamolo, non è che sia tra i più originali: al centro delle vicende c'è la classica famiglia, gli Hellman (uh, che cognome...), composta da Jessie (Ethan Embry), padre pittore (metallaro), Astrid (Shiri Appleby) madre (compiacente metallara) e Zoeey (Kiara Glasko) figlia adolescente, metallara come il padre.


E cosa fanno gli Hellman? Traslocano in una nuova casa pagata quattro soldi, complice il fatto che fu teatro di una sanguinosa vicenda passata, ovviamente molto ben "ovattata" nella descrizione fornita loro dall'agente immobiliare. Ovviamente sin dai primi giorni si rifanno vivi i fantasmi del passato tormentando il capofamiglia in primis e, di conseguenza, mettendo in pericolo tutta la famiglia.


La poca originalità del soggetto è compensata tuttavia dalla grande vivacità di una regia tutt'altro che sprovveduta che trova nel montaggio accuratissimo e, in alcuni frangenti, frenetico, oltre che in una colonna sonora a forte tinte Heavy Metal, dei grandissimi alleati che potrebbero rendere il film appetibile ad un pubblico abbastanza trasversale, non solo a quello composto dagli amanti del genere Horror. Molto apprezzabile, in questo senso, è stata la scelta di Byrne della tecnica vedo non vedo per le scene che, altrimenti, sarebbero risultate molto cruente, per non usare il termine splatter, lasciando immaginare l'accaduto allo spettatore che, ovviamente, si farà un'idea tutta sua dei particolari. E nonostante questo oscurantismo, anzi, forse proprio grazie a ciò, The Devil's Candy risulta estremamente inquietante, come pochi altri film prima di questo.


Per questa recensione si è scelto di limitare al massimo l'elenco dei dettagli della trama e delle scene  per non rovinare la visione del film a chi decidesse di sfidare le proprie paure ed andare a vederlo al cinema. Lasciatemi spendere però alcune parole per la colonna sonora. Definirla eccezionale sarebbe limitativo. Sappiate solo che sono presenti brani di alcune delle più grandi band del panorama Heavy Metal quali Metallica (Am I Evil, For Whom the Bell Tolls), Slayer (You against you), Machine Head (Sail into the black), Pantera (By demons be driven), Queens of the Stone Age (Like a Drug) e Cavalera Conspiracy (Killing Inside) e, se siete dei Metalhead, vi troverete a fare headbanging durante numerose scene del film. Si potrebbe definire The Devil's Candy come il primo esperimento cinematografico nel campo delle Try to not Headbang Challenge. Vi è anche un omaggio non musicale agli Iron Maiden, ma non rivelerò in che punto del film potrete apprezzarlo, sta a voi scovarlo.


The Devil's Candy arriverà nei cinema il prossimo 7 settembre e siete caldamente invitati di approfittarne.
Voto: 8/10
Luca Cardarelli


lunedì 21 agosto 2017

DUNKIRK (2017) DI CHRISTOPHER NOLAN



Fa un po' impressione poter scrivere (o leggere) solo oggi di un film che ormai tutti gli appassionati cinefili del mondo hanno la possibilità di visionare comodamente in tutti i cinema da quasi un mese e di cui da molto più tempo si possono leggere recensioni e commenti di siti, blog, giornali, social network. Fatto sta che a noi poveri italiani è stato imposto un silenzio stampa eccessivo, per non dire assurdo, per il quale era consentito solo qualche breve commento sui social network, ma i blog, relativamente a Dunkirk, dovevano assolutamente rimanere intonsi fino ad oggi. 


