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venerdì 23 febbraio 2018

RED SPARROW (2018) DI FRANCIS LAWRENCE


L’anno appena cominciato vede il ritorno dell’accoppiata Lawrence & Lawrence (Francis e Jennifer) dopo la loro collaborazione negli ultimi tre capitoli della saga young adult di Hunger Games che, a dire il vero, era precipitata progressivamente, episodio dopo episodio, nel più triste dimenticatoio anonimato. E allora Francis ha richiamato Jennifer per provare a riscattarsi, dirigendo l’ex fiamma di Darren Aronofsky (a proposito, madre! da urlo) in Red Sparrow, spy movie ad alta tensione che gronda sesso, violenza e sangue da ogni poro,  tratto dal romanzo Nome in codice: Diva (Red Sparrow) scritto da Jason Matthews.


Jennifer Lawrence domina la scena nei panni di Dominika Egorova, ex ballerina del Teatro Bol’šoj che, complice un incidente sul palco, si trova costretta a rinunciare alla sua carriera e, quasi obbligata dallo zio Vanja Egorov (Matthias Shoenaerts), entra a far parte dei servizi segreti russi in qualità nel corpo dei Red Sparrow, agenti segreti duramente addestrati in un’apposita scuola con lo scopo di circuire agenti nemici e strappare loro informazioni decisive per la dura lotta contro il blocco occidentale. Dominika, da par suo, si vede incentivata a svolgere al meglio il proprio dovere dal fatto che continui a pendere sulla sua testa la spada di Damocle costituita da una mamma malata e una minaccia di sfratto dall’appartamento in cui vive a spese dello stato Russo. Superato ottimamente l’addestramento, Dominika viene gettata nella mischia con l’obiettivo di carpire all’Agente della CIA Nathaniel Nash (Joel Edgerton) il nome di un infiltrato americano nei Servizi Segreti Russi.


Sebbene il plot sia molto interessante e il cast veda tra le sue fila anche attori del calibro di Jeremy Irons e Charlotte Rampling, Red Sparrow risulta abbastanza ingarbugliato per quel che riguarda la comprensione dei ruoli dei personaggi, soprattutto nella parte centrale (e non aiuta il fatto che i numerosi e repentini cambi di location non vengano segnalati dalle classiche didascalie), anche se poi, alla fine, gli occhi dello spettatore si concentreranno sul personaggio di Dominika, reso molto ambiguo dalla sceneggiatura che presenta non poche falle fino alla fase finale del film, in cui si nota un frenetico e, francamente, un po’ stucchevole spiegone fornito dalla riproposizione di scene topiche mal nascoste durante l’incedere della pellicola e che non aggiungono molto alla rivelazione del tanto agognato nome della Talpa americana (che appariva già abbastanza scontato da metà film in poi).


Nonostante i tanti difetti, comunque, Red Sparrow non annoia e le due ore e venti di durata scorrono abbastanza veloci, anche grazie al mix sempre ben accetto tra scene hot (la Lawrence non si è risparmiata) e altre violentissime (al limite del gore) che strizzano l’occhio al cinema proposto da David Cronenberg con Eastern Promises (La promessa dell’assassino) e, nel complesso, risultando una copia leggermente sbiadita del recente Atomica Bionda di David Leitch.  
Red Sparrow arriverà nelle sale italiane il giorno 1 marzo 2018, distribuito da 20th Century Fox.
Voto 6,5
Questa recensione è la prima (spero di tante) che potrete trovare anche cliccando sul sito Nostalgia in VHS con cui ho appena iniziato a collaborare. Visitate anche la pagina Facebook cliccando su  Nostalgia in VHS e mettete un bel mi piace, e se non l'avete ancora fatto, anche sulla pagina FB di questo blog, ovvero Cuore di Celluloide - La Pagina.


lunedì 29 gennaio 2018

SONO TORNATO (2018) DI LUCA MINIERO - RECENSIONE IN ANTEPRIMA



“Anche allora, all’inizio, ridevano.”
La Storia ci ha insegnato che le peggiori tragedie che hanno travolto l’umanità sono quasi sempre nate dalla poca importanza data agli eventi che ne sono stati forieri. Una di queste ha visto noi Italiani assoluti protagonisti: la Dittatura, nota anche come il Ventennio Fascista, generata dalla scellerata elezione a capo del Governo di Benito Mussolini, meglio conosciuto come il DVCE. “Quando c’era LVI i treni arrivavano in orario”, “Quando c’era LVI funzionava tutto alla perfezione”, “Quando c’era LVI... ecc ecc”. Quante volte abbiamo sentito queste argomentazioni da chi, nostalgicamente, sperava (e spera ancora, si presume) in un ritorno al potere di una figura parimenti autoritaria a quella del Duce, come la soluzione di tutti i mali, magari non sapendo veramente cosa si nascondeva dietro a tutta quella propaganda patriottica e populista, ma solo perché il nonno o qualche conoscente gli aveva raccontato che “Quando c’era LVI...”.