Avevamo salutato, entusiasti, Christopher Nolan nel 2014 dopo lo straordinario successo dell'immenso Interstellar  e lo ritroviamo oggi, dopo quasi tre anni, con Dunkirk che, indicativamente, è un War Movie, ma va oltre questa semplice etichetta. È ormai arcinoto che questo film è stato girato tutto in Imax alternato al 65mm, ma più che sull'impeccabile tecnica registica grazie alla quale Christopher Nolan è ormai considerato uno dei cineasti più capaci e innovativi del cinema contemporaneo, qui tentiamo di analizzare Dunkirk dal punto di vista narrativo, emotivo ed emozionale. Come sottolineato, questa pellicola prende spunto da avvenimenti storici accaduti all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, più specificatamente in occasione della ritirata via mare (la famosa Operazione Dynamo) delle truppe inglesi e francesi (circa 400.000 uomini) dalla città della Francia Settentrionale di Dunkerque, sul confine col Belgio, e del loro recupera ad opera sia delle navi della Marina che di imbarcazioni non da guerra di proprietà di coraggiosi volontari inglesi, dopo l'omonima battaglia contro le ben più numerose truppe tedesche (circa 800.000 uomini).  


Muovendo da ciò, Nolan ci mostra la vicenda da tre prospettive differenti: terra, mare e aria, elementi che vanno a scomporre e poi a ricomporre in un incastro perfetto gli avvenimenti narrati durante i quali, prima di tutto, è l'anima dei protagonisti ciò a cui viene dato maggiormente risalto e le loro azioni, seppur coordinate e subordinate ad ordini impartiti dall'alto, non sono altro che il frutto del loro spirito di sopravvivenza, essendo coinvolti in una più che drammatica battaglia tra la vita e la morte. È l'umanità l'elemento cardine di Dunkirk, più che la guerra. Quell'umanità capace di tutto pur di raggiungere l'obiettivo finale, ovvero la sopravvivenza, a qualsiasi costo. Sono uomini che devono e vogliono salvare la pelle, anche a costo di risultare codardi, cosa che invece nessuno imputerà loro alla fine di questa drammatica pagina di storia. Perché la sopravvivenza in un così drammatico contesto fu considerata al pari di una vittoria. 


In tutto questo le interpretazioni "dell'aviatore" Tom Hardy (che a Nolan piace far apparire sempre con mezzo volto coperto, come era già successo in occasione di The Dark Knight Rises), del "volontario" Mark Rylance e "dell'ammiraglio" Kenneth Branagh, oltre a quelle di Cillian Murphy e Harry Styles (sì,  proprio lui, il componente degli One Direction) non fanno altro che esaltare questa visione introspettiva da parte di Nolan, che viene rimarcata in tutto e per tutto dalla cupa fotografia curata da Hoyte Van Hoytema nonché dall'eccezionale colonna sonora (brividi su tutta la schiena per tutta la durata del film) dell'ormai immancabile Hans Zimmer


Dunkirk è un'opera perfetta in ogni suo aspetto e in ogni suo elemento (sia narrativo che tecnico) che, nei suoi 106 minuti, non dà un attimo di respiro  allo spettatore grazie alla tensione emotiva cui lo sottopone, sia che la si chiami suspense, sia che la si chiami commozione. Chi andrà a vedere il film rimarrà estasiato da tanta potenza visiva ma anche narrativa e si può essere certi che chi l'avrà apprezzato durante la prima visione vorrà rivederlo almeno un'altra volta al cinema, luogo al di fuori del quale questo film perderà sicuramente qualcosa. 


Si consiglia vivamente quindi la visione di Dunkirk in sale attrezzate per la proiezione in Imax (che in Italia è possibile solo in versione digitale, in sole quattro sale)  o in 70mm presso la Sala Energia - Cinema Arcadia di Melzo (MI), dove abbiamo visto il film in anteprima, e che dispongano di un impianto audio all'altezza della pellicola che, ad oggi, possiamo benissimo considerare come il miglior film dell'anno e, probabilmente, una delle migliori tre opere firmate Christopher Nolan, se non la sua migliore in assoluto. 
L'uscita di Dunkirk nelle sale italiane è prevista per il 31 agosto 2017. 
Voto: si può dare un voto numerico alla perfezione? 
Luca Cardarelli


martedì 4 luglio 2017

ANTEPRIMA SPIDER-MAN: HOMECOMING (2017) DI JON WATTS [NO SPOILER]