Ebbene, “Sono tornato”, film diretto da Luca Miniero, rende reale questo ritorno di Benito Mussolini che molti, forse troppi, in Italia, si augurano avvenga. La pellicola, remake italiano del film di teutonica stirpe “Lui è tornato”, a sua volta tratto dall’omonimo romanzo scritto da Timur Vermes, dove Lui è Adolf Hitler, dipinge incredibilmente bene quella che è la reale situazione italiana a livello di social network, televisione e pensiero del cosiddetto “Uomo della Strada”. Interpreti principali di “Sono Tornato” sono Frank Matano, nel ruolo di Andrea Canaletti, un aspirante regista documentarista di un’emittente televisiva italiana, MyTV, e Massimo Popolizio, nei panni di Benito Mussolini, il quale si ritrova letteralmente catapultato dall’Oltretomba a Roma, la Roma multietnica dei giorni nostri, attraverso un portale ultraterreno che riporta in vita le anime che si trovano a girovagare nei suoi pressi, in questo caso, un mini sito archeologico posto in un giardinetto del Rione Esquilino a Roma, più precisamente in Piazza Vittorio Emanuele II


Il caso vuole che in quella stessa piazza Canaletti stia girando un documentario sull’integrazione degli immigrati in Italia, filmando dei ragazzini impegnati in una partitella di pallone. Scambiando inizialmente il vero Benito Mussolini per un sosia e notando la grande simpatia generata da questo bizzarro “attore” nella gente per strada (selfie a gogo e saluti romani come se piovessero), Canaletti pensa ad un documentario on the road in giro per l’Italia con il Duce e decide di proporre questa sua idea alla TV per la quale lavora. Si scontrerà inizialmente con la riluttanza dell’aspirante direttore Leonardi (Gioele Dix) ma troverà assoluta compiacenza nella neodirettrice di rete Katia Bellini (Stefania Rocca) che, a caccia di punti di share e di una svolta per la sua carriera, renderà assoluto protagonista Mussolini inserendolo come ospite fisso in ogni format della TV che ha appena iniziato a dirigere. Il Duce, inoltre, deciso a riprendersi l’Italia, approfitterà della cosa per aumentare il consenso nei suoi confronti e raggiungere il suo obiettivo.


Sebbene “Sono tornato” sia praticamente una fotocopia di “Lui è tornato” (scene e dialoghi pressoché identici a quelli dell’originale), il film diretto da Luca Miniero appare molto più coerente con la realtà di appartenenza rispetto a quello diretto dal tedesco David Wnendt, o almeno agli occhi degli italiani che avranno visto entrambe le pellicole, per il semplice motivo che ciò che si vedrà in “Sono tornato” è ciò che realmente vediamo, sentiamo, leggiamo tutti i giorni per strada, in tv, su internet e sui giornali. Moltissimi italiani sono talmente esausti di quel circo che è l’attuale classe politica del Paese da essere disposti persino a sottostare ad una dittatura. Come dichiarato dallo stesso Frank Matano, le interviste inserite in “Sono tornato” sono assolutamente reali, non essendo gli intervistati attori o figuranti, ma persone incontrate per strada. E le dichiarazioni rilasciate da queste persone giungono tutte alla stessa, drammatica, conclusione: un ritorno del Duce non sarebbe affatto visto in maniera negativa. Non si tratta, quindi, di un film comico, pur essendo classificato come tale. Perché “Sono tornato”, sebbene sia caratterizzato da una forte vena comica e contenga numerose gag sparse su tutta la pellicola, finisce proprio come si teme finirebbe se una figura come quella del Duce tornasse veramente. Il film riporta in vita il protagonista (o il responsabile) di uno periodi più bui della nostra storia, da studiare molto approfonditamente affinché non si ripeta, nonostante molti si augurino il contrario. I riferimenti alla TV e alla Politica italiana di oggi sono puramente voluti e non casuali e, in alcuni casi, si fanno pure nomi e cognomi (film scomodo, dunque). Sarà curioso assistere alle reazioni dei diretti interessati, soprattutto ora che siamo in piena campagna pre-elettorale.

Nonostante ciò che faceva presupporre il trailer del film, “Sono tornato” si rivela una pellicola ben girata e ben recitata (e vi è una parte, intorno alla metà del film, in cui si trattiene a stento la commozione, da quanto è coinvolgente e intensa) che supera di gran lunga il suo omologo tedesco sulla figura di Hitler, molto meno curato sia esteticamente che nella sua sostanza.
La cosa più sconvolgente di questo film è il fatto che si abbia quasi un rimorso di coscienza per ogni risata provocata dalle gag di Matano e Popolizio, perché “Anche allora, all’inizio, ridevano” o, per essere più chiari, su certe cose l’ultima cosa da fare è riderne.
L’uscita di “Sono tornato” nelle sale italiane è programmata per il giorno 1 febbraio. La speranza è che verrà visto non con occhi “nostalgici” ma come un film che induca ad una seria riflessione sulla società sia civile che “mediatica” italiana di oggi e sugli effettivi rischi di una “What if story” di tale portata.
Voto: 8.

Luca Cardarelli 

Potete leggere questa recensione, insieme a quelle di numerosi altri film, anche cliccando sul sito Cinematik.it.


martedì 23 gennaio 2018

MADE IN ITALY (2018) DI LUCIANO LIGABUE


Giunto alla sua terza prova da regista e sceneggiatore, dopo Radiofreccia (1998) e Da zero a dieci (2002), Luciano Ligabue traspone su pellicola il suo concept album, Made in Italy, che dà anche il titolo al film. Le tracce audio si fanno sceneggiatura, essendo esse stesse tutte collegate tra loro. Per i fan più accaniti, quindi, sarà molto facile intuire quantomeno l'argomento (o gli argomenti) del film, mentre per tutti i comuni mortali è bene accennare un briciolo di trama. 


Protagonisti assoluti sono Rico (Stefano Accorsi) e Sara (Kasia Smutniak), coniugi in crisi che provano a rimettere in sesto il loro rapporto, nonostante le scappatelle di entrambi, i problemi sul posto di lavoro di Rico (ditta di salumi in fase di sfoltimento selvaggio del personale) e ciò che ne consegue. I due si fanno forza a vicenda e, grazie anche ad una folta e unita schiera di amici, tenteranno di rimettere la propria vita sui giusti binari. A questi elementi cardine, si aggiungano altre malattie che affliggono la società, soprattutto italiana, di oggi, ad esempio la dipendenza patologica dal gioco d'azzardo e uno stato che non tutela i propri cittadini e il film del Rocker-operaio Luciano Ligabue è fatto. Il tutto incorniciato nella classica cittadina di provincia dalla quale lo stesso Ligabue non sembra proprio volersi staccare. 


Si ha quasi l'impressione che, se il film si fosse intitolato Radiofreccia vent'anni dopo, nessuno avrebbe urlato allo scandalo. Infatti sembra che l'unico elemento distintivo tra i due film, Made In Italy e, appunto, Radiofreccia, sia solamente l'epoca di ambientazione, perché per il resto i punti di contatto tra le due pellicole sono moltissimi, a partire dal protagonista, Stefano Accorsi, interprete sia di Freccia che di Rico, personaggi talmente simili tra loro da far pensare ad un semplice cambio di nome in fase di stesura della sceneggiatura del nuovo film. 


Intendiamoci, non si discute l'abilità di Ligabue dietro la macchina da presa: il film si lascia vedere e risulta anche abbastanza ben girato e recitato. Il punto è che l'intreccio è permeato di una fastidiosa, oltremodo retorica e poco originale critica sociale già vista e sentita in una miriade di altri film (soprattutto italiani) e, inoltre, gli sviluppi sono talmente scontati e prevedibili che chiunque riuscirà a capire dopo mezz'ora di film come andranno a finire le storie di ogni singolo personaggio. Ci si aspettava forse un po' più di coraggio, sia narrativo che stilistico, da chi fa del Made in Italy il proprio marchio di fabbrica. 
Luciano Ligabue rimandato a settembre: è il classico studente intelligente che se solo si applicasse... 
Il film uscirà nelle sale il 25 gennaio.
Voto: 6-
Luca Cardarelli