Se c'è un supereroe che unisce da sempre il pubblico di tutte le età, questo è sicuramente l'Uomo Ragno che, in quanto ad iconicità, probabilmente, è secondo solo ai "rivali" di casa Warner DC Batman e Superman. In 'occasione dell'ennesimo reboot del Franchise tratto dai fumetti firmati da Stan Lee e Steve Ditko, dopo i tre Spider-Man della coppia Sam Raimi/Tobey Maguire e i due Amazing del duo Marc Webb e Andrew Garfield, la Sony, per la prima volta in collaborazione con i Disney Marvel Studios, ha affidato il progetto al regista semi esordiente Jon Watts, il quale dirige l'imberbe Tom Holland nei panni dell'ultra adolescente Peter Parker/Spider-man, già visto in azione per pochi minuti in Captain America: Civil War. 


Spider-Man: Homecoming descrive come il giovanissimo Peter Parker (Tom Holland) inizi a familiarizzare con i propri poteri sotto l'ala protettiva di Tony Stark (Robert Downey Junior) che lo ha introdotto nell'ambiente degli Avengers, si propone come suo padre putativo e gli fornisce tutta la tecnologia necessaria per poter entrare a far parte a pieno titolo della Squadra dei Vendicatori. Il ragazzo proverà dapprima a servire e proteggere la gente del suo quartiere (Queens), ma ben presto si troverà a fare i conti con il malvagio Avvoltoio (Michael Keaton), deciso a sfidare gli Avengers e i poteri forti sfruttando le tecnologie ricavate dalle armi semidistrutte dopo la Battaglia di New York che vide protagonisti gli stessi Avengers e i Chitauri al servizio dell'inviperito Loki. 


La pellicola si apre, molto simpaticamente, con le immagini catturate dallo smartphone di Peter Parker durante l'epico scontro tra Avengers al centro delle vicende narrate in Civil War, e subito si capisce che quello che stiamo per vedere sarà un film che punterà (quasi) tutto sulla spensieratezza e l'irrequietezza tipica di un quattordicenne medio, entusiasta per l'occasione affidatagli da Tony Stark di diventare un nuovo Avenger, ma con in testa sempre il solito adagio secondo cui "da grandi poteri derivano grandi responsabilità". 


Tanta curiosità aveva destato, inoltre, la scelta del Villain, caduta su un grandissimo ex Batman come Michael Keaton nei panni di Adrian Toomes/Avvoltoio che, ironia della sorte, ricorda tantissimo quel Birdman che lo aveva rilanciato nel grande cinema tre anni or sono. Ebbene, finalmente abbiamo un Villain che rispetta in tutto e per tutto i canoni del "cattivo" cinematografico: motivazioni valide, interpretazione mai sopra le righe, o comunque non a tal punto da diventare ridicolo (qualcuno ha detto "Mandarino"?) e personaggio che mette veramente in difficoltà il supereroe, sia fisicamente che psicologicamente. 


Molto simpatiche si rivelano le gag (ben dosate e ampiamente giustificabili, avendo a che fare con dei protagonisti giovanissimi) tra Peter e il suo miglior amico Ned (Jacob Batalon), il suo rivale in amore Flash Thompson (Tony Revolori) e la ragazzina per la quale ha una cotta mostruosa, Liz (Laura Harrier). Passando in rassegna tutti i personaggi si può ben notare come la produzione abbia avuto a cuore la multietnicità cast come impone, d'altra parte, l'attualità dei tempi, soprattutto tenendo conto che le vicende sono ambientate nella città forse più multietnica al mondo, ovvero New York. 
Infine una nota di merito va assegnata anche anche alla colonna sonora che vede un bel mix tra temi composti da Michael Giacchino e brani rock firmati da gruppi storici quali i Rolling Stones e Ramones, rendendo ancora più accattivante il prodotto finale. 