martedì 16 gennaio 2018

THE POST (2017) DI STEVEN SPIELBERG


Il 2018 inizia sotto il segno dell'immenso Steven Spielberg. Dopo la guerra fredda, protagonista dell'apprezzatissimo "Il Ponte delle spie" e l'animazione del meno fortunato "Il Grande Gigante Gentile", l'amatissimo cineasta di Cincinnati, con The Post, si butta in un tema insolito e quasi mai sfiorato nella sua quasi infinita filmografia: la Guerra in Vietnam. Evento principale, la pubblicazione ad opera prima del New York Times e in seguito del Washington Post di documenti top secret, i famosi Pentagon Papers, che scatenò un putiferio sia politico che sociale, in quanto, per la prima volta nella storia, gli americani si trovarono di fronte allo smascheramento di un atto di (tentata) censura da parte del Governo (lo stesso che poi sarebbe crollato davanti agli eventi del Watergate), che ereditò la "patata bollente" dai governi succedutisi prima di esso, essendo detti documenti in possesso del Pentagono sin dall'inizio del conflitto nel sud-est asiatico, quindi intorno la metà degli anni '50.


Protagonisti assoluti degli eventi narrati troviamo Kay Graham, la proprietaria del Washington Post, interpretata da una Meryl Streep in stato di grazia, Ben Bradlee, direttore del giornale della Capitale americana, ruolo affidato dall'attuale attore feticcio di Spielberg, Tom Hanks. In mezzo a questi due colossi del cinema americano, spuntano nuove comparse tra le quali citiamo l'ottimo Bob Odenkirk che, smessi temporaneamente i panni di Saul Goodman delle serie tv Breaking Bad e Better Call Saul, impersona in maniera pressoché perfetta uno degli artefici dell'impresa giornalistica al centro degli eventi narrati, il giornalista Ben Bagdikian e, infine, Jesse Plemons, sempre proveniente dalla serie ideata da Vince Gilligan, che interpreta Roger Clark, un avvocato di Washington che mediò tra il Governo e il Giornale durante la vicenda dei Pentagon Papers. Ma The Post, oltre a raccontarci una storia vera, offre spunti di riflessione su altri temi fondamentali e forieri di innumerevoli discussioni e lotte: la libertà di stampa e l'emancipazione femminile.


Si dà il caso che Kay Graham si sia ritrovata proprietaria del Washington Post non per suo volere, ma solo dopo la morte del marito che glielo lasciò, con sua grande sorpresa e un leggero imbarazzo, in eredità. Sono molte, infatti, le scene che sottolineano la quasi totale assenza di donne all'interno della stanza dei bottoni del giornale, ad eccezione proprio di Kay Graham, la quale  non solo riesce a farsi rispettare all'interno del consiglio di redazione, ma impone anche la proprie volontà in merito nonostante i numerosi pareri contrari dei suoi consiglieri e le pressioni esercitate verso di lei direttamente dal Governo, cosa che negli anni in cui si svolgono i fatti era tutt'altro che consueta. Si avverte per tutta la durata del film questa vena combattiva da parte di Steven Spielberg che tende sempre mostrare, anche tramite piccoli dettagli, la straordinarietà e la delicatezza della situazione e si ha la sensazione che con l'evolversi della storia anche la tensione emotiva si faccia sempre più opprimente fino alla soluzione finale che, durante la proiezione, ha strappato oltre a uno scrosciante applauso, anche una levata di pugni in aria in segno di vittoria.


La poetica Spielberghiana è pienamente ed abbondantemente rappresentata in questo The Post, film capace di coinvolgere fino ad emozionare lo spettatore pur non essendo di certo un film innovativo, almeno narrativamente parlando (si pensi a Tutti gli Uomini del Presidente, capostipite delle pellicole che trattano l'argomento del giornalismo d'inchiesta), scritto da Liz Hannah e Josh Singer, musicato dall'immancabile John Williams e diretto da Steven Spielberg col preciso obiettivo di sensibilizzare le menti degli spettatori, oltre che istruirli su una pagina di storia fondamentale per la democrazia, la libertà di stampa, di parola e di pensiero
Essendo solo a gennaio è presto per definire The Post uno dei migliori film dell'anno, ma sicuramente siamo di fronte ad un'opera di qualità notevole sia per quanto riguarda il cast (da urlo) che per l'autorevolezza di chi l'ha diretto da dietro la Macchina da Presa. 
Il consiglio è quello di non perderlo assolutamente.
The Post uscirà nelle sale italiane dal giorno 1 febbraio 2018.
Voto: 8,5.
Luca Cardarelli


domenica 31 dicembre 2017

HOME VIDEO: ATOMICA BIONDA (2017) DI DAVID LEITCH



Durante l'anno capita che, per svariati motivi, debba rinunciare ad alcune anteprime e poi, per altri svariati motivi, non riesca a recuperare neanche durante la programmazione ordinaria nei cinema dei film che mi ero prefissato di guardare sin dal rilascio dei trailer promozionali. Uno di questi è stato Atomica Bionda, spy movie che cavalca l'onda della nostalgia anni '80 che quest'anno è andata per la maggiore sia per quanto riguarda il cinema che l'universo delle serie TV. 


Diretto dallo stesso David Leitch che diresse l'ottimo John Wick, e tornerà nel ruolo di regista per Deadpool 2, Atomica Bionda è l'adattamento cinematografico della Graphic Novel del 2012 "The Coldest City". Le vicende narrate si svolgono a Berlino a cavallo con la caduta del Muro, nel novembre 1989, e vedono protagonista assoluta la super sexy e brutale Lorraine Broughton (Charlize Theron), un'agente dell'MI6 incaricata di recuperare un orologio che nasconde al suo interno una lista di tutte le spie del KGB infiltrate nel blocco occidentale, considerate una pericolosissima minaccia per l'intero sistema spionistico internazionale, MI6 compreso. Ad attenderla a Berlino un'altra spia inglese, David Percival (James McAvoy) direttore dell'Agenzia di Berlino. 


Atmosfere accattivanti, musica anni '80, luci al neon, botte da orbi, continui plot twist e una Charlize Theron da far perdere la testa, sono gli ingredienti succulenti di un film che prometteva di diventare in poco tempo un vero e proprio cult del genere, ma che, complice la durata forse eccessiva e i continui colpi di scena, molti dei quali fini a se stessi, rendono Atomica bionda, oltre che una copia al femminile del citato John Wick, un semplice divertissement apprezzabile forse dagli amanti di quel genere che in maniera molto gergale amiamo definire "di menare", ma che andrà a perdersi nella moltitudine delle pellicole senza una vera anima che hanno animato questo 2017 che sta volgendo al termine e che molti, tra i quali chi vi scrive, ricorderanno soprattutto per l'indecente pasticcio avvenuto durante la più grottesca serata degli Oscar degli ultimi decenni. 


Se proprio dobbiamo salvare qualcosa di Atomica Bionda, c'è il fantastico piano sequenza della durata di quasi dieci minuti girato all'interno di un palazzo, durante il quale i protagonisti si tirano tante di quelle mazzate che nemmeno in un film action coreano di serie b. Ovviamente negli extra dell'edizione home video è presente il making of di tale scena.  
Il film in sè sarebbe da 6 stiracchiato, ma il suddetto piano sequenza fa alzare il voto di un punto.

Voto: 7.
Luca Cardarelli




venerdì 24 novembre 2017

HOME VIDEO UNIVERSAL: RELEASE DI GENNAIO 2018


Succulente novità per quanto riguarda le nuove uscite Home Video di Universal per il mese di gennaio 2018. 
Si segnalano i seguenti titoli: 
BABY DRIVER - IL GENIO DELLA FUGA di Edgar Wright, disponibile in bluray, dvd e anche in versione 4K Ultra High Definition, uscita prevista per il 3 gennaio. 


L'INGANNO di Sofia Coppola, disponibile in bluray e dvd, uscita prevista per il 10 gennaio.



BARRY SEAL - UNA STORIA AMERICANA di Doug Liman, disponibile in bluray, dvd e anche in 4K Ultra High Definition, uscita prevista per il 10 gennaio.


MADRE! di Darren Aronofsky, disponibile in bluray e dvd, uscita prevista per il 17 gennaio.



EMOJI - ACCENDI LE EMOZIONI di Tony Leondis, disponibile anche in versione 4K Ultra High Definition, uscita prevista per il 17 gennaio.