Nel film, inoltre, sono presenti personaggi di contorno conosciuti per la loro partecipazione a serie TV come Better Call Saul, Silicon Valley e a film come The Wolf of Wall Street e The Grand Budapest Hotel. Sarà divertente per i più accaniti TV series addicted riconoscerli. Immancabile, infine, il cameo di Stan Lee. Forse ci si aspettava un maggior numero di scene con la zia May (Marisa Tomei), ma trattasi solo di un piccolissimo e irrilevante neo.  
Abbiamo dunque a che fare con un Teen movie che presenta delle ampie e gustosissime parentesi degne di un classico Action Movie supereroistico (scene confezionate al limite della perfezione), innovativo il giusto ma sempre con lo sguardo rivolto ai precedenti episodi (soprattutto quelli diretti da Raimi). Se andrete a vedere Spider-Man: Homecoming al cinema, non alzatevi dalla poltrona se non dopo lo spegnimento del proiettore, in quanto sono presenti due scene post credit, una dopo i titoli animati, l'altra dopo quelli a sfondo nero. Buon divertimento!
Il film sarà nelle sale italiane da giovedì 6 luglio.
Voto: 8,5.
Luca Cardarelli


mercoledì 21 giugno 2017

TRANSFORMERS - L'ULTIMO CAVALIERE (2017) DI MICHAEL BAY [NO SPOILER]


Ieri, 20 giugno 2017, ho assistito in anteprima alla proiezione per la stampa del nuovo capitolo della saga TRANSFORMERS, in versione originale sottotitolata e in IMAX 3D (il film è stato girato direttamente in IMAX 3D e poi adattato per le proiezioni 2D). Iniziamo subito col sottolineare che per vedere quest'ultimo capitolo non è per forza necessario aver visto i precedenti, tanto il risultato sarà sempre lo stesso. 


Sarò molto breve nel descrivere la trama, semplicemente perché questa non esiste o, volendo essere ottimisti, il film ha subito talmente tanti tagli e modifiche, che alla fine di trame ve ne sono almeno quattro o cinque mescolate insieme come in un beverone vitaminico. Provando ad intuire le intenzioni del Regista, in due parole, il mondo è in pericolo  e Cade Yaeger (Mark Whalberg) insieme a Bumblebee, il Lord inglese Edmound Burton (Anthony Hopkins), e l'avvenente Vivian Wembley (Laura Haddock), un'insegnante di storia ad Oxford, devono unirsi ad Autobot, Decepticons e al corpo militare TRF (originariamente creato per distruggere i Transformers, buoni o cattivi che fossero). Inoltre si scopre che l'arrivo dei Robot sulla terra risale nientemeno che ai tempi di Re Artù. Questo è quello che ho capito io, ma potrebbe anche essere che la trama sia un'altra (nel caso, andrei a chiedere direttamente a Michael Bay)... 


A questa trama, piuttosto basica, si contrappone uno sviluppo intricatissimo e pieno di sottotrame, personaggi che compaiono e scompaiono misteriosamente dalla scena (ad esempio i ragazzini che incontriamo all'inizio delle DUE ORE E MEZZA di film, ad un certo punto spariscono senza che nessuno spieghi perché e dove siano finiti) e tante, troppe, esplosioni. 
Michael Bay è famoso per il suo amore per gli esplosivi, ma qui ha oltrepassato ogni limite terreno: i primi boati si odono ancor prima che il film inizi, ovvero durante il passaggio del logo Paramount. Non siamo stati a contarle, ma il numero totale di deflagrazioni presenti nella pellicola si aggirerà ad occhio e croce sul centinaio, forse anche centocinquanta, vale a dire una esplosione al minuto, facendo un rapido calcolo. 


Il film è tutto qui, non ci sono altre cose da commentare, o meglio, ci sarebbero, ma sarebbero solo insulti e parolacce. Molti potrebbero controbattere citando gli eccezionali effetti visivi. Ma un film non è solo effetti visivi e speciali. Intorno ci deve essere anche la sostanza, il film per l'appunto. Ma non è questo il caso. 


Quindi, ricapitolando, Transformers 5 è un film la cui trama è incomprensibile, di cui si ricordano solo cose che saltano in aria, alcune inquadrature maliziose sulle tette e le chiappe della Haddock, e una scena dopo la quale tutti in sala hanno esclamato "MARTHA!!!". Per il resto è solo confusione, noia e rumore assordante. Ridateci PACIFIC RIM!!! 
Il film uscirà nelle sale il 22 giugno 2017.
Voto: 2/10. 
Luca Cardarelli