Dal 3 gennaio, inoltre, sarà possibile trovare in tutti i negozi il cofanetto STAR TREK CLASSIC COLLECTION contenente i primi 10 film tratti dalla serie cult di fantascienza Star Trek, sia in bluray che in dvd.



Sempre dal 3 gennaio sarà disponibile, sia in bluray che in dvd, CONOR MCGREGOR: NOTORIOUS, il documentario che racconta la storia del campione di arti marziali miste che ha sfidato nell'incontro del secolo l'imbattuto Campione del Mondo Floyd Mayweather. 


Per i più piccoli Universal riserva tre titoli, in uscita il 3 gennaio esclusivamente in dvd, ovvero PAW PATROL - SALVATAGGI NELLA GIUNGLA, I RACCONTI DELLE TEENAGE  MUTANT NINJA TURTLES - RICERCATI: BEBOP E ROCKSTEADY e BLAZE E LE MEGAMACCHINE - CORSA A VELOCITYVILLE


Infine, per gli amanti delle serie tv, dal 17 gennaio sarà disponibile esclusivamente in formato dvd, il cofanetto della prima stagione di SHOOTER, arrivata in Italia grazie a Netflix, ispirata all'omonimo film con Mark Wahlberg e al romanzo "Una pallottola per il presidente" scritto dal giornalista e critico americano Stephen Hunter.


Per maggiori informazioni potrete consultare la sezione home video del sito Universal Pictures Italia.







mercoledì 22 novembre 2017

ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS (2017) DI KENNETH BRANAGH



Ancora un remake? Sì, ancora. Ma forse di questo se ne sentiva il bisogno. Stiamo parlando di Assassinio sull'Orient Express, già diretto nel 1974 da Sidney Lumet, tratto forse dal giallo più famoso tra quelli scritti da Agatha Christie. Kenneth Branagh prende il coraggio a due mani e sforna un film nel quale rivivono le atmosfere del cinema classico dimostrando di essere un regista capace e ambizioso, in grado di dirigere un cast di stelle di prim'ordine del quale egli stesso fa parte, interpretando il leggendario Hercule Poirot, non facendo assolutamente rimpiangere chi lo interpretò prima di lui, ovvero Albert Finney, e nemmeno chi lo diresse, ovvero il grandissimo Sidney Lumet. Insieme a quella di Branagh (Poirot) abbiamo potuto ammirare le incredibili performance di attoroni del calibro di Johnny Depp (Hatchett), Michelle Pfeiffer (Caroline Hubbard), Judi Dench (Natalia Dragomiroff), Willem Dafoe (Gerhard Hardmann), Penelope Cruz (Pilar Estravados) e Daisy Ridley (Mary Debenham) per citare i più conosciuti. 


Quel che ne è venuto fuori è un film tecnicamente sopraffino che, nonostante la storia sia stra-conosciuta (anche il finale, ovviamente), non fa pesare assolutamente le due ore di durata grazie al suo ritmo sempre sostenuto, e, impreziosito da dialoghi brillanti e vivaci e notevoli astuzie registiche che fanno sì che la tensione sia sempre alta, diverte e coinvolge fino alla fine gli spettatori, siano essi lettori o no. Francamente non si poteva chiedere di più ad un'opera così ad alto rischio di fallimento, essendo il remake di un colossale capolavoro di più di quarant'anni fa. E, altrettanto francamente, non è possibile andare più in là con il giudizio su questo film che, consentitecelo, ci ha fatto letteralmente brillare gli occhi durante la visione. 


Abbiamo avuto l'opportunità di visionare il film (doppiato ottimamente nonostante i trailer facessero presagire il peggio) in anteprima in formato 70mm presso la Sala Energia del Cinema Arcadia di Melzo, dettaglio che ha reso ancor più godibile l'esperienza. 
Dopo la visione, confrontandoci tra colleghi, ci siamo chiesti come sia stato possibile che in America la critica (e il pubblico) si siano scagliati così violentemente contro Branagh e il suo film che, a nostro avviso, è invece una vera e propria perla. 


Originariamente l'uscita di Assassinio sull'Orient Express era prevista per il giorno 6 dicembre, ma la Fox ha deciso di anticiparla al 30 novembre, mentre il 29 novembre è in programma l'anteprima nazionale in 70mm al Cinema Arcadia di Melzo che possiede anche una copia del film nello stesso formato in Versione Originale Sottotitolata).
Consigliatissimo. 
Voto: 8,5.
Luca Cardarelli